8.7.17

FASCISTI, ANTIFASCISTI E IMMIGRATI di Sandro Arcais

Un articolo impeccabile. E non perdetevi i due video!

Venerdì 30 giugno si è svolta a Cagliari una manifestazione contro l’immigrazione organizzata dal Movimento Sociale Sardo. La notizia è apparsa su L’Unione Sarda del giorno dopo. Da lì traggo le motivazioni degli organizzatori:

Diciamo basta all’arrivo di migranti. Non abbiamo le risorse per ospitarli e siamo davanti a una invasione senza fine. Chiediamo case, lavoro, istruzione, sanità per gli italiani. Inoltre la presenza di troppi migranti sta creando molti problemi di sicurezza nella nostra regione.

La manifestazione era stata regolarmente richiesta e accordata. Alla notizia, il Coordinamento Antifascista Cagliaritano ha immediatamente organizzato una contromanifestazione. Ecco le loro motivazioni:

Ci chiediamo come sia stato possibile dare il via libera per lo svolgimento di una manifestazione chiaramente razzista e fascista.Siamo qui per evidenziare che i cagliaritani non sono razzisti. … siamo in piazza per denunciare lo svolgimento di un corteo anticostituzionale, visto il significato xenofobo e razzista.

La notizia e le dichiarazioni dei due fronti mi fanno sorgere alcuni pensieri
moderatamente provinciali.

Uno. Dire «Basta ai migranti» o dire «Regolare gli ingressi di migranti in Italia» non è razzista e neanche xenofobo. Può anche darsi che gli esponenti del MSS coltivino particolari idiosincrasie per la gente di colore. Ammetto anche che ciò sia probabile. Ma razzismo implica la presupposizione che l’umanità sia divisa in razze biologicamente differenti e che esistano razze superiori e razze inferiori e che le prime siano biologicamente in diritto di dominare su (e al limite cancellare) le seconde. Questo è razzismo. Usare questo termine fuori da questo recinto, significa usarlo come uno strumento di intimidazione.

E che questa intimidazione stia funzionando molto bene lo dimostra, al di là delle sue intenzioni dichiarate, questo video:
 


Non so a voi, ma a me queste interviste non dimostrano che l’italianoqualunque è razzista, dimostrano piuttosto che è preoccupato e stressato per l’aumento esponenziale dell’immigrazione in questi ultimi anni, che questa preoccupazione e stress sono amplificati dal progressivo peggioramento delle condizioni di vita presenti e dal futuro per i propri figli, e infine che è molto preoccupato di incorrere nell’accusa di razzismo. Probabilmente quegli italiani avrebbero dovuto vergognarsi di meno dei propri sentimenti e paure e avere il coraggio di essere politicamente scorretti come lo è inconsapevolmente il personaggio di questa scena tratta da “La crisi” di Coline Serrau:

 

Due. I membri del Coordinamento Antifascista Cagliaritano potrebbero pensare che non bisogna aspettare che la pianta del razzismo generi i suoi frutti, e che la malapianta vada estirpata sul nascere. Potrebbero obiettare che questa particolare manifestazione non sarà stata esattamente razzista, ma che conteneva in sé il razzismo come un seme contiene la pianta benché non sia la pianta. Oppure potrebbero pensare e obiettare che i fascisti organizzatori della manifestazione non lo abbiano dichiarato apertamente nei loro striscioni e dichiarazioni ufficiali, ma la loro manifestazione non era contro gli immigrati in quanto tali, ma contro gli immigrati in quanto negri e stranieri.

Nel primo caso mi sembrerebbero abbracciare la nuova dottrina militare USA della guerra preventiva, nel secondo caso mi sembrerebbero incorrere nel processo alle intenzioni. In entrambi i casi individuerei un defict di cultura democratica.

Tre. Quelli dell’MSS hanno giustificato la manifestazione con due ordini di motivi: “non abbiamo le risorse per ospitarli” e “creano molti problemi di sicurezza”. Lasciamo da parte il secondo: io parlo di quello che so, e per ora non mi pare che gli immigrati pongano problemi di ordine pubblico. Quello che vedo è un aumento esponenziale della mendicità e già questo non è bene, soprattutto perché crea assuefazione a una condizione che piano piano sarà sempre più percepita come normale o a cui si tenderà a reagire “alla Minniti”. In entrambi i casi un problema, non di sicurezza, ma un problema.

È la prima giustificazione a interessarmi particolarmente, perché mi fa capire che quelli dell’MSS ragionano totalmente all’interno dei mantra che giustificano e rendono senza alternative ormai da sei anni le politiche di austerità dei vari governi inaugurati da quello di Monti: “non ci sono soldi”, “il fardello del debito pubblico”, “dobbiamo fare pareggio di bilancio (anzi, di più, avanzo)”, e via di questo passo. Sarebbe troppo lungo spiegare perché il debito pubblico in se e per sé non è un problema (ascoltare questo recentissimo intervento di Claudio Borghi Aquilini potrebbe essere un buon modo di avvicinarsi alla questione), mi limito perciò ad affermarlo: il debito pubblico in se e per sé non è un problema, dal momento che un paese con una moneta sovrana non può fallire (lo afferma anche un bollettino di ricerca della BCE) e potrà sempre onorare il suo debito. Il debito pubblico è un problema quando uno stato utilizza una moneta straniera e si impedisce di monetizzare il debito quando è possibile e/o ritiene necessario. Questa è la condizione dell’Italia e di tutti gli altri aderenti all’euro. Sì, è vero, “non ci sono soldi” perché la nostra classe dirigente (in particolar modo quella che fa capo al centrosinistra ora pd) ha ficcato l’Italia in un sistema che ha significato cessioni consistenti di sovranità di tutti i tipi, e nel caso specifico monetaria, e ha reso impossibile una qualsiasi politica economica di sviluppo.

Quelli dell’MSS dovrebbero distinguere tra “risorse” e “soldi”. Le prime sono limitate, i secondi hanno il solo limite di “star dietro” e mobilitare le prime. Comincerebbero ad accorgersi che a quel punto gli immigrati potrebbero davvero essi stessi essere “risorse” e non un peso che non possiamo sostenere.

Quelli del CAC dovrebbero capire che in regime di austerità è semplicemente vero che ciò che metti nella gestione del fenomeno degli immigrati lo stai togliendo, per esempio, alla sanità (ottenendo questi risultati). Detto più esplicitamente: in regime di tagli e di austerità, sei costretto a scegliere e allora quelli dell’MSS diventano condivisibili quando affermano: Chiediamo case, lavoro, istruzione, sanità per gli italiani.

Quattro. Che si voglia operare una politica restrittiva o generosa e aperta in merito agli immigrati, in entrambi i casi abbiamo bisogno di avere un maggiore controllo sui processi in cui siamo immersi. Abbiamo bisogno di maggiore sovranità monetaria, politica, militare, di maggiore controllo sui movimenti dei capitali, delle merci e delle persone. Ma per fare questo dobbiamo comprendere la necessità di accettare il vincolo interno rappresentato da coloro che si fanno portatori di interessi e idee diverse dalle nostre, per il semplice motivo che il vincolo esterno è peggio per il 70-80% del paese (il 20% ci sguazza benissimo).

Cinque. Il pericolo attuale non è il fascismo. L’attuale sorgere rigoglioso di formazioni o fenomeni che si richiamano all’esperienza e all’ideologia fascista sono il sintomo di una malattia, non la sua causa. Comincio anzi a credere che i grandi strateghi del capitale internazionale che si stanno preparando alle elezioni del 2018 stiano facendo di tutto per creare anche in Italia una situazione di artificiosa contrapposizione tra fascisti e antifascisti, dove alla fine vincerà il Macron di casa nostra: Sua Immensa Imperialità Tecnocratico-Finanziaria (SIITF) Mario Draghi. Il pericolo attuale è il Grande Capitale (Neo)(Ordo)liberista e Globalista (GCNOG), la Sacra Unione Europea (SUE) e le sue quinte colonne in Italia, quell’1% e il suo 15-20% di alleati vincenti e soddisfatti della globalizzazione (tutti asserragliati nel fortino pd). Su quello bisognerebbe concentrare l’attenzione, non facendosi distrarre dai presunti “pericolo immigrati” e “pericolo fascista”.

Sei. Se il MSS vuole tornare sulla questione, non metta nel mirino gli immigrati, in fin dei conti vittime come noi e come noi impegnati a conquistarsi una esistenza migliore, ma l’alleanza euroamericana impegnata da più di quindici anni a destabilizzare intere aree intorno al Mediterraneo, e la potente macchina modulare simil-criminale che li trasporta attraverso un mare di sabbia e di acqua salata. Quella macchina perfettamente oliata fatta di ONG che prestano i soldi per il lungo viaggio (soldi da restituire con gli interessi, néh), organizzazioni criminali trafficanti di uomini, e nuovamente ONG con le loro imbarcazioni che li imbarcano, ormai andandoli a prendere a ridosso delle coste libiche. Se pensiamo che ognuna di queste imbarcazioni costa circa 10.000 euro al giorno (300.000 euro al mese, 3.600.000 euro all’anno solo per una imbarcazione), sorge spontanea una domanda: chi scuce tutti quei soldi? E se scuce tutti quei soldi, che tornaconto si aspetta?

Sette e ultimo. Se c’è qualcosa in pericolo in tutta questa vicenda, questa è la sovranità dello stato italiano, totalmente in balia di processi che non prova neanche minimamente a governare. So che la parola “sovranità”, “patria”, “popolo” e “confini” fanno venire l’orticaria in tutte le varie versioni della sinistra. Subito parte il riflesso condizionato: “fascista!”, “xenofobo!”, “razzista!”, “tribale!”. Eppure, senza un minimo di recupero della sinistra alle ragioni della nostra sovranità, essa sarà sempre più costretta ad alienarsi dal popolo italiano (sì, proprio quel popolo dietro le cui spalle ride la spocchia snob dei due gemelli intervistatori del video precedente) e ad appoggiarsi a forze straniere facendone il gioco, che se renda conto o meno.

 

 

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