ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

8.11.17

ELEZIONI: OLTRE LA SICILIA di Piemme

Risultati attesi, quelli emersi dalla urne siciliane? Mica tanto. 
Erano nell'aria sia la tenuta dei Cinque Stelle che la vittoria dell'Armata Brancaleone capeggiata da Musumeci. 
Inattesa, per le proporzioni, la batosta presa dal Pd renziano. Più seri del previsto i flop di Alfano, e quello della sinistra sinistrata che va da D'Alema e Fratoianni includendo Rifondazione comunista. 
Non solo il Pd esce accoppato dalle urne, schiantano entrambi i suoi alleati, quello sul fianco destro come quello sinistro (e al di là delle ciance un buon risultato di Mdp era auspicato dalle élite dominanti). 
E' stato fatto a pezzi il disegno di un blocco politico-sociale che avrebbe dovuto fare da argine ai..."populismi", quello pentastellato e quello di destra. Ciò che avrà pesanti ripercussioni sul quadro politico generale.

Le urne siciliane hanno intonato il de profundis per Matteo Renzi. Lo spaccone toscano è oramai un morto che cammina. Per le élite cupolari dominanti che considerano il Pd la loro essenziale protesi politica è un bel problema. Esse avevano messo nel conto, già dopo la sconfitta al referendum di un anno fa, che Renzi era un leader debole. Ora sono costrette, in vista delle elezioni politiche, dato che vogliono che il Pd resti il baricentro del potere, a sbarazzarsene e mettere al suo posto qualcun altro. Ma chi?

Non c'è in vista un Macron 2.0, visto che il primo, il Matteo appunto, è giunto a fine corsa.
Un problema drammatico per l'élite eurista italiana, quella che dopo il "golpe dello spread", defenestrato Berlusconi, ha tenuto le redini del Paese, sottoponendolo alle terapie euro-tedesche, per nome e per conto delle oligarchie plutocratiche globali. L'establishment cercherà disperatamente una soluzione,  ma ha bisogno di tempo e per questo non è escluso che si spostino le elezioni 2018 da marzo a maggio.

Chi governerà dopo le prossime elezioni?
LorSignori avevano messo nel conto un altro "governo delle larghe intese", ma con il Pd in posizione centrale. Ora che questa ipotesi è più aleatoria che mai si getteranno nelle braccia del Cavaliere? No, non si fidano per niente, anche perché la coalizione di centro-destra andrebbe in frantumi alla prima prova seria. 

E di prove serie, l'Italia, ne avrà diverse nei prossimi mesi. Ammesso e non concesso che una nuova tempesta economica recessiva non ci piombi addosso nel prossimo futuro, si dovrà fare i conti con le strette che chiederanno Berlino e Bruxelles, sul debito pubblico, sul sistema bancario. L'eurocrazia metterà chi salirà al governo con le spalle al muro: se l'Italia vorrà far parte del nocciolo duro della Ue dovrà adottare nuove draconiane misure antipopolari.
Per questo l'élite fa gli scongiuri all'idea che sia il Movimento 5 Stelle ad andare al governo. A chi comanda, il M5S serve come sfogatoio e calmiere dell'indignazione popolare, di dargli le chiavi di palazzo Chigi non ci pensano nemmeno.

Ecco dunque che, se le urne in primavera ci consegnassero, come sono certo, un tripolarismo di storpi, quindi un quadro ad alta instabilità politica e istituzionale, un nuovo commissariamento dell'Italia diventa altamente probabile, ma questa volta in una forma ancora più brutale di quanto avvenne con Monti. La troika in Italia?

Il Paese entra dunque, chiusa la parentesi renziana, in una nuova fase di forti fibrillazioni. Questo ci dicono anzitutto le elezioni siciliane ove quella venuta dalle urne fosse, come sembra, la tendenza generale destinata ad affermarsi.






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3.11.17

ROSATELLUM 2.0: UN'ALTRA LEGGE ANTICOSTITUZIONALE di Felice Besostri

Col Rosatellum 2.0 stanno partorendo l'ennesima legge elettorale anticostituzionale". Felice Besostri, classe '44, è avvocato amministrativista, docente di diritto pubblico comparato ed ex Senatore dei Ds.

In passato ha proposto ricorsi contro le leggi elettorali adottate per il Parlamento europeo e le regioni Lombardia, Campania, Umbria, Sardegna e Puglia.

Ma, soprattutto, è stato protagonista dei ricorsi, parzialmente vinti, contro il Porcellum e l'Italicum. Ora, da rappresentante del coordinamento degli Avvocati Antitalikum, sta affilando le armi per la prossima battaglia giuridica, quella contro il Rosatellum 2.0. Il prossimo 12 dicembre la Corte stabilirà l'ammissibilità del ricorso. "Già l'aver chiesto la fiducia rende questa legge incostituzionale, la Consulta la riterrà incompatibile coi valori della nostra Carta", afferma.
 

Intervista a Felice Besostri di Giacomo Russo Spena
 

Besostri, il Parlamento ha varato la terza legge elettorale consecutiva che verrà considerata incostituzionale?
 

Siamo alla violazione dell'art 54 della Carta, il quale prevede che "i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore". Qui, invece, non c'è limite alla decenza. In nessun altro Paese d'Europa sarebbe consentita una cosa del genere.
 

Secondo l'editorialista del Corsera Aldo Cazzullo "lei è diventato un personaggio di culto come distruttore di leggi elettorali". Si riconosce in tale affermazione?
 

Oltre ad essere un avvocato, sono un socialista e mi sta a cuore la nostra Costituzione. La gente ha combattuto per ottenere questa Carta ed è giusto difenderla con ogni mezzo.
 

Al di là che il Rosatellum è passato con il voto di fiducia, quali sono i punti incostituzionali?
 

L'aspetto fondamentale è la violazione dell'art 48 della Costituzione che stabilisce che il voto debba essere segreto, libero, uguale e personale. Se tali caratteristiche del voto erano già negate con l'Italicum, ora lo sono negate in maniera persino maggiore.
 

Il voto congiunto (tra collegio uninominale e liste per il proporzionale), le liste bloccate e le pluricandidature, sono questi gli altri elementi che vanno a minare i principi costituzionali?
 

La prima e più importante ragione di incostituzionalità del Rosatellum 2.0 riguarda la impossibilità di esprimere la preferenza. I cittadini, in base alla nostra Carta, hanno il diritto di scegliere i loro rappresentanti. Ma non sarà così: due terzi dei parlamentari, deputati e senatori, saranno nominati da capi-partito con liste bloccate. Inoltre, un'altra cosa grave: nel sistema misto, stabilito dal governo, non scorporano gli eletti con i voti presi all'uninominale. In poche parole, i consensi all'uninominale vanno ad incrementare, alterandola, la quota proporzionale.
 

Però è stato tolto il premio di maggioranza, considerato incostituzionale dalla Consulta, che invece era previsto con l'Italicum. Non è un buon segno?
 

Siamo ad una truffa, il premio di maggioranza c'è ma è nascosto. Il partito che ottiene la maggioranza relativa nei collegi uninominali, otterrà un premio nella parte proporzionale. A differenza dell'Italicum non è quantificabile, però esiste eccome.
 

Ci faccia un esempio concreto, per far capire i lettori...
 

In base ai sondaggi, il M5S è dato al 25% al proporzionale mentre nel complesso, in Parlamento, dovrebbe avere il 20% degli eletti perdendo così quel 5% di differenza che andrà al partito che otterrà più voti nella parte uninominale. Come lo chiama questo se non premio di maggioranza?

Per il costituzionalista Gaetano Azzariti questa legge tradisce l'elettore "facendogli credere che si sono costituite delle alleanze mentre i partiti rimangono tra loro separati, tanto è vero che il giorno dopo le elezioni potranno liberamente concordare governi e maggioranze con i partiti di qualsiasi altra parte politica comprese quelle avversarie rispetto al voto espresso". È d'accordo?
 

Era così anche prima. È la combinazione tra voto congiunto e liste bloccate che porta questa legge fuori dall’alveo costituzionale. I parlamentari non rappresenteranno, infatti, la Nazione senza vincolo di mandato, come chiede l’art. 67 della Costituzione, ma chi li ha nominati. Praticamente, col Rosatellum 2.0 si decide di sacrificare la giusta rappresentanza con l'obiettivo di una stabilità di governo che non si raggiungerà. Si sacrifica inutilmente la rappresentanza.
 

Il presidente Mattarella non dovrebbe firmare la legge?
 

Già il fatto d'esser stata approvata col voto di fiducia, dovrebbe spingere Mattarella a non firmarla. Tra l'altro, l'unico modo per salvare questa legge elettorale consiste nel rimandarla alle Camere con alcune osservazioni. Il Parlamento potrebbe accogliere i suggerimenti di Mattarella modificandola sotto alcuni aspetti per renderla costituzionale.
 

E se Mattarella la promulgherà?
 

Verrà ricordato come il Presidente della Repubblica che ha avallato un'ennesima truffa per gli italiani. Spero vivamente che la legge verrà bocciata dalla Consulta.
 

Del Tedeschellum cosa ne pensava?
 

Senza l'inserimento del voto disgiunto, era anticostituzionale. Mentre la soglia di sbarramento, se identica sia alla Camera che al Senato, può essere compatibile con la nostra Carta. Nel Porcellum, invece, era prevista la follia di soglie differenti per i due rami del Parlamento.
 

In passato Lei si è schierato a favore di un sistema proporzionale. Solo questo è compatibile con la nostra Carta?
 

Essendo un difensore della Costituzione, sono favorevole al proporzionale perché i nostri Padri costituenti avevano stabilito la forma parlamentare e questo sistema elettorale. Ma, attenzione, il proporzionale non è il solo legittimo: ho già ribadito più volte, ad esempio, che un sistema maggioritario, sul modello inglese ad esempio, sarebbe totalmente compatibile con la Costituzione.
 

Nella sua crociata contro il Rosatellum 2.0, ha avuto rapporti con qualche partito?
 

Nell'ultima audizione al Senato sono stato invitato a Palazzo Madama sia dal M5S che da Sinistra Italiana. Per un certo periodo sono stato anche candidato alla Corte Costituzionale in quota M5S, però resto un giurista e mi tengo alla larga dalla politica. I gruppi parlamentari facciano la loro battaglia contro il Rosatellum ed io la mia.
 

Nel caso in cui la Corte non riterrà ammissibile il ricorso, sta pensando ad altri strumenti?
 

C'è un altro organo dello Stato a cui appellarsi che è il "popolo sovrano" e capire se c'è o meno conflitto di attribuzione. In base alle recenti sentenze della Corte di Cassazione (8878/2014) e della Consulta (1/2017 e 25/2017), in nuce la giurisprudenza dovrebbe elevare il livello di tutela riconoscendo al popolo sovrano cioè al corpo elettorale di poter sollevare il conflitto di attribuzione. Il diritto, cioè, di votare secondo la Carta. Principio che questa classe politica continua costantemente a violare.


* Fonte: Micromega

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2.11.17

SICILIA: NOI VOTIAMO CINQUE STELLE

Chi ci segue sa che alla lista dei nostri amici siciliani è stato negato, causa pretese irregolarità formali all'atto del deposito della lista, l'accesso alle elezioni. Il TAR regionale ha confermato lo sbarramento.

Gli amici siciliani della Confederazione per la Liberazione Nazionale comunicano che voteranno per i Cinque Stelle. Di seguito il loro appello.
 

«C'è bisogno, in Sicilia, di un'immediata svolta politica ed elettorale.

L'unica opportunità di svolta disponibile è rappresentata oggettivamente dal voto a favore di Giancarlo Cancelleri del M5S.

Anche per chi fino ad ora non ha mai votato M5S.
 

Difronte allo spessore della crisi e alla fuga dei nostri giovani, osservando le risposte divisive della cosiddetta sinistra e quelle impresentabili della destra ci chiediamo SE NON ORA QUANDO?

Se non ora quando dare un segnale chiaro di sfiducia alla classe dirigente tout court della Seconda Repubblica omologata su visioni neoliberiste funzionali ad un capitalismo finanziario di inaudità rapacità?
 

Come possiamo da cittadini democratici, padri e madri consapevoli, lavoratori responsabili, innescare un processo di svolta nella nostra regione? Forse protestando con l'astensione o sforzandoci di individuare singole personalità nei vari schieramenti?

la condizione della Sicilia è troppo compromessa per poter immaginare un futuro senza una rottura vera con gli interessi parassitari e clientelari che soffocano la dinamica economica e le iniziative imprenditoriali.
 

Per queso occorre assumersi la responsabilità di agevolare il successo elettorale di una nuova generazione politica, autenticamente democratica e popolare.

saranno i fatti dei prossimi cinque anni a verificare le capacità di governo dei Cinque Stelle.
 

Di certo avremo azzerato definitivamente una classe dirigente, inadeguata per mancanza di visione e con conflitti d'interesse, a guidare il popolo siciliano».
 

FIRMATARI
 

Antonio Piraino, economista ed esperto bancario

Beppe De Santis, esperto sviluppo

Steni Di Piazza, bancario, esperto in finanza etica

Erasmo Vecchio, esperto in marketing

Paolo Lo Conte, direttore formazione

Pietro Attinasi, ex-preside

Giovanni Di Cristina, esperto sviluppo

Claudia Capaci, docente

Antonino Lombardo, funzionario servizi sociali

Antonio Pulvirenti, medico chirurgo

Giorgio Lo Conte, studente universitario

Emanuela Avola, dottore commercialista

Celia Carla Zappulla, architetto

Emanuele Valenti, pensionato

Agata Toscano, media-planner

Loredana Zappulla, insegnante

Antonella Compagno, medico chirurgo

Pietro Romano, imprenditore

Antonio Hassan, bancario.

* Fonte: Beppe De Santis

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LA DITTATURA IN UN CLICK

Se il voto elettronico è una minaccia per la democrazia: il clamoroso caso del referendum lombardo gestito da una multinazionale amica di Soros.
Qui sotto un interessante articolo de il Pedante.

 

Confesso di essermi documentato poco sui referendum autonomisti del Lombardo-Veneto. Perché, lo confesso, non mi interessavano. Confesso anzi che fino a ieri li reputavo irrilevanti, nel bene e nel male, salvo chiedermi come avrebbe reagito l'elettorato cispadano e quanto l'iniziativa avrebbe danneggiato - e quanto giustificatamente - la credibilità delle aspirazioni nazionali dei suoi promotori.

Fino a ieri, appunto. Poi ho ascoltato il commento di Roberto Maroni alla giornata elettorale e mi si è accesa una lampadina, anzi una sirena antiaerea:

«... è un sistema perfetto. Quindi è il futuro. Abbiamo sperimentato il futuro per l'Italia, per il sistema di voto che potrà essere utilizzato in qualunque elezione e io chiederò, ho già annunciato e preannunciato al ministro Minniti, che già le prossime elezioni in regione Lombardia possano utilizzare questa procedura. Abbiamo garantito oggi che funziona in tanti seggi diversi e in tante modalità operative diverse e abbiamo dimostrato che è sicuro».
E ancora:
«Abbiamo sperimentato un sistema di voto elettronico che potrà essere il futuro del sistema di voto in Italia. Ho sentito questa sera poco fa il ministro Minniti per dirgli di questo risultato a urne... no, a voting machine chiuse, preparerò per lui una relazione dettagliata che gli invierò nei prossimi giorni e gli chiederò che il nostro sistema sia utilizzato in futuro, magari già alle prossime elezioni politiche».

Il governatore parlava ovviamente del sistema di voto elettronico utilizzato nella consultazione lombarda. Confesso che anche di questo, come di tutto il resto, mi ero disinteressato. E ne ho colpa. Perché erano anni che aspettavo e temevo di ascoltare queste parole, immensamente più rilevanti e più gravi del piccolo episodio referendario che ne ha fornito l'occasione.

Per i suoi effetti sulle libertà fondamentali, l'imposizione del voto elettronico fa il paio con quella della moneta elettronica di cui abbiamo già parlato in questo blog. In entrambi i casi si tratta della centralizzazione di un potere diffuso - economico attraverso la moneta, politico attraverso il voto - che non a caso include i due poteri su cui si fonda la libertà civile dei singoli: di disporre dei propri patrimoni e di partecipare alle decisioni collettive opponendo la propria autonomia all'arbitrio di chi governa. La diffusione di questi poteri, cioè la misura in cui i cittadini possono rivendicarne liberamente l'esercizio e la titolarità, coincide con la sostanza stessa della democrazia. Vi sembra che si stia esagerando? Vediamo.

Nel recente caso lombardo l'opzione del voto elettronico è stata proposta con una modifica alla Legge 34 dai soliti cinquestelle, quelli che già votano tra di loro su un portale online privato, a codice chiuso e senza obbligo di rendicontazione, e approvata con il voto dei consiglieri di centrodestra. Secondo il capogruppo PD Enrico Brambilla si sarebbe trattato «con tutta evidenza» di una «merce di scambio tra i grillini e la maggioranza» per appoggiare il referendum dei colleghi leghisti. Data la sproporzione delle poste in gioco, è difficile per chi scrive non sospettare che l'obiettivo di alcuni possa essere stato quello - cioè esclusivamente quello - di sdoganare il nuovo sistema di voto, quale ne fosse il pretesto.

L'appalto lombardo per la fornitura e gestione dell'infrastruttura di voto era affidato alla multinazionale Smartmatic. Come funzionano i software di acquisizione, registrazione e trasmissione dei dati della Smartmatic? Attraverso quali algoritmi elaborano le preferenze dei votanti? Non si sa né si può sapere, perché il codice è chiuso e protetto da segreto industriale.

Come possono i presidenti di seggio verificare che i risultati del report finale corrispondano ai voti espressi? Non possono, per lo stesso motivo. Esiste la possibilità di convalida a valle da parte di un pubblico ufficiale? No. Tutto ciò che accade all'interno delle macchine Smartmatic dipende solo da Smartmatic ed è verificabile solo da Smartmatic. Sicché il risultato elettorale è nelle mani di Smartmatic. Il governo popolare di milioni di elettori passa così nella camera blindata di un unico soggetto privato prima di essere riconsegnato al popolo. Se ciò non avvera necessariamente un sogno di onnipotenza e di controllo globale, ne soddisfa senz'altro tutte le condizioni. Non ci resta quindi che fidarci e chiederci, perlomeno, di chi ci stiamo fidando.

Partendo dalla segnalazione di un lettore apprendo che l'attuale presidente di Smartmatic, Mark Malloch Brown, figura oggi nel board della fondazione Open Society di George Soros avendo ricoperto in passato i ruoli di vice direttore dell'Open Society Institute e del fondo Quantum dello stesso Soros, nonché di vice presidente del Soros Fund Management e, nei primi anni '90, di consigliere nel Soros Advisory Committee in Bosnia durante gli anni in servizio presso la ONG Refugees International. Nel 1995 fonda la ONG International Crisis Group grazie alle ingenti donazioni dell'Open Society Institute e dello stesso Soros.

Nella sua lunga carriera istituzionale Malloch Brown ha lavorato per l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), la Banca Mondiale e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), di cui era amministratore quando, nel 2004, il neopresidente georgiano Mikheil Saakašvilivi attinse un fondo cofinanziato da UNDP e da Open Society Institute per «sostenere le riforme» del governo scaturito dalla rivoluzione delle Rose in cui lo stesso Soros avrebbe investito non meno di 40 milioni di dollari. Per avvicinarsi alla sede di lavoro, un anno prima Brown si era trasferito con la famiglia in una villa di proprietà di George Soros a Katonah, nella contea di Westchester, diventando così anche vicino di casa del miliardario ungherese. All'apice del suo percorso politico, nel 2006 ha servito come segretario generale aggiunto alle Nazioni Unite sotto il mandato di Kofi Annan e, dal 2007 al 2009, come ministro degli Esteri nel governo inglese di Gordon Brown.

Giornalista di formazione, ha scritto per l'Economist e attraverso lo studio Sawyer-Miller di cui è socio è stato consulente di immagine nella campagna elettorale di Gonzalo Sánchez de Lozadain Bolivia, Mario Vargas Llosa in Perù e Corazón Aquino nelle Filippine. Nel 2012 dà alle stampe un libro che si racconta già nel titolo, The Unfinished Global Revolution: The Limits of Nations and The Pursuit of a New Politics, nella cui quarta di copertina leggiamo che i governi nazionali non sono più attrezzati per affrontare problemi complessi come il cambiamento climatico e la povertà. Sempre più spesso, sopperiscono le ONG, la società civile e il settore privato.

Nel 2014 si scopre anche capitano d'industria. Conosce Antonio Mugica, giovane ingegnere venezuelano convinto che la e-democracy e «il voto online esploderanno nei prossimi anni» e fondatore negli anni '90 della Smartmatic, azienda di servizi informatici alle pubbliche amministrazioni dagli assetti proprietari e finanziari quantomeno opachi, stando a quanto ricostruito in un cablogramma del 2004 pubblicato da Wikileaks. Brown ne diventa presidente.

Di fronte a tanto curriculum, è davvero singolare l'entusiasmo con cui un governatore del partito più sovranista d'Italia affida le sorti elettorali della sua regione, e chiede di affidare quelle della Nazione tutta, ai sistemi informatici dell'uomo forse più globalista del globo. E il Matteo Salvini che definisce l'infrastruttura di voto fornita dal vice e dirimpettaio di George Soros una «opportunità» che il Ministero dell'Interno dovrebbe offrire «anche per le elezioni della prossima primavera», è lo stesso Matteo Salvini che metterebbe «fuorilegge tutte le istituzioni finanziate anche con un solo euro da gente come Soros»?

Intendiamoci, Smartmatic non è finanziata da George Soros. E Malloch Brown vi si è insediato solo tre anni fa. Ma se si ignorano le liasons politiche più recenti dell'azienda, prima di entusiasmarsi se ne dovrebbero almeno considerare i precedenti, ad esempio che è poco gradita negli Stati Uniti già dal 2006 quando, dopo avere quasi mandato all'aria le elezioni amministrative di Chicago, è finita sotto i riflettori del Committee on Foreign Investment per i suoi legami poco chiari con il governo venezuelano e la difficoltà di stabilirne le quote di proprietà, disperse in una «elaborata rete di aziende offshore e trust stranieri». Nelle ultime presidenziali è bastata la notizia - falsa - che la società dell'ing. Mugica avrebbe fornito i suoi sistemi ad alcuni Stati per gettare nel panico l'opinione pubblica americana. Più recentemente è stata messa sotto inchiesta nelle Filippine per essere intervenuta senza autorizzazione sui voti già acquisiti. Ma è di questa estate il caso forse più grave di tutti, proprio sotto la presidenza di Brown e proprio in Venezuela, quando Mugica ritirò i suoi tecnici dal paese per poi annunciare alla stampa che i dati sull'affluenza alle elezioni della nuova assemblea costituente venezuelana di cui era appaltatore sarebbero stati manipolati. Con quella mossa, inspiegabile secondo logiche commerciali, tirava la volata ai nemici politici di Nicolás Maduro (qui Repubblica) che poterono così disconoscere i risultati della consultazione adducendo l'«autorità» dei tecnici.

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Checché si pensi della società Smartmatic e dei suoi vertici, è francamente inaudito che i processi elettorali di uno Stato sovrano siano affidati a un soggetto privato, straniero e per di più dall'azionariato poco o punto identificabile. Se le democrazie si governano attraverso le elezioni, la privatizzazione delle urne è una privatizzazione del governo. Come minimo, i software utilizzati dovrebbero essere di proprietà pubblica e a codice aperto, e i tecnici che li installano e ne verificano il buon funzionamento ufficiali pubblici o forze di polizia. Ma, anche così, la maggiore sicurezza del voto elettronico sarebbe garantita?
No, assolutamente no.

Perché il problema è di natura fisica, non tecnologica. I dati acquisiti da un dispositivo elettronico non sono visibili e la loro manipolazione non lascia traccia. Non c'è modo di sottoporre al vaglio empirico di un essere umano la corrispondenza tra l'input (il dito che tocca lo schermo di un tablet, o che preme un tasto) e l'output (il risultato restituito dalla macchina). A prescindere dalla tecnologia e dalla baroccaggine delle procedure di sicurezza adottate. L'unico sistema sicuro - cioè sicuro almeno tanto quanto i metodi tradizionali - sarebbe quello di stampare una ricevuta che i votanti verificano e depositano anonimamente in un'urna per il conteggio in contraddittorio degli scrutatori e il riconteggio in caso di contestazioni. Ma allora si ritornerebbe al vecchio sistema, sostituendosi semplicemente la stampante alla matita con qualche milionata di costi in più.

Il fatto è che nelle elezioni si è sempre brogliato, con qualsiasi sistema. Non potendosi garantire la fedeltà assoluta, l'obiettivo deve essere quello di rendere i brogli più difficili e dispendiosi. È qui che il voto elettronico fallisce miseramente e si trasforma in una minaccia per la democrazia.Perché da un lato accentra il controllo sui voti nelle mani dei pochi o dei singoli che programmano i dispositivi - laddove la carta richiederebbe la connivenza di squadre di scrutatori e osservatori - dall'altro offre l'opportunità di una manipolazione istantanea, automatica e senza traccia a chiunque si trovi nella stanza di controllo: un appaltatore venduto, un funzionario infedele, lo stesso governo in carica o una sinergia dei tre. Installando un software truccato su tutte le macchine di voto si otterrebbe senza costi l'equivalente di corrompere decine di migliaia di sezioni elettorali (per non dilungarci oltre sulla vulnerabilità sostanziale del voto elettronico rimandiamo i più tecnici a questo eccellente paper dell'Institute for Critical Infrastructure Technology).

In linea di principio non stupirebbe dunque se un così enorme potenziale di controllo attirasse l'attenzione di chi si è già dedicato con altri mezzi a condizionare le vicende elettorali degli Stati. Stupisce invece, e anzi rattrista, che lo strumento sia acclamato da chi può subirne gli abusi: gli elettori, i politici, i governi stessi.

Da un lato, l'ossessione della digitalizzazione riflette il desiderio di conformarsi a una narrazione politica che indica nel dovere di «innovarsi» tecnologicamente la filiale di un «progresso» rispetto al quale siamo sempre in ritardo, coltivando nelle masse un senso di difetto eterno e perciò una smania di abbracciare tutto ciò che si presenta loro nell'incarto lessicale della novità (le «riforme»). Il progresso dei progressisti è acefalo, non dichiara i traguardi a cui tende, ma in compenso è «inevitabile». Chi in questi giorni si chiede come sia possibile che si voti ancora come un secolo fa, dovrebbe anche chiedersi perché mangiamo ancora per vivere come centomila anni fa, o perché utilizziamo ancora muri e portoni, e non un più agile firewall, per proteggerci dalle incursioni dei ladri.

Ci sono cose che devono rimanere materiali perché... l'essere umano è materiale. Se fossimo un software potremmo infilarci nei tablet e rincorrere i pacchetti di dati per identificarli. Ma non lo siamo. Esistiamo in una dimensione fisica diversa dove si percepiscono la carta e i segni, non le cascate di impulsi a 5 volt. Sicché nella ubriacatura della dematerializzazione non si intravede solo il veicolo politico di un accentramento dei poteri, ma forse più a monte, e più gravemente, una patologia sociale. Vi si legge una hýbris di reazione, il sogno onnipotente di un'umanità schiacciata da uno sviluppo non più umano che si illude di disumanizzarsi per tenere il passo, che immagina di superare i suoi limiti diventando liquida e veloce per comprendere ciò che non riesce a comprendere e accettare ciò che non può accettare.

Perché in effetti la realtà fisica è l'ultimo ostacolo che si frappone tra il mondo promesso dalle teorie economiche e sociali in voga e la sua realizzazione. Sicché occorre negarla muovendo guerra ai suoi fenomeni: la geografia con le favole «no border», le distanze e gli oceani con la «globalizzazione», le culture locali con l'omologazione dei consumi e delle unioni politiche, le etnie con l'eugenetica del «meticciato», la biologia con le teorie «gender», i rapporti interpersonali con i social network, il bisogno di sicurezza e di identità con l'etica della precarietà e della migrazione perenne, la memoria di sé con il «cloud», gli averi personali con il «cashless», la storia con l'iconoclastia ecc. Muovendo insomma guerra a tutto ciò che, tracciando un limite, traccia il perimetro della nostra umanità, e quindi all'umanità stessa.

Oggi tocca - e non è certo poco - alla democrazia, ma la posta in gioco potrebbe essere ancora più alta.

da il Pedante

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30.10.17

ETRURIA RIBELLE E SOVRANA di Luca Massimo Climati

Sabato scorso, a Cerveteri (Lazio), vincendo il boicottaggio dei piddini locali, si è svolta una importante manifestazione di popolo. Volentieri pubblichiamo la notizia.

«Sul territorio cerite e braccianese incombe costante la minaccia della riapertura dell'ecomostro di Cupinoro, chiuso dal 2014, una montagna di rifiuti alta circa ottanta metri dal livello originario.

Ora col profitto sui rifiuti vorrebbe creare una impiantistica TMB ed una biogas, con la scusa della emergenza costante romana. La regione Lazio rimpalla un serio piano dall'amministrazione all'altra, con un occhio agli interessi ed alla vulgata liberista nazionale al governo ed uno alla determinazione di cittadini
Noi come Comitati Uniti facciamo da sei anni, riusciamo a resistere ad una forza di interessi e politica subalterna, Davide contro Golia. I Comitati Uniti, che si sono mossi anche contro il TTIP, fanno della difesa territoriale "indipendente politicamente" il proprio cavallo di battaglia vincente, distinguendosi dai comitati addomesticati e subalterni alle maggioranze esistenti. Questo ci procura credibilità riconosciuta e diffusa, ma anche tanti nemici, specialmente tra i "sinistrati" e quella rete di piccoli interessi locali, anche a danno dei precari pubblici erari, per inutili eventi, che noi coraggiosamente non approviamo.

Questa indipendenza e "indole sovranista popolare" (alcuni di noi dettero vita alla lotta del NO al referendum del 4 dicembre scorso, per poi fondare Cerveteri Libera!), è stata causa di un tentativo di accerchiamento-annientamento sottile e manifesto, che abbiamo sconfitto e superato con l'ultima manifestazione del 28 ottobre scorso.

In 250, cittadini ed amministratori e sindaci, abbiamo ribadito il NO "preventivo" a future manovre speculative con Cupinoro, non fidandoci delle rassicurazoni interlocutorie dell'attuale giunta regionale Zingaretti (PD).

Una manifestazione resistente e ampiamente in avanguardia davanti al rischio oggettivo: ma partire anticipati vuole dire prepararsi ed attrezzarsi al peggio in modo costruttivo. 
Il nostro lungo lavoro e la lotta di sei anni, ha determinato la posizione compatta dei sindaci del comprensorio, rappresentante oltre 200mila abitanti (Ladispoli-Cerveteri-Bracciano-Anguillara-Santa Marinella e Manziana ). I risultati, per venire, hanno bisogno di tempo.
Abbiamo in questa ultima occasione pagato il boicottaggio, riuscito solo parzialmente, delle componenti compromesse e di tante primedonne (problema nazionale e della fase storica) e protagonismi isolati, ma avevamo una nutrita rappresentanza istituzionale, impensabile solo pochi anni fa. 

Preferiamo avere solide basi per un nuovo rilancio popolare e radicato e di partecipazione, non contare sulla testimonianza ambigua di certi ambientalisti. Bisogna dire con chiarezza che il pareggio in bilancio e le politiche euriste-liberiste affogano le amministrazioni comunali e subordinano l'agricoltura alle logiche multinazionali; bisogna rendere popolare tale ragionamento incisivo.

Per questo, l'atto più sentito e punto di nuovo inizio è stato il Giuramento degli Etruschi fieri.

Ci siamo impegnati a difendere ed amare e sviluppare il nostro territorio, in un percorso di liberazione per la nostra Italia... Ribelle...e Sovrana.

per i Comitati Uniti 
il portavoce Luca Massimo Climati

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22.10.17

LA SICILIA, L'ITALIA E IL MEDITERRANEO di Beppe De Santis

Da sinistra: Beppe De Santis e Moreno Pasquinelli
La relazione introduttiva di Beppe De Santis al Forum dei Popoli Mediterranei svoltosi a Palermo il 14 ottobre scorso.

LA NOSTRA STELLA POLARE È LA SOVRANITÀ

Il patriottismo costituzionale. La sovranità costituzionale. La sovranità popolare, che non esiste senza sovranità statale. Senza la sovranità dello Stato-Nazione, nella quale la sovranità nazionale è storicamente incardinata e incardinabile. La sovranità popolare non esiste senza sovranità monetaria.

Perché è lo Stato che batte moneta, non è la moneta che batte e da forma allo Stato.

E ancora, la sovranità condivisa delle Autonomie, delle Autonomie speciali.
Come quella siciliana.

Difendere e rilanciare le autonomie.

All’interno della difesa e rilancio della sovranità.

Dello STATO NAZIONALE O PLURI-NAZIONALE.

Contro il finanzcapitalismo globale speculativo. 
Contro il neoliberismo. Contro questa Unione Europea distruttrice delle sovranità costituzionali, dei diritti costituzionali dei Popoli, del lavoro, del reddito, dello Stato sociale, della dignità, della vita.


Contro il sistema dell’euro, che è un sistema di potere, di dominio, del finanzcapitalismo speculativo, delle oligarchie neoliberiste ed euriste.


MEDITERRANEO E SOVRANIT
À
Questo è il filo rosso, la sfida della nostra umile, generosa, audace, santa, assemblea.

Il Mediterraneo, dunque.

“Che il Mediterraneo sia”.

Dal titolo di una canzone struggente del mio amato cantautore mediterraneista, e mio amico, Eugenio Bennato.

“Mediterraneo, mare di pace e benessere”. Facile a dirsi, gravoso e ardimentoso a farsi. 

Il Mediterraneo odierno, più precisamente “i Mediterranei”, in particolare il Mediterraneo Orientale, lo spazio di massima conflittualità mondiale. Conflittualità geostrategica, geopolitica, geoeconomica e culturale. La Siria, l’Iraq e la Libia, tra gli epicentri.

E spazio di estremo malessere statuale-politico, sociale, culturale.

Gli studiosi di geopolitica usano anche il concetto di “Grande Mediterraneo” (i cosiddetti “Cinque Mari”), alludendo ad uno spazio più ampio comprendente, oltre il Mediterraneo propriamente inteso, anche l’area del Mar Rosso, del Golfo Persico, del Mar Caspio e del Mar Nero.

GUERRA E MALESSERE.

Diamoci, allora, le coordinate strategiche per perseguire PACE E BENESSERE.

Chi è il nemico principale, il primo nemico, del Mediterraneo di pace e benessere?

E' l’imperialismo globale (con al centro ancora gli USA, e i sub-imperialismi continentali, come quello germanico in Europa), il finanzcapitalismo, l’oligarchia neoliberista globalista, la trama delle 100.000 multinazionali globali, che comandano il Mondo, invece degli Stati parzialmente de-sovranizzati.

Il punto.

Il finanzcapitalismo globale ha svuotato di sovranità e risorse, sta svuotando, e anche destrutturando, diecine di Stati-nazione storicamente solidi e forti, appartenenti alla tradizionale area forte del Nord del Mondo (area OCSE).

Lo stesso massacro, geometricamente moltiplicato, è stato già riservato alla platea degli Stati più deboli e precari dell’ex-Terzo Mondo, del Nord-Africa, dell’Africa intera, del Medio Oriente, dell’America latina, dell’Asia meridionale.

Con effetti devastanti: degrado dei già troppo gracili sistemi economici, disgregazione sociale, svuotamento dei locali sistemi di welfare, povertà di massa, degrado ambientale, rabbia e dolore sociale diffusi, delegittimazione degli assetti statuali e istituzionali tradizionali, rivolte diffuse e senza sbocco, ispessimento pervasivo delle ideologie, e dei moti e movimenti radicali.

1- E allora, dal Mediterraneo (Riva Nord, Riva Sud, Riva est) lotta frontale, senza tregua, contro il finanzcapitalismo globale, finanziario e speculativo.
Contro l’IMPERIALISMO GLOBALE. L’imperialismo delle multinazionali globali.

2 - E allora,resistenza per la difesa delle SOVRANITA’ statuali, popolari e monetarie, e riconquista della piena sovranità. Nei e daiMediterranei del Nord, del Sud e dell’Est. Contemporaneamente e insieme.

3 - Tra le sovranità capitali degli Stati sovrani, vi sono la sovranità geostrategica, cioè militare e di sicurezza; la sovranità in politica estera.
Sovranità da difendere e potenziare.

Per quanto ci riguarda: l’Italia fuori dalla Nato e smantellamento delle basi Nato in Sicilia, a partire dal MUOS, il centro di telecomunicazione militare satellitare degli USA.

L’UNIONE EUROPEA HA TRADITO IL MEDITERRANEO, CONSOLIDANDO IL DOMINIO DEL 

NEOLIBERISMO GLOBALISTA

In Europa il finanzcapitalismo globale si è incarnato, consustanziato, nell’Unione Europea e nel sistema di potere dell’euro.
Ai Popoli europei hanno fatto credere che la Ue inverasse i principi e i diritti di eguaglianza, di solidarietà, di democrazia, di sovranità popolare, ad un livello più robusto, duraturo e integrale rispetto al livello degli Stati-Nazione d’Europa.
Con la vacua retorica del “Manifesto di Ventotene” di Altiero Spinelli: una impostura.

La UE, negli anni, soprattutto, dagli anni ’90 ha tentato di trasferire meccanicamente il suo dispositivo neoliberista e finanzcapitalista nel Mediterraneo e nelle politiche europee mediterranee. Con una serie di noti passaggi:

- 1990: la Conferenza di sicurezza e cooperazione del Mediterraneo;
- 1990: Gruppo 5+5 del Mediterraneo (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Cipro e Algeria, Tunisia, Marocco, Libia e Mauritania);
- 1992: Proposta di istituzione di un’Area di libero scambio con Marocco e Maghreb e Dichiarazione sulle relazioni euro maghrebine del Consiglio europeo di Lisbona;
- 1994: Dialogo mediterraneo della NATO;
- 1995: Conferenza euro mediterranea di Barcellona;
- 2008: Unione per il Mediterraneo (UpM), promossa da Sarkozy.

L’obiettivo dichiarato e retorico di queste politiche venticinquennali era quello di costruire un Mare di Pace e Sicurezza, di Benessere economico-sociale, di Dialogo culturale e umano, oltreché di innovazione istituzionale e costituzionale, in senso democratico, ovviamente nel rispetto dei Diritti umani.

NULLA DI TUTTO QUESTO SI E’ AVVERATO.

E’ successo esattamente il contrario: Guerra; Malessere; Destrutturazione statuale e istituzionale.

Queste politiche sono completamente fallite. Fallite nelle intenzionalità retoriche. Finte. Ma riuscite nelle intenzionalità effettive: L’AFFERMAZIONE PERVASIVA, NEL MEDITERRANEO, DEL DOMINIO NEOLIBERISTA GLOBALE. Con effetti tragicamente, strutturalmente, disgreganti e deflagranti.

L’ITALIA E LA SICILIA HANNO UN GRANDE RILIEVO STRATEGICO

Lo hanno sia fattualmente sia, soprattutto, potenzialmente.

“Cinque fattori in particolare misurano il rilievo dell’Italia e l’impatto delle sue (s)fortune sui protagonisti del teatro mondiale.

In ordine di importanza.

1 - In Italia si decide il futuro dell’euro.
2 - Attraverso lo Stivale filtrano i principali flussi migratori dalla giovane Africa alla vecchia Europa, che incidono sulla sicurezza, sulla stabilità, sull’identità stessa del nostro continente.
3 - In quanto piattaforma logistica nel Mediterraneo restiamo rilevanti per Washington, come testimonia la crescente presenza di truppe e di basi a stelle e strisce, depositi di bombe atomiche e centri di intellingence inclusi, pur dopo lo scadere della "minaccia" sovietica che inizialmente le legittimava.
4 - Siamo contemporaneamente utili a Mosca, nemico d’elezione dell’America, se non altro per il nostro tradizionale feeling pro-russo, insieme culturale e commerciale.
5 - L’Italia è infine all’attenzione della Cina perché al centro del Mediterraneo, dunque titolare potenziale del primo attracco utile nei traffici marittimi Asia-Europa. Collocazione ideale nella trama delle nuove vie della seta, ovvero della “globalizzazione alla cinese”.

Germania, Francia, Stati Uniti, Russia, Cina: la lista delle potenze cui interessiamo e sulle quali possiamo dunque influire è invidiabile.

Ma per passare all’incasso nel mercato geopolitico significa saper valutare il proprio patrimonio strategico, materiale e immateriale,in rapporto a come viene percepito dagli attori più potenti. Significa spenderne una quota per avanzare i propri interessi nel negoziato permanente, che definisce le relazioni internazionali. Funzione che l’Italia svolge poco e male.

L’Italia è un Paese strategico che rifiuta di esserlo, che è incapace di esserlo.

INCAPACE DI ESERCITARE LA PROPRIA PIENA SOVRANITA’. Sovranità ora largamente requisita dagli USA/NATO e dalla UE, oltreché direttamente dalle multinazionali globali.

Il possibile ruolo geopolitico e geo-economico della Sicilia, il protagonismo possibile della Sicilia, si può e si deve ricavare all’interno del ruolo geopolitico dell’Italia, da ritrovare, rinnovare, potenziare —a partire dai cinque fattori sovra-evocati.

DA SOLA, LA SICILIA, GEOGRAFICAMENTE AL CENTRO DEL CENTRO DEL MEDITERRANEO PUR BELLISSIMA, FIERA, RICCA DI RISORSE STRAORDINARIE, NON PUO’ANDARE DA NESSUNA PARTE.

La centralità geografica non fa, di per sè, centralità geopolitica. Il resto è retorica, autoinganno, impostura.

L’ITALIA E LA SICILIA


ITALIA E SICILIA SONO STATE, POTENZIALMENTE POSSONO TORNARE AD ESSERE, DEBBONO TORNARE AD ESSERE UNA IMPORTANTE POTENZA MARITTIMA, grande soggetto marinaro.

L’Italia ha 8000 km di coste. Dimenticate. A sua volta la Sicilia ne ha 1.637. L’immensa RISORSA MARE trascurata, obliata. I nove decimi del COMMERCIO MONDIALE passa via mare. L’Italia, nonostante la sua collocazione privilegiata, attrae soltanto il 40% del potenziale commerciale marittimo intercettabile.

Il punto è che, per l’Italia, alla centralità geografica non corrisponde alcuna centralità strategica.

Per tornare ad essere un autorevole soggetto marittimo, l’Italia (e la Sicilia con l’Italia) deve affrontare e dipanare quattro grandi sfide mediterranee.

1 - La sfida della PACE e della SICUREZZA.

2 - La sfida dell’IMMIGRAZIONE.

3 - La sfida ENERGETICA. Lo scenario geo-energetico mediterraneo è in continuo movimento, in particolare, dopo le scoperte dei giganteschi giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale, nelle acque territoriali egiziane, israeliane, turche e cipriote.

4 - La sfida COMMERCIALE. A partire dai percorsi attuativi delle vie della seta.
Attualmente i processi attuativi delle vie della seta scavalcano completamente la Sicilia e l’intero Mezzogiorno d’Italia.

La Cina, dopo svariati tentativi di individuare un porto commerciale che fungesse da perno delle vie della seta,nel sud d’Italia, ha abbandonato sia l’ipotesi di Gioia Tauro che di Taranto. La Sicilia, neppure presa in considerazione, oltre qualche annuncio retorico, perfettamente senza fondamento. L’intera Italia rischia di essere aggirata e scavalcata.

Le trattative, i percorsi progettuali e promozionali relativi alla via adriatica (Venezia - Trieste) e alla via tirrenica (Genova) delle vie della seta sono ancora molto incerti e parziali.

LA SICILIA PROTAGONISTA DELLA RIVOLUZIONE SOVRANISTA COSITUZIONALE
 
Protagonista nell’ambito del movimento antiliberista dei Popoli mediterranei.
Noi Siciliani proponiamo,stiamo promuovendo la nostra parte di battaglia sovranista costituzionale. Stiamo facendo la nostra parte, il nostro dovere.

Col vostro aiuto fraterno, carissimi sovranisti costituzionali italiani, patrioti, innanzitutto della Confederazione per la Liberazione Nazionale (C.L.N.). Con voi, con i quali abbiamo firmato un PATTO DI ALLEANZA, il 17 luglio 2017. Un documento di straordinaria rilevanza strategica e politica.

Con voi, carissimi amici e compagni, patrioti, voi spagnoli di PODEMOS ed altri; voi francesi di FRANCE INSOUMISE; voi greci di UNITA’ POPOLARE; voi tunisini del Movimento della Rinascita, ENNAHDA.

Il caposaldo della nostra strategia e del nostro programma, è l’ATTUAZIONE INTEGRALE, del nostro STATUTO AUTONOMISTICO SPECIALE, compreso il ripristino delle parti proditoriamente soppresse, abrogate, rapinate,inapplicate.

L’attuazione integrale dello Statuto siciliano, nell’ambito dell’attuazione integrale e del ripristino, della COSTITUZIONE ITALIANA.

Gli alleati sono: lo Stato sovrano italiano e gli altri Stati sovrani d’Europa, in particolare, del Mediterraneo.

I nemici: 
il finanzcapitalismo globale speculativo, il neoliberismo, l’Unione Europea e il sistema di potere dell’euro.

A questo fine, abbiamo anche tentato di affrontare la difficilissima prova elettorale delle elezioni regionali siciliane e del 5 novembre 2017. Per contribuire ad aprire una breccia, un varco sovranista e neo-autonomista, per la Sicilia e dalla Sicilia.

Alcuni de nostri principali punti d'attacco sono:
1- Sovranismo costituzionale e neo-autonomismo.
2 - Smantellamento delle basi NATO in Sicilia e del MUOS.
3 - Politiche di Pace, Sicurezza, Stabilità , di cooperazione economica, di dialogo culturale nel Mediterraneo, sulla base di pari dignità dei Popoli e degli Stati sovrani, sulla base di sistemi di bilanciamento dei legittimi interessi nazionali, contro i sistemi di potere globalisti neoliberisti. Secondo un paradigma multipolare universale, che coinvolga, da protagonisti di pari dignità, tutti gli oltre 200 Stati sovrani del Mondo.
4 - Riorganizzazione e potenziamento strutturale della rete trasportistica, viaria e logistica siciliana, quale nodo centrale delle rete logistica italiana, mediterranea ed europea, accettando la sfida della gestione dei grandi flussi commerciali Asia-Europa, anche sul fronte delle vie cinesi della seta, secondo i propri interessi e sostenibilità.
5 - Promozione della massima autonomia economica possibile, secondo il principio di “Produrre e vendere siciliano”. Riducendo al massimo la pressione dei vincoli esterni.
6 - Promozione della massima SOVRANITA’ ALIMENTARE POSSIBILE. Cibo buono, sano e giusto. La Sicilia quale grande piattaforma della RIFONDAZIONE DELLO STILE DI VITA MEDITERRANEO (diaita=dieta mediterranea). Secondo i valori del recente riconoscimento dell’UNESCO della Dieta Mediterranea quale patrimonio culturale dell’Umanità. E le straordinarie suggestioni, a questo proposito, contenute nell’Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco.
7 - Promozione della massima autonomia energetica e della progressiva sostituzione delle fonti fossili con quelle alternative sostenibili.

Grazie per la vostra attenzione e auguri di buon lavoro al nostro Forum
 

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PORTELLA DELLA GINESTRA: APPELLO AL POPOLO SOVRANO

Il 13 ottobre scorso, Giorgio Lo Conte, a Portella della Ginestra —sul luogo ove il 1 maggio del 1947, venne compiuto l'eccidio terroristico contro il movimento contadino siciliano—, pronunciava il giuramento a nome della C.L.N. e degli amici siciliani. 
In questa occasione Claudia Capaci concludeva la manifestazione leggendo l'appello della C.L.N. in vista delle prossime elezioni politiche. Qui sotto la registrazione videofilmata.


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19.10.17

HO FATTO UN SOGNO di Emiliano Gioia

Raramente sogno, l’ansia, e la preoccupazione di non sentire la sveglia e fare tardi a lavoro, mi ruba anche quel poco di libertà, il mio tempo è imbrigliato in decine di meccanismi sociali che ormai hanno preso forza anche nella fase onirica della mia esistenza.

Ma questa notte no, questa notte ho sognato ed il sorriso, con cui mi sono alzato dal letto, ancora mi accompagna.

Inizialmente era tutto come nella vita reale, ero nella mia stanza e aprendo un giornale, il titolo a caratteri cubitali coglieva la mia attenzione:

“L’Europa continua a perdere pezzi”, e mi spinse a leggere subito sotto: “Dopo l’Italia, anche la Spagna torna alla sua moneta”, la cosa divertente è che non ero stupito nel leggere dell’Italia quello era normale per me, ma nel leggere della Spagna, che aveva anch’essa deciso di tornare alla sua indipendenza monetaria.

In quell’Italia, lo stato era molto più snello ed autoritario, infatti dopo quello che molti avevano chiamato l’anno zero di una nuova era, la maggioranza di governo aveva cambiato la società a cominciare dal mondo del lavoro. 

Un'analisi profonda della nostra economia e dei consumi, dopo l’uscita dalla gabbia della moneta unica, aveva spinto i nostri rappresentanti politici a voltare completamente pagina sulle tasse in ambito lavorativo e questo aveva dato una spinta incredibile alla nostra economia. 
La prima cosa che fecero fu quella di accorpare molti ministeri da cui derivò il ministero del territorio nazionale e dell’equità sociale, la cui priorità, dopo avere fatto una profonda analisi e messo in comune centinaia di migliaia di dati, fu quella di creare un regolamento fiscale completamente nuovo. 
Il regolamento diceva in sostanza che: sul territorio nazionale il lavoro fisico non era più tassato, e che: gli stipendi dei salariati dovevano essere consegnati nelle loro mani senza togliere un centesimo, che appunto non esisteva più sul loro lavoro alcuna tassa.

Gli economisti, infatti, si erano resi conto che togliere loro potere d’acquisto, in un'economia basata sui consumi, era controproducente. 

Lo stesso ministero, si era occupato di creare delle fasce in cui inserire i prodotti ed ogni fascia aveva una sua aliquota di tassazione, oggetti anche con identica funzione venivano classificati in base alle variabili di eco-sostenibilità, primaria necessità, utilità e lusso.

Ogni merce era indistintamente da passare al vaglio del ministero, che lavorava alacremente per inserire i prodotti in questa o quella fascia ed i produttori si impegnavano, come non avevano mai fatto, per creare o adattare oggetti più ecologici, strettamente necessari, con l’intento di farli inserire nella fascia con l’aliquota più bassa, per renderli più appetibili agli acquirenti, che comunque in base alle loro esigenze o alla loro sensibilità, potevano scegliere quali comperare.

Lo stesso Ministero aveva diviso il territorio in zone e le professioni, i negozi, i bar, i supermercati, tutti quelli che avevano bisogno di luogo in cui accogliere la propria clientela, pagavano una tassa fissa annua. Quelli che pensavano che la tassa annua fosse troppo alta, per le entrate della loro attività, avevano tranquillamente potuto cambiare zona e aprire in una zona in cui la tassazione era inferiore.

Questo determinò un nuovo slancio dell’economia e le casse dello stato si erano tanto rimpinguate con questo nuovo sistema fiscale, in cui per ovvie ragioni, non poteva più esistere evasione fiscale, che addirittura erano cominciati lavori di ristrutturazione su molti altri settori.

La spesa pubblica venne messa completamente sotto controllo, quello che era il lavoro della corte dei conti venne, per legge, trasformato da un lavoro di mera rendicontazione ad un vero e proprio compito di economato, in cui lo stato stabiliva i prezzi dei prodotti necessari per l’amministrazione del paese e tutto quello che veniva usato per i lavori pubblici.

Lo stato aveva rimesso in discussione, ed in alcuni casi stralciato, tutte le concessioni governative sottoscritte fino all’anno zero, una nuova legge infatti imponeva, per esempio, a tutti quelli che volevano avere una concessione come fornitore di servizi telefonici, di mantenere il proprio servizio clienti sul territorio nazionale. 

A quelli che gestivano autostrade, linee ferroviarie o metropolitane, linee aeree, era consentita una percentuale precisa di automazione, diversamente avrebbero pagato delle aliquote fiscali altissime che lo stato si impegnava ad utilizzare per lo sviluppo di nuove attività lavorative socialmente utili. 
Le ore lavorative a parità di stipendio, inoltre, per tutti i settori, erano state portate a sei ore, più due ore di frequenza a corsi di aggiornamento o culturali, liberamente scelti dal lavoratore stesso; quelli che non volevano frequentare i corsi, potevano scegliere di non farlo, con la pena di vedere una parte dello stipendio decurtato a favore della promozione dello sviluppo di ulteriori corsi di miglioramento delle peculiarità individuali e della società stessa. 
Le scelte politiche erano divenute sempre e solo a favore della cittadinanza, la legge elettorale era nuovamente diretta a dare rappresentanza a tutto il tessuto sociale, nessuno poteva arrivare in parlamento senza essere passato per le elezioni cittadine, provinciali, regionali ed infine statali, per questo i politici tenevano a rappresentare il popolo che rappresentavano.

Tutto quello che avveniva nel paese aveva del miracoloso, venivamo fuori da uno dei periodi più buio per il nostro paese e la nazione stava vivendo un nuovo risorgimento.

E’ stato un bel sogno il mio. Un sogno utopico? Irrealizzabile? Era solo un sogno, forse anche un po’ infantile e cervellotico, chissà se sarebbe realizzabile tutto questo in un'Italia Ribelle e Sovrana.





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