18.9.17

Die Linke è un'alternativa alla socialdemocrazia? di INGE HÖGER

Pubblichiamo di seguito l'intervento di Inge Höger al Forum Internazionale organizzato dalla CLN.

«Il partito DIE LINKE in Germania ha compiuto quest’anno il suo decimo anniversario.

Il partito nacque in risposta alle politiche neoliberali di tagli alla spesa pubblica e riduzione fiscale per ricchi e imprese, di smantellamento dello stato sociale e di interventi militari portate avanti dal governo guidato dal Partito Socialdemocratico e dai Verdi.

Molti ricordano forse il documento programmatico Schröder-Blair del 1999. Il documento allineò la socialdemocrazia alla politica neoliberale. Il documento si pronunciava a favore del superamento dei principi socialdemocratici, esprimendosi contro i “massicci interventi statali”, “per un’agenda orientata all’offerta”, per i “necessari tagli della spesa pubblica”, a favore di “riforme fiscali e riduzione delle tasse”, per la riduzione dei cosiddetti costi aggiunti del lavoro, per l’ampiamento del campo d’azione imprenditoriale e per l’ammodernamento dello stato sociale. Si trattava della fine delle politiche socialdemocratiche portate avanti fino ad allora sia in Gran Bretagna che in Germania e la sottomissione allo spirito neoliberista del tempo. I socialisti francesi seguirono l’esempio sotto il presidente Hollande.

In Germania i punti contenuti nel documento Schröder-Blair furono implementati dal governo SPD-Verdi [SPD = Sozialistische Partei Deutschland – Partito Socialista Tedesco] con la partecipazione alla guerra in Iugoslavia nel 1999 e in Afghanistan nel 2001 e il successivo smantellamento dello stato sociale con l’Agenda 2010 e la legislazione Hartz. Il cancelliere Schröder si pronunciò inoltre contro una regolamentazione dei mercati finanziari e dichiarò che non avrebbe governato contro l’economia. Alla partecipazione alle guerre e alla riduzione delle tasse seguirono massicci tagli sociali e la privatizzazione dei servizi pubblici. Laddove la CDU [Christlich Demokratische Union Deutschlands - Unione Cristiano-Democratica di Germania] era fallita, riuscirono i socialdemocratici grazie al loro radicamento nei sindacati. Solo così fu loro possibile portare avanti questi massicci tagli alle pensioni, lo smantellamento delle prestazioni sanitarie e la ristrutturazione delle tutele per i disoccupati. Lo smantellamento delle tutele sociali e dei servizi pubblici fu all’origine di numerose proteste a livello nazionale e della nascita della WASG (Arbeit und soziale Gerechtigkeit – Die Wahlalternative - Lavoro e Giustizia Sociale – L’Alternativa).

L’Agenda 2010 è stato il più grande progetto di furto sociale e di ridistribuzione dal basso verso l’alto nella storia della Repubblica Federale tedesca. Con questo tradimento il Partito Socialista cadde in una profonda crisi e perse negli anni successivi la metà dei suoi elettori ed elettrici e dei suoi iscritti. La trasformazione della socialdemocrazia da partito popolare a partito dell’economia fu completa: anche se da tempo essa aveva smesso di lottare per la giustizia sociale, le ultime scelte la posizionarono inequivocabilmente dalla parte del capitale. E sostenendo sempre che non ci sarebbero state alternative alla propria politica. Le parole “riforme” e “rinnovamento” diventarono una minaccia per molte persone. Ne è risultata una Germania con uno dei maggiori settori a basso-salario nell’Unione Europea e una crescente povertà infantile e da vecchiaia.

L’Agenda 2010 è stata un attacco generale alle conquiste del movimento operaio. Contro di essa si sviluppò uno dei maggiori movimenti sociali di protesta della Germania Unita, con manifestazioni mensili regolari. Nella primavera 2004 manifestarono 500 mila persone contro il previsto smantellamento sociale. Da queste proteste emerse un movimento collettivo che raccoglieva sindacalisti di sinistra, movimenti sociali, gruppi legati alle manifestazioni del lunedì, fuoriusciti del SPD e dei Verdi e resti dei sessantottini occidentali. Alla fine del 2004 fu fondata la “Alternativa Elettorale Lavoro e Giustizia Sociale” [WASG]. Questa partecipò già nel maggio 2005 alle elezioni regionali in NRW (Nordrhein-Westfalen - Renania Settentrionale-Vestfalia).

A queste elezioni il SPD perse enormemente voti e ottenne il peggiore risultato regionale degli ultimi 50 anni. Perse anche l’ultima partecipazione a un governo regionale e dopo 39 finì all’opposizione. Dopo questa sconfitta elettorale l’SPD tentò una prova di forza indicendo elezioni nazionali anticipate in autunno. Il cancelliere Schröder tentò in questo modo di anticipare la costruzione di un nuovo partito di sinistra. Non vi riuscì. Già alle elezioni nazionali del 2005 il PDS (Partei des Demokratischen Sozialismus – Partito del Socialismo Democratico) e la WASG parteciparono uniti come alleanza elettorale La Sinistra.PDS (Die Linke.PDS). La lista ottenne l’8,6% dei voti e 54 seggi parlamentari. In questo modo l’SPD fu punito anche a livello nazionale e per restare al governo diede nascita alla grande coalizione con la CDU guidata dalla cancelliera Angela Merkel.

In un sol colpo, con il successo del partito La Sinistra.PDS era nata nel più importante paese imperialistico d’Europa la più grande rappresentanza parlamentare a sinistra della socialdemocrazia. Da questa alleanza elettorale nel 2007 nacque, dopo molte discussioni, Die Linke. La fondazione di Die Linke fu il risultato, anche se in conclusione infruttuoso, di un grande lotta di classe contro l’Agenda 2010, contro il più grande furto sociale perpetrato in Germania, contro la politica della TINA. Nello scontro contro la brodaglia neoliberale degli altri partiti era nato un partito con un chiaro profilo di sinistra.

DIE Linke è la più importante nuova fondazione di un partito politico dalla fine della seconda guerra mondiale. È il primo effettivo partito della Germania intera. Si tratta di un fatto di grande importanza soprattutto se si considera il fallimento del tentativo di costruzione di un paese socialista nella Germania dell’est, il socialismo caduto in discredito e i sentimenti anticomunisti alimentati nella Germania occidentale fin dai tempi di Adenauer, il riarmo e la proibizione del partito Comunista.

Vista la sua origine, DIE Linke è un progetto variopinto nel quale hanno trovato accoglienza idee politiche diverse. DIE LINKE è sì nata dalle proteste contro lo smantellamento sociale in collaborazione con movimenti sociali e sindacali, ma il suo radicamento nelle masse, nei movimenti sociali e nei sindacati potrebbe essere migliore. In concreto si tratta del problema della costruzione di un partito socialista di massa. A questo obiettivo bisogna lavorare invece di guardare in modo strabico unicamente alle elezioni e ai seggi in parlamento e di discutere sulle possibili partecipazioni governative.

Subito dopo la nascita della LINKE ebbe inizio la più grande crisi economica e politica del capitalismo dal 1929. Il sistema gonfiato delle speculazioni e degli affari bancari è crollato. Soltanto con massicce sovvenzioni statali è stato evitato il crollo totale. Da allora le conseguenze di questa crisi vengono addossate sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. In Germania nacque anche un nuovo movimento sociale, Blockupy, con lo slogan “non pagheremo per la vostra crisi”. Si parlava nuovamente di capitalismo e della sua vulnerabilità. E con questa crisi iniziò a vacillare l’Unione Europea, il progetto centrale del Capitale europeo. La pesante crisi economica, le trasformazioni del debito privato in debito pubblico, l’approfondimento della disuguaglianza tra gli stati membri dell’Unione Europea e lo smascheramento delle strutture politiche della UE come strumento della dittatura della ricca Germania sugli altri, hanno precipitato questo progetto di speranza del capitalismo in una pesante crisi.

In questa situazione, un partito socialista anticapitalistico avrebbe dovuto approfittare di un vento favorevole di crescita. Purtroppo DIE LINKE non è stata all’altezza delle sue ambizioni, non è riuscita a portarsi nella sua maggioranza su una chiara posizione di critica al capitalismo e all’UE e coltiva ancora in parte l’ illusione sulla riformabilità del capitalismo e sul carattere della UE.

Tuttavia, nelle elezioni nazionali del 2009 raggiunse con la sua critica alla gestione della crisi da parte della grande coalizione CDU/CSU – SPS l’11,9% dei voti e 76 seggi parlamentari.

Con una politica che non ha utilizzato questa crescita per una critica radicale alla proprietà privata e al sistema economico capitalistico, puntando piuttosto sulla rappresentanza, questi successi non poterono essere mantenuti. Nel 2013 DIE LINKE ottenne solo l’8,6% dei voti e 64 seggi. Nell’attuale campagna elettorale, la critica radicale al capitalismo manca quasi completamente. Si coltivano di nuovo illusioni sulla riformabilità del sistema e un possibile governo di sinistra. Secondo gli ultimi sondaggi DIE LINKE può contare nelle regioni occidentali con risultati simili al 2013, mentre nella Germania orientale è destinata a perdere voti. La perdita di voti in quelli che erano stati i fortini della LINKE nella Germania orientale dipende anche dall’orientamento dei politici locali volto verso una politica di presa di responsabilità di governo.

Purtroppo nel partito nato nella lotta contro le politiche di guerra e di furto sociale del SPD, importanti personalità di punta alimentano ancora l’illusione in un campo di sinistra, in un governo Rosso-Rosso-Verde [SPD, Die LINKE, Verdi), dimenticando che ogni qualvolta DIE LINKE ha partecipato a governi con il SPD come a Berlino, Meclemburgo-Pomerania e Brandeburgo, o più recentemente il governo Rosso-Rosso Verde in Turingia, addirittura con un Presidente regionale di sinistra, ha perso di vista i suoi obiettivi e si è appiattita completamente sulle attività di normale amministrazione di governo, perdendo la propria credibilità e in genere il voto degli elettori e delle elettrici. Ci sono molti esempi storici e attuali sui vincoli di governo e di coalizione e sull’adattamento ai vincoli capitalistici. DIE LINKE non ha pertanto alcuna possibilità di attestarsi come nuovo partito socialdemocratico ma solamente come partito socialista con una chiara opposizione contro l’Europa del capitale, l’UE e il capitalismo.

Non esiste un campo di sinistra con il quale DIE LINKE possa ottenere una politica o un cambio di potere. Il suo compito deve consistere nell’organizzare il contropotere sociale, le lotte di difesa contro i progetti neoliberali, nel guidare la lotta nelle strade e nelle imprese per miglioramenti concreti e nell’utilizzare il Parlamento come palco per le lotte concrete. La politica neoliberale non può essere semplicemente superata elettoralmente, ma deve essere fermata e sconfitta attraverso lunghe lotte per la riforma e la rivoluzione. Si tratta in modo concreto dell’ampliamento del contropotere e della prontezza alla rottura con il capitale. Senza ampi movimenti sociali di massa non sono possibili mutamenti dei rapporti di forza per un cambio di sistema verso un socialismo democratico. Questo è certamente valido in tutti i paesi dell’UE».

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16.9.17

SICILIA: ECCO COSA BOLLE IN PENTOLA di Beppe De Santis

INTERVISTA A BEPPE DE SANTIS
 

Il prossimo 5 novembre i siciliani voteranno per eleggere il nuovo presidente della Regione e il nuovo Parlamento dell’Isola. Dopo numerosi colpi di scena gli schieramenti sembrano definiti. Il centro-destra dietro a Musumeci, il centro-sinistra dietro a Fabrizio Micari, la coalizione tra MDP e Sinistra Italiana dietro a Fava (col Prc in stato confusionale che non sa che pesci pigliare). Ci sono poi i 5 Stelle con Cancelleri (vittime di una minacciosa inchiesta giudiziaria in stile Genova). Quindi la coalizione tra sovranisti e autonomisti "Noi siciliani con Busalacchi - Sicilia Libera e Sovrana", di cui Beppe De Santis è considerato lo stratega.

D. Puoi dirci come stanno le cose ora che la campagna elettorale entra nel vivo?

R. Partiamo dal quadro generale e dal suo principale tratto: in Italia e in Sicilia, è in corso uno scontro frontale tra gli oligarchi neoliberisti-euristi e il Popolo, il Sopra contro il Sotto.
Al servizio, permanente effettivo della trama oligarchica neoliberista mondiale, europea e italiana, militano tutte le forze politiche tradizionali (dette di centrodestra, di centro e di centrosinistra e cespugli ruota di scorta), con gli aedi del canagliume prevalente nei media di regime e nell’intellighenzia di regime.
Fintamente, contro il regime oligarchico si muovono, con osceni ondeggiamenti, la Lega Nord di Salvini e i Fratelli d’Italia della Meloni, i quali dopo la scoppola della Le Pen in Francia, stanno rientrando nel recinto vetero-berlusconiano —lo conferma, qui in Sicilia, l’ammucchiata sconcia attorno a Musumeci. Una impostura, direbbe Sciascia.
Franco Busalacchi
Può piacere o meno, ma con tutte le contraddizioni e gli errori, il Movimento 5 Stelle è una forza popolare esterna al circuito del regime oligarchico.

D. Puoi essere più preciso riguardo al M5S?

R. Ritengo il M5S una forza di OPPOSIZIONE ma inconseguente, al regime oligarchico neoliberista. Per alcuni versi e fino a prova contraria, convergente con tutti gli avversari sinceri del neoliberismo.
Il M5S potrebbe contribuire alla cacciata degli oligarchi.
Ma fammi dire. La vera novità dello scenario politico italiano è rappresentato dal nascente —e in via di rapido consolidamento— MOVIMENTO POPOLARE PER L’ATTUAZIONE INTEGRALE DELLA COSTITUZIONE (e degli Statuti autonomistici, in primis quello siciliano), rafforzatosi dopo la storica vittoria del NO al referendum del 4 dicembre 2016. Parlo del Movimento sovranista costituzionale, del nascente Movimento patriottico democratico. Questo è per il momento un arcipelago, un flusso carsico di reti, associazioni, centri, in via di aggregazione, con i naturali travagli del caso.

D. Sei un esponente di spicco della Confederazione per la Liberazione Nazionale. Ce ne parli?

R. L’epicentro più solido e maturo di aggregazione del sovranismo popolare e democratico è rappresentato dai gruppi e dai soggetti che hanno dato vita il 25 aprile scorso alla CONFEDERAZIONE PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE (CLN), la quale ha celebrato la II. Assemblea nazionale recentemente a Chianciano.

Il soggetto siciliano più vicino a questa impostazione sovranista costituzionale è rappresentato dal Movimento-Lista “Noi siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana”, in campo per le elezioni regionali siciliane del 5 novembre prossimo.
Tra l’altro, tra il Movimento siciliano e la CLN è stato sottoscritto uno specifico Patto strategico ed operativo, al quale si rinvia.

Due sono le novità politiche nel panorama italiano e siciliano. L’opposizione al sistema oligarchico da parte del M5S, per quanto parziale essa sia e finché dura. L’altra è il MOVIMENTO SOVRANISTA COSTITUZIONALE ITALIANO E SICILIANO, oltre che europeo —si pensi a “France Insoumise” di Melenchon che abbiamo ascoltato alla recente Assemblea della CLN.
Di conseguenza, il sistema oligarchico deve contenere e battere il M5S e quindi impedire l’exploit del movimento sovranista costituzionale, verso il quale il regime adotta, com’è ovvio e scontato, il doppio approccio del SILENZIAMENTO, del boicottaggio a tutti i costi, della censura preventiva, e della criminalizzazione preventiva. E’ evidente che qui in Sicilia si giocano i preliminari della grande partita nazionale.
Diego Fusaro e Franco Busalacchi


D. Veniamo alla cronaca siciliana di queste ore ed ai pasticci in casa grillina…


R. Il tema è uno: il vecchio sistema politico fa quadrato per fermare quello che considera il suo nemico immediato: il Movimento 5 Stelle. E siccome, storicamente, chi vince le elezioni in Sicilia poi le vince a Roma, ecco che la parola d’ordine diventa la seguente: fermare, con tutti i mezzi, i grillini in Sicilia per scongiurare che vadano a governare l’Italia. Con tutti i mezzi: politici, clientelari e, come vediamo, anche giudiziari. La recente inchiesta della Procura di Palermo sulle presunte irregolarità nella scelta del canditato Presidente va letta in questa luce.
E’ decisivo, per le forze di regime, non perdere la guida della Regione più bistrattata del Bel Paese, ‘sgovernata’ da ‘ascari’, da ladri e da delinquenti e dove i veri mafiosi continuano a fare il bello e il cattivo tempo,  diventa essenziale per il futuro politico dell’Italia. Perdere in Sicilia, per il centrosinistra — soprattutto se a vincere saranno i grillini, con un’affermazione dei sovranisti costituzionali di Busalacchi, potenzialmente ancor più pericolosi dei grillini — potrebbe significare non governare l’Italia per i prossimi cinque anni. 

D. Come giudichi le mosse di quelle che chiami “forze di regime”?

R. Prendiamo Berlusconi. Inizialmente aveva scelto come suo alfiere l’avvocato Gaetano Armao. L’ex Cavaliere, che conosce la Sicilia dai tempi di Milano 2, quando nella Palermo Capitale mondiale della mafia comandavano gli Inzerillo, i Bontade e i Teresi, ha provato a convincere Nello Musumeci a farsi da parte: o meglio, a far fare il vice presidente ad Armao. Ma ha incassato un “no” secco, se è vero che Musumeci è rimasto il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione.
Dopo di che, la scorsa settimana, è piombato in Sicilia Renzi, per capire se i siciliani pensano ancora, di lui, quello che hanno depositato nelle urne il 4 dicembre dell’anno scorso, quando sette cittadini siciliani su dieci hanno votato “No” alle riforme renziane. 
Renzi e Berlusconi hanno capito che in Sicilia, tanto per cominciare, debbono sparigliare le carte. Preparandosi a fronteggiare anche un terzo incomodo, Massimo D’Alema, il quale ha piazzato Claudio Fava candidato della “sinistra alternativa al PD” come candidato alla presidenza della Regione. Sai che c’è? Che Berlusconi è la persona più adatta a dialogare con D’Alema, vero agente sistemico del regime oligarchico neoliberista.
Lo sparigliamento delle carte, da parte di Berlusconi, è proseguito con la candidatura di Vittorio Sgarbi alla presidenza della Regione. Alla partita partecipa anche l’ex presidente della Regione condannato per favoreggiamento alla mafia, Totò Cuffaro, non a caso ‘coccolato’ pubblicamente dallo stesso Sgarbi, uno ‘squadrista da TV’ che in una certa Sicilia sa dove mettere le mani.
Da quello che si capisce, e per quanto possa apparire paradossale, Berlusconi e Coca coca bum bum, al secolo Gianfranco Miccichè, hanno il compito di sfasciare il quadro delle alleanze elettorali di Musumeci..

D. Con la scelta di Fabrizio Micari come candidato presidente il centro-sinistra pare uscito dal marasma. Come vedi le cose in quel campo?

R. Quelli che danno le carte nel centro-sinistra, Renzi, Leoluca Orlando e il senatore Giuseppe Lumia, devono pompare la candidatura del rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari. 
Se l’ex Cavaliere e Coca coca bum bum, con la ‘consulenza’ del condannato per favoreggiamento alla mafia, Cuffaro, hanno già iniziato a sfasciare l’unità del centrodestra, Renzi, Leoluca Orlando e il senatore Lumia hanno già iniziato la fase ‘costruens’ con il solito trasformismo politico. 
Hanno già messo nel ‘carniere’ il peripatetico jolly Fabrizio Ferrandelli, personaggio ormai pluriscreditato che, nella testa di Renzi, Orlando e Lumia a Palermo dovrebbe avere ancora qualche migliaio di persone che gli vanno ancora dietro. 
Intanto Orlando —che sta utilizzando impropriamente la presidenza dell’ANCI Sicilia per preparare una lista alle elezioni regionali in sostegno di Fabrizio Micari (ma una vergogna politica del genere quando si è vista?)— sta trattando con il fratello dell’ex presidente della Regione condannato per favoreggiamento alla mafia, alias Silvio Cuffaro, per ‘intrupparlo’ nella sua lista. 

La cosa avrebbe dovuto restare ‘segreta’ fino alla presentazione delle liste orlandiane, con lo stesso Orlando che avrebbe poi manifestato ‘sorpresa’, dicendo che non ne sapeva nulla. Ma l’operazione Leoluca Orlando-Totò Cuffaro insieme ‘appassionatamente’ per sostenere Micari è stata 'sgamata'. Così, in queste ore, il sindaco-fariseo ‘antimafioso’ di Palermo è nelle ‘ambasce’: già la flaccida e vacua borghesia panormita [palermitana, NdR] che lo sostiene e che si è orlandianamente autoproclamata ‘progressista’, non ha ancora ‘digerito’ di avere scoperto che Orlando è renziano nel nome del Tram, degli appalti ferroviari e dei fondi europei del PON da gestire allegramente in campagna elettorale: figuriamoci scoprire, in queste ore, che il ‘divo’ Orlando tratta con il condannato per favoreggiamento alla mafia e con il di lui fratello!

Sì, la borghesia ‘progressista’ di Palermo ne ‘morirebbe’: basta leggere i post su facebook di Pippo Russo, orlandiano della prima ora, ma ormai sempre più schifato dalla politica siciliana: da “tutta” la politica siciliana! Per non parlare di Aurelio Scavone, altro orlandiano della prima ora, che qualche anno fa ha provato, senza riuscirci, a portare Orlando sulle posizioni dei ‘Sovranisti’, invitando a Palermo l’economista Nino Galloni e che adesso si ritrova, da candidato alle regionali, non soltanto a sostenere il candidato di Renzi (Renzi che lui, Aurelio Scavone, da cattolico di scuola Piersanti Mattarella, cordialmente detesta!), ma anche insieme ai ‘fratellini Cuffaro'… 

Eh sì, ha qualche problemino Leoluchino, nella Palermo dove l’apparenza conta più della sostanza. Fino a quando la merda non si vede, beh, tutto va bene: un po’ come avveniva alla fine degli anni ’80 del secolo passato, quando in piena Giunta comunale della ‘Primavera’ di Palermo Vito Ciancimino e il suo socio storico, conte Romolo Vaselli, trafficavano negli appalti palermitani per la manutenzione di strade e fogne. Ma adesso la merda si vede: e questo per Leoluca Orlando non è bene…

D. Inquietante e torbido il contesto che descrivi, il più ostinato gattopardismo... Ma torniamo ai grillini.

R. Ovviamente, indebolire Musumeci e rafforzare Micari non basta: bisogna dare una ‘botta’ alla lista dei grillini e al suo candidato, Giancarlo Cancelleri. Certo, l’ideale sarebbe sopprimere fisicamente tale lista e poi, tramite Berlusconi, convincere la ‘sinistra’ di Fava ad appoggiare Micari. O, al limite, sbarazzarsi di Micari e convergere tutti su Fava. 
Tale seconda ipotesi sembra sia vista male da Berlusconi, perché se è vero che Fava, da vice presidente della commissione Antimafia nazionale, qualche anno fa, ha ‘sorvolato’ su ‘Za Silvana’ (al secolo Silvana Saguto, allora presidente della Sezione per le misure di prevenzione presso il Tribunale di Palermo), non è detto che poi non si rivolti contro l’ex Cavaliere. Per non parlare del fatto che Fava non farebbe sconti a Mario Ciancio Sanfilippo: e questo, non soltanto per Berlusconi, ma per tutto il centrosinistra, è un grosso, grossissimo problema. 
Cianciano Terme. 2 settembre 2017. Tavola rotonda sulla Sicilia. Da sinistra: 
Franco Busalacchi, Nino Galloni, Pietro Attinasi, Roberto Garaffa e Beppe De Santis.

Ma di questo, di Fava, si saranno detti Renzi, Berlusconi e compagni vari ne parliamo poi: per ora togliamo di mezzo i grillini. Come? C’è un bel ricorso di un escluso. Un tizio, marito di una moglie già grillina, che non si capisce se ha firmato o non ha firmato un cavolo di codice etico o diavolerie varie.

Certo, sono fatti interni a un movimento politico. Però si può ‘cavillare’ un po’. Ecco un giudice che ‘sospende’. Cosa sospende? Non si capisce. Sospende il candidato alla presidenza della Regione del Movimento 5 Stelle, Cancelleri? E perché no? E’ una bella idea, alla fine. 
Chiediamoci: ha competenza un giudice sui fatti interni di un movimento politico? Se lo chiedeva Vito Ciancimino poco prima del congresso regionale della DC siciliana nel lontano 1983. Uno dei ‘colonnelli’ di Ciriaco De Mita in Sicilia aveva deciso, se non di sbatterlo fuori dal partito, almeno di fare in modo che non avesse rappresentanza negli organismi regionali. Così si stabilì che, per entrare in direzione regionale, bisognava avere almeno il 10% dei voti. E siccome Ciancimino raggiungeva, sì e no, il 7%, Don Vito era incazzatissimo perché l’avevano lasciato a bocca asciutta ancor prima che il congresso iniziasse. 
Così Don Vito aveva chiamato alcuni dei suoi amici magistrati e gli aveva posto la domanda: “Presento un ricorso?”. 
La risposta sembra che fu questa: “Vito: ci dobbiamo infilare nella vita interna di un partito politico con cavilli civilistici? Ci dobbiamo fare ridere dietro da tutti?”. E la cosa finì lì. 
Oggi, però, lo scenario è diverso. I grillini non sono la DC. E se la DC, allora, era il ‘sistema’, i grillini sono oggi, pur con tutti i loro profondi limiti, l’antisistema. Per questo hanno dietro la simpatia popolare.

D. Mi stai facendo capire che ritieni auspicabile un’alleanza tra voi e il M5S? 

R. Oggi c’è da difendere la Sicilia e l’Italia. Ma ve l’immaginate i grillini siciliani, assieme sovranisti siciliani, che vanno a mettere il naso negli appalti ferroviari di Palermo che hanno ormai abbondantemente superato il miliardo di euro per avere, alla fine, appena 15 km di Tram che funziona a costi elevatissimi? Mamma mia!
Ve l’immaginate i grillini, assieme ai sovranisti siciliani, che vanno a mettere il naso negli appalti miliardari della CMC delle strade Palermo-Agrigento e Caltanissetta-Agrigento? Due ‘mammelle’ infinite che non allattano più né il PD, né la Lega nazionale delle cooperative? Due mega-appalti che possono dare ancora ‘tanto’ (che meraviglia la ‘Giustizia’ di Palermo e Agrigento, no?) nelle mani dei grillini e dei sovranisti siciliani, con il serio ‘rischio’ che finisca la "mangiugghia" iniziata timidamente con Cuffaro e proseguita prima con il Governo del ribaltonista Raffaele Lombardo e poi con il ‘pupo’ Rosario Crocetta, manovrato dai ‘pupari’ del PD di Renzi, dal senatore Giuseppe Lumia e dalla Confindustria in salsa sicula di Antonello Montante e Giuseppe Catanzaro. 
Da sinistra: Erasmo vecchio, Massimiliano Musso, 
Franco Busalacchi e beppe De Santis

Prendiamo il magna-magna delle discariche degli industriali-munnizzari. E’ stato fatto un lavoro ‘certosino’ per dare alle fiamme oltre dieci impianti di compostaggio presenti in Sicilia per eliminare definitivamente l’idea ‘balzana’ della raccolta differenziata dei rifiuti, è stato fatto l’impossibile per tutelare gli interessi mafiosi nelle discariche… E mo i grillini e i sovranisti siciliani dovrebbero vincere le elezioni siciliane del 4 novembre? 

Che accadrebbe se vinciamo? Che tutto il lavoro fatto dal 2008 ad oggi in Sicilia dal più sputtanato centrosinistra d’Italia andrebbe perduto. Così Totò e Silvio fanno gli scongiuri in caso di vittoria dei grillini e dei sovranisti siciliani. Così ci spieghiamo quel che ha detto Coca coca bum bum: “I cinque Stelle sono come l’AIDS. Devono andare fuori dai coglioni”.  

Alla tua domanda rispondo: per quanto noi sovranisti costituzionali ci consideriamo strategicamente alternativi al M5S, siamo disposti ad un’alleanza tattica per cacciare gli oligarchi neoliberisti dal governo della nostra regione. Dimostrare che i due poli sistemici (centro-sinistra e centro-destra) sono minoritari in Sicilia, cacciarli dal potere, questa sarebbe una grande e salutare svolta. Un auspicio in vista delle elezioni nazionali di primavera.

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15.9.17

LA FECCIA POLITICA SICILIANA E’ TUTTA NEOLIBERISTA di Beppe De Santis

Ma, quale centrosinistra! Ma, quale centrodestra! La feccia politica siciliana è tutta neoliberista.

Così parla Beppe De Santis, oggi esponente di punta del Movimento Sovranista nazionale, economista ed esperto di sviluppo locale e già sindacalista della CGIL.


De Santis, oggi, si batte per l’attuazione integrale della Costituzione italiana del 1948. I Sovranisti, per la cronaca, puntano a realizzare tre obiettivi:

- l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea come ha fatto il Regno Unito;

- l’uscita dall’euro e il ripristino della sovranità monetaria;

- il ripristino della sovranità nazionale politica e popolare.

In Sicilia i Sovranisti sono tra i promotori del movimento-lista “Noi Siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana”. Di questa lista il candidato presidente della Regione è Franco Busalacchi. Tra i designati assessori vi sono l’economista keynesiano, Nino Galloni, e il filosofo, Diego Fusaro.
La feccia politica siciliana è serva dell’oligarchia neoliberista. Che domina e devasta l’Italia, l’Europa, il Sud e la Sicilia.

Tutta serva, vorace, succube, sodomizzata e sodomizzatrice, delle banche speculative.

Del finanzcapitalismo globalista ( Cfr. Luciano Gallino, “ Finanzcapitalismo-La civiltà del denaro in crisi”). Dell’uno per cento dell’umanità che si appropria di quasi tutta la ricchezza prodotta dalla restante umanità (Thoma Piketty, “Il Capitale nel XXI secolo”).

Delle multinazionali globali, che comandano il mondo al posto degli Stati de-sovranizzati (Ernesto Screpanti,”L’imperialismo globale e la grande crisi”).

Le multinazionali che hanno distrutto la nostra agricoltura e la nostra agro-industria.

Sostituendo al nostro cibo buono, pulito e giusto, cibo cangerogeno.

In Sicilia soltanto l’8% di quanto consumiamo deriva dai nostri prodotti siciliani. Uno scandalo, un obbrobrio.

Tant’è che, nell’ultimo decennio, hanno chiuso i battenti il 50% delle fattorie siciliane.

Altro che “forconi”. Ci vorrebbe una rivoluzione armata. Se ve ne fossero le condizioni.

GLI EUROPARLAMENTARI TUTTI PARASSITI E SERVI DEL NEOLIBERISMO EURISTA

La feccia politica siciliana. Tutta serva dell’oligarchia neoliberista europea.

Tutti i “nostri” europarlamentari - di destra, di centro e di sinistra, si fa per dire - hanno votato i TRATTATI EUROPEI.

Che introducono – nei nostri mercati, e, nelle nostre tavole-prodotti di minore qualità, prodotti in forme ultra - schiavistiche. Che distruggono definitivamente la nostra agricoltura. Il fondamento della nostra civiltà. L’olio tunisino, le arance marocchine, il grano canadese.

Maledetti criminali, manipolatori, impostori. Traditori della Patria e della nostra Terra. Che Dio vi maledica.

La feccia politica siciliana. Tutta serva del SIETEMA EURO. 

Che, prima di essere un sistema monetario errato e devastante, antipopolare, è UN SISTEMA DI POTERE, strumento eccellente dell’oligarchia finanzcapitalistica speculativa. Un sistema in crisi, da anni, almeno dal 2011 (Alberto bagnai, “Il tramonto dell’euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa”).

Sono stati - o lo sono ancora - europarlamentari siciliani: Nello Musumeci (“L’Onesto"), Saro Crocetta ( “Il Rivoluzionario”), Raffaele Lombardo (“L’Autonomista”), Giovanni La Via ( “Il Tecnico Neutrale”), Leoluca Orlando (“L’Antimafioso professionale”) e altri pericolosissimi parassiti di tal genia. Salvo Pogliese (Forza Italia), Salvatore Cicu (Forza Italia), Caterina Chinnici (PD), Michela Giuffrida (PD). E prima ancora altri: Rita Borsellino, Claudio Fava, Saverio Romano, Sonia Alfano, Giuseppe Castiglione, Francesco Musotto, Luigi Cocilovo, Giusto Catania.

SI TRATTASSE SOLTANTO DI TRASFORMISMO

Si mena scandalo sulle fesserie. Sui dettagli. Non sulle cose serie. E tragiche.

Si mena scandalo sul TRASFORMISMO. Che c’è, mirabolante, acrobatico, effervescente, spumeggiante, sistemico, pervasivo, disgustoso.

Quest’estate, sapete, il mitico Angelino Alfano si è laureato come campione mondiale dei saltafossi.

Ma, non è solo, e tanto, questione di trasformismo.

La questione centrale è che tutta la feccia politica siciliana è sostenitrice di UNA MEDESIMA STRATEGIA POLITICA, di una medesima strategia economica: la politica, e la politica economica neoliberista.

TAGLIATORI VITA, TAGLIATORI DI DEMOCRAZIA

Ecco, il punto. La politica di austerità (austerità per il Popolo e prebende per se stessi), la politica dei tagli dei posti di lavoro e dei salari, la politica di taglio delle pensioni, la politica di tagli della spesa pubblica in generale, la politica dei tagli alla scuola e all’università, la politica di tagli alla sanità, la politica di tagli ai servizi sociali, la politica di tagli, la politica de tagli ai Comuni, la politica di tagli alle infrastrutture viarie e logistiche.

Sono tagliatori di vita, tagliatori di speranza, tagliatori di futuro, tagliatori di teste.

Tagliatori di democrazia, tagliatori di sovranità (sovranità statale, sovranità popolare democratica, sovranità monetaria, sovranità alimentare), tagliatori di Costituzione, tagliatori di Statuto autonomistico.

TAGLIATORI DEI FIGLI.

L’ARMA DI RESISTENZA - pardon, di resilienza - DEL POTERE SICILIANO


Ogni anno vanno via dalla Sicilia circa 25.000 (venticinquemila!) siciliani, soprattutto giovani, in significativa parte altamente scolarizzati e laureati.

25.000 per 10 anni dà la cifra – da genocidio - di 250.000.

Ecco, il segreto del POTERE SICILIANO neoliberista.

Della resilienza dell’osceno potere siciliano.

Si mandano via diecine di migliaia di giovani siciliani all’anno.

La potenziale forza biologica, sociale, culturale e civica, che potrebbe mettere in minoranza, e battere questi delinquenti.

Come fu alla fine dell’Ottocento, dopo l’esplosione dei “Fasci siciliani”: milioni di siciliani scacciati nel mondo. Un esodo biblico.

Come fu a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, dopo la sconfitta del glorioso movimento contadino siciliano: milioni di siciliani scacciati nel mondo. Un secondo esodo biblico.

Così in questi orribili primi decenni del XXI secolo.

COMANDANO, CONTINUANO A COMANDARE, CACCIANDO I NOSTRI FIGLI DALLA NOSTRA TERRA

Così lorsignori continuano a comandare.

Mentre, tramandano il loro lurido potere politico-elettorale ai loro diretti pargoli. Senatore per senatore, deputato per deputato, scranno per scranno.

Il miserabile - e avido - Cardinale piazza come deputata al Parlamento nazionale la sua figliola.

Il miserabile - e ingordo - Lombardo piazza il suo pargolo come deputato all’Assemblea Regionale Siciliana.

Il miserabile - e ladrone - “Fregantonio” Genovese si appresta a piazzare la sua schiatta.

TUTTI GAGLIARDAMENTE SERVI NEOLIBERISTI


Nello Musumeci, Gaetano Armao, Gianfranco Miccichè, Giovanni Lagalla, Raffaele Lombardo, Saverio Romano, Totò Cuffaro, e i loro mediocrissimi affiliati, sono tutti servi del neoliberismo, portatori della medesima politica economica neoliberista. Possono solo continuare a tagliare, tagliare, tagliare. E, per loro, arraffare, arraffare, arraffare.

Leoluca Orlando (compreso il suo nuovo famiglio, il Magnifico Micari, fantasmatico e scarso candidato - per procura - a Governatore di Sicilia), Giovanni La Via, Firrariello e Castiglione, Schifani e Vicari, Crocetta, Cardinale, D’Alia, e, i deboli e grotteschi figuranti del PD siciliano a trazione renziana (che non cito per decenza) e i loro mediocrissimi affiliati, tutti servi del neoliberismo.

Così, la trasformistica e velleitaria armata Brancaleone, in via di accozzagliamento attorno all’improbabile candidato governatore Claudio Fava. Ultimi rimasugli della “Sinistra Sinistrata”. Picciotti di carriera , da trenta- quarat’anni al potere, in nome del Popolo lavoratore e antimafioso.

Perciò non c’è tanto il TRASFORMISMO, sistemico. 

C’è il NEOLIBERSMO, sistemico.

Ecco, cosa unisce e amalgama la feccia politica siciliana.

Che va conosciuta, contenuta, combattuta e distrutta.

Al più presto, in onore dei nostri padri, per la salvezza dei nostri figli.

Nelle prossime puntate, smonteremo uno per uno i loro programmi elettorali, tutti egualmente neoliberisti, antipopolari.



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I VIDEO DEL FORUM INTERNAZIONALE

Sono disponibili sul nostro canale you tube i video del Forum Internazionale, svolto a Chianciano Terme il primo settembre.

Li riportiamo di seguito:
 

Dalla Brexit all'affermazione di G. Corbyn
La parola a KUNLE OLULODE
(portavoce di Invoke Democracy Now)





 

Germania
Die Linke è un'alternativa alla socialdemocrazia?
La parola a INGE HÖGER 
(parlamentare della Linke)

 

Spagna
Podemos e la Catalogna: secessione o Spagna federale?
La parola a DIOSDADO TOLEDANO GONZALEZ
(coordinamento generale di Cataluña En Comu e portavoce di Socialismo XXI)

 

Francia
Un nuovo patriottismo: l'esperienza e la proposta di France Insoumise
La parola a GABRIEL AMARD e CHRISTIAN RODRIGUEZ 
(dipartimento esteri di France Insoumise)




* presto online anche il video della sessione dedicata alla Grecia, con Dimitris Mitropoulos.

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14.9.17

Sollevati o Popolo Sovrano di Roberto Garaffa

Pubblichiamo di seguito i versi dell'amico Roberto Garaffa, presidente del Consiglio Comunale di Modica e responsabile regionale per la Sicilia della CLN.
Sollevati o Popolo Sovrano
ribellati e sbriciola le catene 
che negano il tuo passato
che annullano il tuo presente
che inprigionano il tuo futuro
che annientano le tue speranze

Sollevati o Popolo Sovrano
tu puoi, ne hai la forza, ne hai la facoltà
ne hai il diritto, ne hai il dovere...
nulla potrà resisterti
la Sacra Carta laica ne sancisce il tuo inviolabile diritto
diritto calpestato, negato, tradito
da coloro ai quali hai dato mandato
hai riposto fiducia, affidato il destino,
le speranze, il futuro,  la vita...
gli stessi che si sono umiliati, venduti,
prostrati al potere di pochi, famelici, spietati divoratori di popolo....
gli stessi che, privi di ogni valore, per un briciolo di deviato e deviante potere, 
ti hanno ingannato, ti hanno venduto...

Sollevati o Popolo Sovrano
caccia via questi ignobili malfattori 
riappropriati del potere che ti spetta
e che ti è  stato ignobilmente usurpato

Sollevati o Popolo Sovrano
respira la tua libertà
eleva il tuo spirito, il tuo cuore, il tuo orgoglio e ribellati...
lo devi ai tuoi avi
lo devi ai tuoi figli
lo devi alla tua dignità calpestata! 
Roberto Garaffa

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13.9.17

SICILIA: SE VINCE BUSALACCHI di Pietro Attinasi*


II. Assemblea della CLN, tavola rotonda sulla Sicilia. Da sinistra: Franco Busalacchi, Nino Galloni, Pietro Attinasi, Roberto Garaffa e Beppe De Santis.

Tra le tante liste che si contenderanno il 5 novembre prossimo la Presidenza della Regione Siciliana e i 70 posti all'ARS, quella del movimento "Noi siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana" si distingue per il fatto che pone al centro del suo programma elettorale il rapporto paritario tra la Sicilia e l'Italia.

Rapporto sancito dallo Statuto dell'Autonomia, inserito a pieno titolo nella Costituzione la quale, anche solo per questo, fa dell'Italia una repubblica federale composta quanto meno dalla Sicilia e dall'Italia della penisola. 

Tale federalità peraltro è stata riconosciuta dal Patto politico sottoscritto nel luglio scorso a Palermo tra il suddetto Movimento sicilianista e il soggetto politico pluriregionale, per l'appunto la C.L.N. (Confederazione per la Liberazione Nazionale). 
Nel relativo documento è espressamente scritto, al punto 12, che 
«la completa e immediata attuazione dell’impianto originario dello Statuto speciale - con il ripristino di quegli istituti dello stesso che sono stati arbitrariamente aboliti e con l’attuazione di tutti i suoi istituti costituzionali - necessaria per la rinascita economica e sociale della Sicilia dev’essere concepita nella prospettiva di fare dell’Italia una autentica e democratica Repubblica federativa».
E comunque, se è vero che la Costituzione repubblicana è stata difesa a spada tratta dagli italiani nel referendum del 4 dicembre 2016, è vero di conseguenza che l'Autonomia Siciliana in essa prevista, dovrebbe essere, per tutti i democratici, ormai fuori discussione.

Ma c'è in giro ancora qualche siciliano, come tale Buttafuoco che, ledendo l'onore della patria - chiamata Buttanissima - si ostina ad affermare che lo Statuto sarebbe da abolire, accusando lo stesso di essere la causa del malessere della Regione anziché dire che le cose potrebbero stare esattamente al contrario. Che potrebbe essere stata la mancata attuazione dello Statuto ad avere provocato l'impoverimento economico, sociale e culturale della nostra Isola, come dicono Noi siciliani con Busalacchi.
Essi aggiungono che tale inadempienza non sia casuale, ma frutto della sottomissione della politica italiana ed europea alla finanza speculativa e alle multinazionali. Costoro impongono infatti il perseguimento dei loro interessi privati finanzcapitalistici ai governi nazionali. 

Gli stati nazionali, al di là delle apparenze, risultano pertanto privi di qualsiasi sovranità territoriale, democratica e popolare. Tipico esempio, in Europa persino l'emissione della moneta, l'euro, è stata privatizzata.  

Busalacchi, in materia di autonomia regionale speciale di cui gode la Sicilia, sostiene che, se vince lui e sua lista, non ci sarà più alcuna sottomissione del governo e del parlamento siciliano agli ordini del governo romano e/o bruxellesiano, se questi ordini o direttive o leggi non rispettino i diritti del popolo siciliano sanciti nella Costituzione. 
Ogni residuo di quella sovranità popolare appartenuta per secoli al Regnum Siciliae, e oggi ancora riconosciuta dalla suprema legge repubblicana in molte materie, sarà difesa senza tentennamenti. 
Se vincerà Busalacchi non potrà più essere consentito dunque ai partiti nazionali, per esempio, di commissariare la Sicilia con l'imposizione di assessori al bilancio della Regione, come di recente successo ad opera del PD nelle ultime due legislature. Con Bianchi, inviato da Bersani. E con Baccei, inviato da Renzi.
E si comincerà col rivendicare dal governo nazionale il pagamento immediato del debito di ben 154 miliardi di euro, accumulatosi in ben 25 anni di parziali rimborsi delle tasse spettanti alla Regione. I tagli alle spesa pubblica nazionale non possono essere i siciliani a pagarli con il loro mancato sviluppo. Sia chiaro.
La sua lista, con il motto "Sicilia Libera e Sovrana", propone senza termini infatti al popolo siciliano la volontà di volere cambiare la politica macro-economica nazionale, facendo proprie le  teorie keynesiane che sono tutto il contrario del liberismo, sposato da tutti i partiti di destra, di centro e di sinistra esistenti in Italia. La spesa pubblica dovrà servire a finanziare i servizi per il benessere collettivo.
Di tale liberismo, d'altronde, l'UE e la moneta della Banca Centrale Europea – l'euro -  sono gli strumenti privilegiati, con i quali viene esercitato quel dominio che rende poveri i territori ritenuti marginali quali la Grecia e la Sicilia, per intenderci.
Libertà e sovranità sono intese perciò come estrinsecazione, come attuazione, dei principi costituzionali che caratterizzano l'esistenza politica stessa della Sicilia.
E in tal senso si farà in modo che qualsiasi vincolo, patto nazionale o trattato internazionale dovrà essere compatibile con il diritto del popolo siciliano a vedere soddisfatti i propri bisogni collettivi, il proprio bene comune, in tutti i campi. 
Lavoro per tutti, scuola, sanità, previdenza, strade, ferrovie, aeroporti, porti, agricoltura, industria, commercio, turismo, lingua, storia, arte, cultura, accoglienza, servizi di assistenza sociale dalla culla alla tomba.
Insomma: dare ai siciliani gioia di vivere e ottima qualità della vita, affinchè non siano costretti ad emigrare.
Perchè Noi siciliani non dovremmo avere nel nostro territorio l'alta velocità ferroviaria?
Perchè non la nostra compagnia aerea di bandiera?
E scuole a tempo pieno, e strade rotabili che siano tali, senza buche? 
Perchè Noi siciliani dovremmo continuare a essere considerati dallo Stato cittadini di serie B?
Dateci i nostri soldi, dice in sostanza Busalacchi ai governanti italiani, e provvederemo ai nostri bisogni, con il nostro potere legislativo esclusivo nelle materie previste dall'art. 14 del nostro Statuto: 
a) agricoltura e foreste;b) bonifica; c) usi civici; d) industria e commercio, salva la disciplina dei rapporti privati; e) incremento della produzione agricola ed industriale; valorizzazione, distribuzione, difesa dei prodotti agricoli ed industriali e delle attività commerciali; f) urbanistica; g) lavori pubblici, eccettuate le grandi opere pubbliche di interesse prevalentemente nazionale; h) miniere, cave, torbiere, saline; i) acque pubbliche, in quanto non siano oggetto di opere pubbliche d'interesse nazionale; l) pesca e caccia; m) pubblica beneficenza ed opere pie; n) turismo, vigilanza alberghiera e tutela del paesaggio; conservazione delle antichità e delle opere artistiche; o) regime degli enti locali e delle circoscrizioni relative; p) ordinamento degli uffici e degli enti regionali; q) stato giuridico ed economico degli impiegati e funzionari della Regione, in ogni caso non inferiore a quello del personale dello Stato; r) istruzione elementare, musei, biblioteche, accademie; s) espropriazione per pubblica utilità. 

E tenetevi pure le vostre Prefetture - egli dice spesso nei suoi discorsi - visto che in Sicilia, per Statuto (art. 31) e dunque per Costituzione, al mantenimento dell'ordine pubblico provvede il Presidente della Regione a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l'impiego e l'utilizzazione, dal Governo regionale. 
Franco Busalacchi

Ma al di là delle diagnosi, e delle questioni metodologiche, volendo entrare nel merito, quali sono le proposte concrete da parte di Franco Busalacchi, ex dirigente dell'amministrazione regionale, in pensione da diversi anni, per contrastare seriamente "lo stato di sofferenza, di disagio sociale e civile e di diffusa povertà – sono sue parole -  in cui si dibatte la Sicilia?". 
Quali gli argomenti che egli stesso porta a favore della sua candidatura? 

Egli dice no al voto di scambio. Chiede per sè e le sue liste il voto di opinione. E si rivolge soprattutto a chi, schifato, da diverso tempo non fa più politica, e a chi non va più a votare. 
Ha fatto il conto che conviene alla attuale casta politica l'astensionismo dei siciliani. Più si riduce infatti il numero dei votanti e più i clienti, che a votare ci vanno, hanno vita facile e guadagnano privilegi.
Votare per lui, come recita un suo volantino significa:
  • ridare dignità alla politica da intendere come servizio;
  • riformare l'amministrazione regionale all'insegna del miglioramento della qualità dei servizi pubblici;
  • riorganizzare gli enti locali, ausiliari e strumentali ("restituire gli enti locali al loro ruolo fondamentale di presidio e luogo deputato della democrazia partecipata dei cittadini");
  • recuperare tutti i crediti della Regione (compresi i 154 miliardi di euro dovuti dallo stato, ndr);
  • istituzione della moneta complementare;
  • gestione pubblica dell'acqua;
  • dare priorità alla sanità pubblica rispetto a quella privata, 
  • gestire i rifiuti come risorsa economica;
  • produrre e vendere siciliano, con un no secco all'introduzione di prodotti extracomunitari e con la verifica igenico-sanitaria di quelli comunitari che non facciano però concorrenza sleale a quelli siciliani;
  • trasferimento di tutta l'istruzione elementare alla Regione;
  • migliorare la qualità della vita in un ambiente vivibile, a partire dalla messa al bando dell'energia fossile e con l'incremento dell'energia solare;
  • completare il processo di infrastrutturazione dell'Isola (autostrade, strade, aeroporti e porti);
  • risolvere definitivamente il problema del precariato negli enti locali con il totale assorbimento in un unico ruolo, misura da lui considerata di "pubblico interesse";
  • assorbimento di tutti i precari stagionali nella istituzione di un ruolo unico dei servizi del territorio (boschivi, forestali, manutentivi e di mitigazione ambientale);
  • migliorare la qualità del turismo sviluppando il nesso inscindibile con beni culturali, storia, lingua, natura, formazione e pratica dell'ospitalità.
* Pietro Attinasi è uno dei portavoce della lista Noi siciliani con Busalacchi - Sicilia Libera e Sovrana

Per completezza delle informazioni visitare il il sito: www.noisicilianiconbusalacchi.it.
Per lo Statuto Siciliano vai alla pagina: https://www.ars.sicilia.it/home/Statuto.pdf

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