ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

18.7.17

8 PUNTI PROGRAMMATICI PER RISORGIMENTO SOCIALISTA


Pubblichiamo qui un contributo programmatico sottoscritto da alcuni iscritti e dirigenti di Risorgimento Socialista, che puntualizza la linea politica socialista e sovranista che è comune anche alla Cln e che motiva l'adesione di Risorgimento Socialista alla nostra federazione. 
Tale documento, pur essendo finalizzato al confronto interno a Risorgimento Socialista, ed in particolare al consolidamento delle sue strategie programmatiche ed operative, viene da noi pubblicato perché gli otto punti programmatici in esso specificati sono del tutto coerenti con gli obiettivi della nostra Confederazione
E' quindi auspicabile che i contenuti di detto documento vengano resi noti ad una platea più larga, e che la sua pubblicazione assuma il significato di sostegno, da parte della Cln, al confronto avviato da questi compagni dentro Risorgimento Socialista.

8 PUNTI PROGRAMMATICI PER RISORGIMENTO SOCIALISTA

Un documento politico per Risorgimento Socialista proposto da:

Riccardo Achilli, Giuseppe Angiuli, Thomas Del Monte, Angelo Fontanella, Federica Francesconi, Angelo Milano, Mattia Morelli, Monica Notari, Mauro Poggi, Paolo Zacchia, Antonio Zito

 
«La gravità e la profondità della crisi economica e sociale che le società capitaliste stanno vivendo, dovuta alle imminenti innovazioni tecnologiche (sintetizzate nel termine giornalistico di Industria 4.0 e che rivoluzioneranno la struttura del mercato del lavoro e le stesse relazioni sociali), nonché gli effetti della globalizzazione (dalla liberalizzazione del commercio, all’euro, alle migrazioni) sempre più spesso considerate “inevitabili” e “positive” dalla sinistra “ufficiale”, stanno producendo una ristrutturazione di portata storica della società.

Una ristrutturazione che sta verticalizzando gli assetti di potere economico e politico, tanto da creare un potere oligarchico e tecnocratico tale da svuotare di contenuti le nostre democrazie parlamentari e distruggere gli organismi di rappresentanza intermedia.

Davanti a noi si stagliano scenari neo-feudali, in cui masse di esclusi, privati persino della loro identità sociale e nazionale, premeranno, affamati, contro le mura ben custodite di élites tecnocratiche ristrette. L’abbandono dell’approccio di classe da parte della sinistra ufficiale, che preferisce parlare genericamente di “lavoratori” o di “oppressi”, senza identificare le specificità delle dinamiche sociali, conduce allo stesso individualismo metodologico del neoliberismo (attraverso la narrazione di diritti civili finanche cosmetici) e dimostrandosi antistorica ed inadeguata ad affrontare la realtà attuale.

1. UN APPROCCIO DI CLASSE.

L’abbandono dell’approccio di classe da parte della sinistra ufficiale non consente di porre attenzione alla reale ed attuale necessità, costituita dalla tutela dei ceti medi in caduta libera, dell’ancora presente proletariato industriale, oltre che di classi sociali emergenti, che si collocano in posizioni ambigue ed intermedie rispetto alle vecchie definizioni di proletariato e piccola borghesia, come il precariato cognitivo, o i lavoratori della share economy.

2. NO AI TRATTATI U.E., NO ALL’EURO.

Un moderno partito del socialismo italiano deve saper prendere posizione in modo netto contro la globalizzazione, contestandone le cause, i sintomi ed i falsi rimedi. Stesso netto approccio critico meritano i trattati europei che istituiscono l’area di libero scambio, mediante la moneta unica euro. Nessuna critica all’Europa dei popoli, ma una severa contestazione delle politiche economiche modellate dal gioco “follow the leader” del mercantilismo tedesco, del mancato filtro all’accoglienza ed all’immigrazione, con la dovuta solidarietà verso i rifugiati e con un intelligente filtro di accesso alla componente economicamente più utile dell’immigrazione, a protezione dei valori di solidarietà, apertura e giustizia sociale, che restano patrimonio definitorio del socialismo.

3. NO ALL’IMMIGRAZIONE SENZA REGOLE, SI AL LAVORO E A WELFARE PER I LAVORATORI ITALIANI.


Il fenomeno dei flussi migratori incontrollati è sicuramente il prodotto del capitalismo nella fase imperialistica; tuttavia, per un’analisi sufficientemente obiettiva, occorre altresì affermare con chiarezza che detta forma di immigrazione incontrollata è strumentalizzata da poteri oligarchici come un novello “cavallo di Troia”, con il fine ormai chiaro di indebolire ulteriormente le già fragili economie dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, fino a causarne il tracollo. Far ricadere la gestione dell’attuale crisi migratoria internazionale sulla sola Italia significa assestare un duro colpo al suo stato sociale, che non gode di buona salute ed è attaccato, dall’interno e dall’esterno, dai sostenitori di un modello neoliberista – e disumanizzante – dell’economia. Immettere un numero altissimo di esseri umani in un sistema sociale ed in un mercato del lavoro già traballante, significa attuare una pianificazione volta a minarne le strutture portanti, sia a favore dei lavoratori italiani, sia degli immigrati inseriti ed integrati nella nostra società, mediante parametri realmente solidaristici e non di mera facciata.

4. LA DIMENSIONE NAZIONALE E LA RIAFFERMAZIONE DELLA DEMOCRAZIA.


Occorre tornare ad una dimensione nazionale e profondamente democratica della lotta politica e di classe, in quanto unica ad essere vincente; è noto, infatti, che i consessi sovranazionali non offrono, deliberatamente, alcun luogo istituzionale o sociale in cui condurre una battaglia politica in difesa dei lavoratori.

Il nostro sistema costituzionale e parlamentare, originario ed indipendente, si trova a Roma, non certo a Bruxelles, dove operano sedicenti consessi parlamentari privi di iniziativa legislativa, oltre a pseudo-istituzioni autoreferenziali che funzionano soltanto come camere di compensazione delle dispute fra i singoli interessi nazionali.

I cittadini che vogliamo rappresentare non sono un’entità metafisica che girovaga, senza patria né radici, a cavallo delle frontiere, ma vivono nel nostro Paese.

5. NESSUNA ALLEANZA È POSSIBILE CON LA SINISTRA ATTUALE: RIFONDARE IL SOCIALISMO ITALIANO.

Il ceto medio acculturato e globalizzato, che ha fornito finora la base di consenso a sellismi e boldrinismi vari, non è certo il referente di un moderno socialismo fondato sulla lotta di classe.

Il compito politico-programmatico che ci attende è enorme. Si tratta di una battaglia importante e dura, rispetto a cui gli strumenti di analisi ed elaborazione della sinistra tradizionale si sono gravemente impoveriti nell’ultimo quarto di secolo, rimpiazzati, purtroppo, da populismi aggressivi e forieri di lacerazioni sociali.

Una battaglia difficile si vince con uno sforzo di lungo periodo, volto a ricostruire culturalmente le basi politiche del socialismo, distrutte da tempo, senza che le iniziali difficoltà di penetrazione del nostro messaggio ci tolgano entusiasmo e senza farsi abbagliare da tentazioni elettoralistiche ed opportunismi del momento.

La battaglia per una società più giusta va condotta guardando negli occhi i nostri interlocutori sociali, ricostruendo, nei loro confronti, la credibilità del socialismo, apparsa a molti perduta dalle varie versioni blairian-riformiste di una sinistra in realtà rivelatasi prona alle volontà della Finanza e del Capitale.

La credibilità si conquista con la coerenza delle azioni e ci impone, in primo luogo, di non oscillare, di avere una posizione ferma sulla contestazione delle reali cause delle nostre difficoltà: i trattati di libero scambio in Europa e dell’Euro.

6. PER UN MOVIMENTO SOCIALISTA DAVVERO ATTRATTIVO: NO ALLE ALLEANZE POLITICHE INCOERENTI.

Affinché RISORGIMENTO SOCIALISTA possa essere identificato con la generale volontà di ricostituire la cultura politica del socialismo italiano, occorrerà che il gruppo dirigente del nostro partito dimostri in ogni momento di informare le proprie scelte politiche a principi di serietà, coerenza e fermezza dinanzi a tutti i passaggi decisivi che ci separano dalle elezioni politiche del 2018, evitando di oscillare in modo erratico fra posizioni e prospettive politiche contraddittorie se non inconciliabili e, soprattutto, evitando di venire meno a qualsiasi accordo politico già siglato con altre forze politiche o coalizioni.

Non riteniamo opportuno che RISORGIMENTO SOCIALISTA offra sponde politiche ad operazioni di natura manifestamente elettoralistica e trasformistica, come si è rivelato l’incontro recentemente svoltosi il 18 giugno scorso al Teatro Brancaccio a Roma, in cui è stato riproposto il consueto e consunto schema – che tante volte abbiamo visto all’opera negli anni scorsi, con esiti catastrofici - della sinistra buonista e compassionevole, tutta integrata dentro gli schemi culturali della globalizzazione neo-liberista e dei suoi trattati euro-atlantici, la cui espressione identitaria si riduce a vuoti slogan o ad astratte petizioni di principio, suggestive ma sterili, come la rivendicazione di una maggiore giustizia sociale.

Non riteniamo politicamente opportuno che il gruppo dirigente di RISORGIMENTO SOCIALISTA possa finanche pensare di discutere, anche solo come mera eventualità, dell’opportunità di partecipare e dare il suo contributo alle inutili e stucchevoli operazioni di ricostruzione di una sedicente sinistra europeista, a vocazione governista/ministerialista, oggi collocata solo per ragioni tattiche contingenti a “sinistra” del PD renziano ma manifestamente priva di qualsiasi riferimento a contenuti fondanti, come il deciso NO ai trattati ordo-liberisti sui quali è stata edificata l’Unione Europea, un’Unione sorta al servizio del capitale finanziario e della sua libertà incontrollata di circolazione, a tutto discapito dei popoli europei.

Da questo punto di vista, pure rispettando l’autonomia decisionale dei compagni siciliani di RISORGIMENTO SOCIALISTA, consideriamo un grave errore politico la loro scelta – apertamente avallata dal coordinatore nazionale del nostro partito – di dare vita ad una “lista unitaria di sinistra” da presentare alle prossime elezioni regionali di novembre e fondata sul mero richiamo di appartenenza identitaria e a schemi ideologici ormai desueti e non più in grado di consentirci di leggere correttamente l’attuale fase, tutta incentrata sulla lotta per la riconquista della sovranità popolare nei confronti di un potere oligarchico trans-nazionale incarnato nelle istituzioni comunitarie con sede a Bruxelles.

Confidiamo nel fatto che la scelta siciliana possa essere stata in qualche modo imposta dalle circostanze, ma l’esperienza italiana ed europea di questi anni ci fa obbligo di rilevare come l’unica proposta autenticamente innovativa proveniente dall’area che un tempo si era soliti definire – più propriamente di oggi – “sinistra” sia oggi quella espressa dalla C.L.N. (Confederazione per la Liberazione Nazionale), un gruppo di forze che, pur con gli inevitabili limiti legati alla fase dell’avvio, si sta comunque sforzando di affrontare seriamente questioni nuove e decisive quali la (presunta) unità europea, l’immigrazione di massa e il recupero di una sovranità nazionale in chiave solidaristica, privilegiando l’analisi concreta rispetto alla vacua ripetizione di slogan improntati a quel “politicamente corretto” che risulta, a sua volta, espressione di quella sovrastruttura ideologica edificata dal sistema capitalista, contro cui siamo chiamati a lottare.

7. Moneta, banche, credito

Di recente in Italia in occasione del salvataggio di Monte Dei Paschi di Siena e altre banche italiane colpite dalla crisi abbiamo assistito alla centralizzazione dei capitali con il sostegno dello Stato ed a spese dei contribuenti. Altri salvataggi di questa fattura potranno seguire. Così mentre le perdite per le operazioni di salvataggio saranno accollate ai contribuenti, contemporaneamente grossi gruppi bancari assorbiranno la “parte buona” delle banche in crisi avvantaggiandosene in un processo di centralizzazione dei capitali “sovvenzionato” in definitiva dai cittadini e dai lavoratori.
Tutto questo non è accettabile.
Il nostro progetto politico punta a creare un sistema in cui il settore creditizio pubblico possa essere volano di sviluppo.
Vogliamo una Europa dei Popoli e siamo per creare un sistema assai differente in cui le Banche di interesse strategico diventino pubbliche. Vogliamo che il sistema pubblico punti a proteggere le Banche Popolari e le Casse di Risparmio, in un’ottica comunque di sistema misto pubblico-privato nel settore del credito. Siamo a favore della trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in un vero e proprio soggetto pubblico di finanziamento di progetti di sviluppo infrastrutturale ed imprenditoriale, andando oltre il suo ruolo attuale di finanziatore degli enti locali, finanziandosi integralmente fuori dal debito pubblico, sul modello della tedesca Kfw.

8. UNA COALIZIONE DI FORZE PATRIOTTICHE.


La nostra lotta politica proseguirà dentro RISORGIMENTO SOCIALISTA. Noi profonderemo tutti i nostri sforzi, nel medio periodo, verso il consolidamento di una nuova coalizione di forze autenticamente socialiste, patriottiche ed anti-liberiste, sul modello della coalizione patriottica francese “La France Insoumise” guidata dal compagno Jean-Luc Mélenchon e tutte unite dal desiderio di liberare il nostro Paese dalla gabbia dei Trattati ultra-liberisti della Unione Europea».


13 Luglio 2017

Riccardo Achilli, Giuseppe Angiuli, Thomas Del Monte, Angelo Fontanella, Federica Francesconi, Angelo Milano, Mattia Morelli, Monica Notari, Mauro Poggi, Paolo Zacchia, Antonio Zito


2 commenti:

  • mastarnal scrive:
    18 luglio 2017 12:01

    Il documento è condivisibile anche perché va oltre la linea sovranista nazionale e pone come obiettivo "il consolidamento di una nuova coalizione di forze autenticamente socialiste, patriottiche ed anti-liberiste" non menzionando nemmeno la parola sovranismo che per me resta fuorviante.

  • Anonimo scrive:
    26 luglio 2017 10:12

    Cosa si intende per "vogliamo una europa dei popoli"?
    Ci può essere sovranità in una europa unita?
    Io credo di no.
    Europa unita significa rinuncia alla Costituzione del 1948.
    GRVISSIMO ERRORE.
    Dobbiamo riportare in vigore la Costituzione tale quale a quella del 48, e proseguire lo sviluppo nazionale nei dettami della stessa.
    Sovranità.
    Lavoro.
    Diritto alla istruzione.
    Diritto alla sanità.
    Tutela del paesaggio.
    Libertà e non liberismo o beni comuni.

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