ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

25.6.17

Sui nodi della Cln. Un commento da esterno di Alessandro Chiavacci

Domenica 18 si è svolto a Roma il Direttivo nazionale della Confederazione per la Liberazione Nazionale, che è al momento presente, per chi non ne fosse informato, una confederazione fra alcune forze presenti in diverse zone d’ Italia (specie al Centro e al Sud, notava qualcuno).

Essendo stato invitato in qualità di osservatore, insieme ad altri, ho forse la possibilità, non avendo vincoli di appartenenza, di manifestare un commento se non obiettivo, almeno sincero. E questo commento cercherà di concentrarsi sui nodi emersi nella discussione piuttosto che su una narrazione strettamente cronologica dello svolgimento della discussione.

Il primo nodo affrontato è quello della organizzazione della Cln. Franz Altomare, che relaziona sull’argomento è molto, molto interlocutorio. E’ necessaria una organizzazione strutturata, verticistica, con cariche individuate e responsabilità precise, o una organizzazione più flessibile? Le decisioni verranno prese con una maggioranza del 50% o del 60%? Le organizzazioni confederate saranno rappresentate con “una testa, un voto” o con un criterio che tenga conto della rappresentatività effettiva di ogni organizzazione?

Questo modo di presentare il problema dell’organizzazione suscita il mio scandalo, e quando me ne danno la possibilità, provo ad esprimerlo. “L’ Italia è in una crisi drammatica e distruttiva- cito aspetti economici e quello dell’immigrazione di massa- e ancora non si comprende la necessità della creazione di un soggetto politico, di una VOLONTA’ organizzata? Mi sembra preoccupante, soprattutto come sintomo. Questo modo di presentare il problema fa da pendant all’idea di Stefano D’ Andrea e il suo FSI di rimandare la costruzione dell’alternativa ad una imprecisata affermazione elettorale successiva al 2022, o all’idea sostenuta da Ugo Boghetta che il tempo della Cln sia quello successivo alla futura affermazione e successiva sconfitta dei 5 stelle, sono cioè manifestazioni della accettazione della sconfitta presente”. “ Il movimentismo- aggiungo-, cioè l’idea che l’alternativa possa emergere spontaneamente dall’aggregarsi dei movimenti sociali, è una forma di liberalismo, è la versione proletaria di Adam Smith.”

Tuttavia il mio intervento non desta particolare impressione. Comprendo più tardi che il mio intervento era almeno in parte ingeneroso. E’ vero- a mio avviso- che la CLN è indietro nella costruzione di un soggetto e di una VOLONTA’ organizzata, ma questo deriva anche dalla modalità che si è individuata per la crescita dell’organizzazione, che ha privilegiato la costruzione di realtà ben radicate sul territorio piuttosto che una realtà formalmente organizzata ma priva di gambe. “Noi Mediterranei”, il gruppo confederato presente in Sicilia, sembra già un pezzo avanti nel radicamento sul territorio, tanto che alle recenti elezioni comunali, grazie all’esperienza e alle relazioni sociali maturate da Beppe De Santis, leader comunista e sindacale di lungo corso, è riuscito a presentare liste di ispirazione sovranista in molti comuni, ottenendo nella maggior parte dei casi risultati a due cifre.

Almeno su una questione organizzativa c’è però unanime consenso: sul fatto che l’eventuale ammissione di altri eventuali gruppi nella confederazione verrà decisa dagli stessi soggetti già organizzati: avverrà cioè “per cooptazione”, e non sulla base di vaghi manifesti politici ai quali un giorno tutti aderiscono per trovarsi separati il giorno dopo. E’ un caso in cui il “ius sanguinis” mi sembra una valida forma di precauzione...

La seconda questione in discussione è quella della presenza elettorale alle prossime elezioni. Luca Massimo Climati, di Cerveteri Libera, una associazione che è riuscita ad avere un discreto radicamento sociale nella città laziale, propone un lungo manifesto per sostenere la presentazione di una eventuale lista di “Italia Ribelle e Sovrana” alle prossime elezioni politiche. La convinzione di molti, compreso Moreno Pasquinelli, che la fase di espansione del Movimento 5 Stelle si sia conclusa (la mia domanda è se ci fosse bisogno di aspettarla…) spinge molti a convincersi dell’opportunità di presentare una lista, quella di “Italia Ribelle e Sovrana” alle prossime elezioni politiche. “Le idee politiche- dice Beppe De Santis- non possono rimanere solo opzioni teoriche. Hanno bisogno di confrontarsi con la risposta che danno i cittadini”. E le prossime elezioni regionali siciliane, del 5 novembre 2017, alle quali sarà presenta la lista di “Sicilia Ribelle e Sovrana” saranno il test fondamentale per decidere sulla eventualità della presentazione della lista alle elezioni politiche, e la mia impressione è che “Sicilia Ribelle e Sovrana” abbia discrete possibilità di affermazione.


In definitiva stiamo assistendo al formarsi per la prima volta di una formazione politica sovranista e contemporaneamente popolare, grazie alle esperienze di “Noi Mediterranei” in Sicilia, di Luca Massimo Climati a Roma e Cerveteri, alla esperienza nei Comitati per il No al referendum in Umbria e Toscana. Una formazione forse capace, per la prima volta, di parlare alla gente. “Non parleremo astrattamente di Euro, di Unione Europea e di teorie economiche-dice Beppe De Santis- ma faremo comprendere come la lotta per i servizi sociali, per l’occupazione, per il rilancio dell’economia locale sia legata alla necessità di uscita dall’ Euro e dall’ Unione Europea”. Nobile intenzione, mi viene da dire, ma non c’è il pericolo che le intenzioni di base, che sono certamente anti euro e anti unione, si diluiscano nel tentativo di farsi “comprendere dalla gente”? Chi vivrà vedrà.

La discussione prosegue con il terzo punto all’ordine del giorno, quello della vertenza Alitalia, su cui relaziona Fabio Frati, dirigente della Cub Trasporti e protagonista della recente vittoria al referendum sul contratto Alitalia. Dovendomi assentare per motivi personali, non posso relazionare sull’argomento.

Fin qui uno scorcio di cronaca commentata sul Direttivo del 18 giugno. Voglio invece adesso trattare uno dei nodi con cui a mio parere CLN si deve confrontare.


Lega/ Sinistra-Destra

Beppe De Santis ricordava con una certa soddisfazione che Noi con Salvini non aveva avuto successo in Sicilia. A parte che per un partito nato “per l’indipendenza della Padania” prendere il 6% a Lampedusa, dove peraltro l’opposizione alla sindaca immigrazionista e sorosiana era rappresentata da un’altra lista, con ben altro radicamento e successo, non mi sembra un grande fallimento; tuttavia mi sembra che il problema del rapporto con la Lega sia ancora tutto da impostare. Alcuni microgruppi sovranisti, per il momento inesistenti a livello nazionale, quali quello di Marco Mori o il Fronte Sovranista di Stefano D’ Andrea auspicano la scomparsa della Lega, convergendo almeno su questo con Juncker, Renzi e Papa Francesco, illudendosi così che si apra spazio per i “veri sovranisti”, che sarebbero loro. Marco Mori, per esempio, pensa che siano sufficienti un paio di ricette economiche (peraltro discutibili) come “espandere la spesa pubblica finanziata attraverso l’emissione di moneta dalla banca centrale” per fare la “Riscossa Italiana”. Direi che qualcuno non si è ancora misurato con l’esistenza della Legge del Dire e del Fare, quella per cui Fassina, autore di una delle migliori analisi critiche dell’Unione Europea e dell’ Euro, non è nemmeno riuscito a presentare una mozione di minoranza al congresso di Sinistra Italiana.

Il dirigente comunista francese di lungo corso, Gérard Filoche ha recentemente affermato che l’attacco che Macron sta portando al salario “E’ il più grave DELLA STORIA”. In effetti, Macron intende “privatizzare il welfare”, e dunque ridurre il salario indiretto, mettendo qualche euro in più in busta paga e riducendo notevolmente i contributi sociali e previdenziali. In realtà, le conseguenze della elezione di Macron sono molto più gravi. Vuole rilanciare notevolmente la competitività francese, rafforzando l’asse franco-tedesco e dicendo “ciao ciao” alle speranze renziane di un ammorbidimento della politica economica della Ue; spinge per la creazione della Difesa Comune Europea; prepara l’intervento militare in Siria. Al cui segue la domanda: “Allora, monsieur Filoche, perché non avete votato Marine Le Pen al ballottaggio…?

La sinistra francese aveva la possibilità di scegliere fra la candidata “di destra”, il cui programma economico era sostanzialmente uguale a quello di Mélenchon, e il candidato centrista, Macron, con un programma ultraliberista. Non c’è da stupirsi se lo sta realizzando.

In Italia, c’è un paradigma che ormai da un quarto di secolo, impedisce di creare una opposizione efficace alla sinistra neoliberista. Questo è il paradigma “Sì, ma non con la destra”.

Grazie a questo “paradigma” abbiamo ottenuto le seguenti conquiste (le date possono essere imprecise, ma è bene ricordare i fatti perché l’assenza di memoria è un corollario necessario del rifiuto di costituirsi come Soggetto):

1993 Privatizzazione delle banche pubbliche
1995 Riforma Dini delle pensioni
1996: Privatizzazione dell’industria pubblica
1996 Legge Treu e lavoro interinale
1996 Riforma Berlinguer della scuola (autonomia, presidi manager e tutto il resto)
1998, adesione all’Euro
1999, guerra nel Kosovo
2008, riforma Fornero
2012, adesione al Mes (da notare, con l’opposizione della Lega all’unanimità, nessun astenuto e nessun favorevole, e il voto a favore del Pd all’unanimità, nessun contrario nessun astenuto)
2013 adesione al Fiscal Compact, come prima: Lega no all’unanimità, Pd, sì all’unanimità
2013 inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione: Lega e Pd come sopra.

(va però ricordato che la Lega nella persona dell’ on. Calderoli, è stata la prima firmataria della legge per l’applicazione del pareggio di bilancio: coerente con la loro visione liberista, e comunque è diverso dall’inserirlo in Costituzione)
2015 Buona scuola e privatizzazione delle assunzioni nella scuola
2015 Jobs act e precarizzazione di tutto il lavoro
2016 Riforma Madia e privatizzazione di tutte le attività pubbliche “non strategiche”.

Ho sicuramente dimenticato qualcosa, ma quello che mi sento di dire è che ormai chi ancora ragiona con la bussola del “destra-sinistra” va trattato come merita, cioè come un avversario. Che lo faccia perché teme per la sua rispettabilità sociale, perché fa parte di aree di lavoro che si ritengono garantite, perché è situato fra i privilegiati del sottobosco della politica, non importa. Liberarsi di questa gabbia è la prima cosa da fare oggi.

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