ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

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31.7.17

SICILIA: E QUESTA SAREBBE LA SINISTRA ALTERNATIVA? di S.St.

In vista delle elezioni regionali siciliane del 5 novembre, si è svolta ieri a Palermo l'annunciata assemblea per una lista della "sinistra alternativa siciliana". 
L'assemblea vedeva assieme  il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito Comunista Italiano (ex-cossuttiani), i civatiani di Possibile, Azione Civile di Ingroia —Ingroia, nominato da Crocetta, è a tutt'oggi al vertice di una società regionale— Risorgimento Socialista e cespugli sinistrati vari. 
Non disponiamo del documento di accordo approvato, ma siamo certi che non riserverà sorprese: la solita minestra riscaldata sinistrese, la solita fuffa generalista sui diritti, il fondamentalismo dell'accoglienza per i migranti, il lamento per le ingiustize sociali, la retorica democratica in difesa della Costituzione. Temiamo che niente verrà detto sulla rimozione delle cause del disastro sociale, quindi sulla necessità di uscire dalla gabbia neoliberista dell'euro. Nulla sul fatto che non ci può essere sovranità popolare né applicazione della Costituzione senza ripristinare la sovranità nazionale italiana e nel suo seno di quella del popolo siciliano.
La decisione presa dall'assemblea è che l’editore Ottavio Navarra, [nella foto più sotto] ex-parlamentare PDS, sarà il candidato alla presidenza della Regione della lista di "sinistra alternativa al PD e alle destre".

Ma... c'è una sorpresina. Lo stesso Navarra si è detto pronto a farsi da parte se, in prospettiva, si farà strada un accordo con Sinistra Italiana e MDP-Articolo 1 di Bersani e D'Alema.  
Leggiamo infatti sul Giornale di Sicilia on line di ieri:
«PALERMO. Prove tecniche di sinistra in vista delle regionali di novembre in Sicilia. I comitati siciliani di «Possibile», insieme a Rifondazione comunista e Azione Civile dicono no alle politiche del Pd e a Rosario Crocetta e lanciano una lista che unisca il mondo civico e quello politico di sinistra per costruire un progetto credibile e alternativo con la candidatura di Ottavio Navarra alla carica di governatore della Sicilia.
E’ quanto emerso nel corso della convention che si è svolta oggi a Palermo. La sinistra guarda e punta a una coalizione, con un proprio candidato presidente, che annoveri al proprio interno anche Sinistra Italiana e Mdp-Art 1. Non a caso proprio Navarra, che l’assise ha designato candidato in pectore alla Presidenza, è pronto a fare un passo indietro in caso di un ok degli "alleati» alla costruzione di un progetto comune che metta al centro dell’agenda politica i diritti: dall’ambiente, al lavoro, alla salute fino a quelli civili».
Avete capito? Siamo alle solite, al consueto opportunismo per cui di dice una cosa ma si punta, per strappare uno scranno, a farne un'altra. Ben sapendo che la lista in questione non riuscirà nemmeno questa volta a superare lo sbarramento del 5%, si sacrifica la "radicalità" per lasciare la porta aperta all'inciucio con Sinistra Italiana e MDP-Articolo1 (gli ultra-europeisti che hanno governato distruggendo il Paese). Immaginate quali potranno essere i contenuti. Il nulla, sa parte un becero anti-renzismo, che in Sicilia si declina in facile sparare sulla croce rossa (anti-crocettismo).

Quale sarà la risposta dei bersano-d'alemiani e di Sinistra Italiana? Non è ancora dato sapere. Di certo essi puntano ad infliggere, in vista le elezioni nazionali di primavera, una sonora sconfitta al Pd renziano, ciò nella speranza che nel Pd Renzi venga defenestrato. In questa prospettiva farà comodo o no inglobare la "sinistra alternativa" dandogli qualche strapuntino? Forse sì...

Vedremo le prossime puntate della saga della sinistra siciliana.

Nel frattempo procede l'attività dell'alleanza che ha dato vita alla lista NOI SICILIANI CON BUSALACCHI - SICILIA LIBERA E SOVRANA. Una lista che in continente vede il sostegno della Confederazione per la Liberazione Nazionale, una collaborazione scolpita nel patto siglato giorni fa.

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18.7.17

8 PUNTI PROGRAMMATICI PER RISORGIMENTO SOCIALISTA


Pubblichiamo qui un contributo programmatico sottoscritto da alcuni iscritti e dirigenti di Risorgimento Socialista, che puntualizza la linea politica socialista e sovranista che è comune anche alla Cln e che motiva l'adesione di Risorgimento Socialista alla nostra federazione. 
Tale documento, pur essendo finalizzato al confronto interno a Risorgimento Socialista, ed in particolare al consolidamento delle sue strategie programmatiche ed operative, viene da noi pubblicato perché gli otto punti programmatici in esso specificati sono del tutto coerenti con gli obiettivi della nostra Confederazione
E' quindi auspicabile che i contenuti di detto documento vengano resi noti ad una platea più larga, e che la sua pubblicazione assuma il significato di sostegno, da parte della Cln, al confronto avviato da questi compagni dentro Risorgimento Socialista.

8 PUNTI PROGRAMMATICI PER RISORGIMENTO SOCIALISTA

Un documento politico per Risorgimento Socialista proposto da:

Riccardo Achilli, Giuseppe Angiuli, Thomas Del Monte, Angelo Fontanella, Federica Francesconi, Angelo Milano, Mattia Morelli, Monica Notari, Mauro Poggi, Paolo Zacchia, Antonio Zito

 
«La gravità e la profondità della crisi economica e sociale che le società capitaliste stanno vivendo, dovuta alle imminenti innovazioni tecnologiche (sintetizzate nel termine giornalistico di Industria 4.0 e che rivoluzioneranno la struttura del mercato del lavoro e le stesse relazioni sociali), nonché gli effetti della globalizzazione (dalla liberalizzazione del commercio, all’euro, alle migrazioni) sempre più spesso considerate “inevitabili” e “positive” dalla sinistra “ufficiale”, stanno producendo una ristrutturazione di portata storica della società.

Una ristrutturazione che sta verticalizzando gli assetti di potere economico e politico, tanto da creare un potere oligarchico e tecnocratico tale da svuotare di contenuti le nostre democrazie parlamentari e distruggere gli organismi di rappresentanza intermedia.

Davanti a noi si stagliano scenari neo-feudali, in cui masse di esclusi, privati persino della loro identità sociale e nazionale, premeranno, affamati, contro le mura ben custodite di élites tecnocratiche ristrette. L’abbandono dell’approccio di classe da parte della sinistra ufficiale, che preferisce parlare genericamente di “lavoratori” o di “oppressi”, senza identificare le specificità delle dinamiche sociali, conduce allo stesso individualismo metodologico del neoliberismo (attraverso la narrazione di diritti civili finanche cosmetici) e dimostrandosi antistorica ed inadeguata ad affrontare la realtà attuale.

1. UN APPROCCIO DI CLASSE.

L’abbandono dell’approccio di classe da parte della sinistra ufficiale non consente di porre attenzione alla reale ed attuale necessità, costituita dalla tutela dei ceti medi in caduta libera, dell’ancora presente proletariato industriale, oltre che di classi sociali emergenti, che si collocano in posizioni ambigue ed intermedie rispetto alle vecchie definizioni di proletariato e piccola borghesia, come il precariato cognitivo, o i lavoratori della share economy.

2. NO AI TRATTATI U.E., NO ALL’EURO.

Un moderno partito del socialismo italiano deve saper prendere posizione in modo netto contro la globalizzazione, contestandone le cause, i sintomi ed i falsi rimedi. Stesso netto approccio critico meritano i trattati europei che istituiscono l’area di libero scambio, mediante la moneta unica euro. Nessuna critica all’Europa dei popoli, ma una severa contestazione delle politiche economiche modellate dal gioco “follow the leader” del mercantilismo tedesco, del mancato filtro all’accoglienza ed all’immigrazione, con la dovuta solidarietà verso i rifugiati e con un intelligente filtro di accesso alla componente economicamente più utile dell’immigrazione, a protezione dei valori di solidarietà, apertura e giustizia sociale, che restano patrimonio definitorio del socialismo.

3. NO ALL’IMMIGRAZIONE SENZA REGOLE, SI AL LAVORO E A WELFARE PER I LAVORATORI ITALIANI.


Il fenomeno dei flussi migratori incontrollati è sicuramente il prodotto del capitalismo nella fase imperialistica; tuttavia, per un’analisi sufficientemente obiettiva, occorre altresì affermare con chiarezza che detta forma di immigrazione incontrollata è strumentalizzata da poteri oligarchici come un novello “cavallo di Troia”, con il fine ormai chiaro di indebolire ulteriormente le già fragili economie dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, fino a causarne il tracollo. Far ricadere la gestione dell’attuale crisi migratoria internazionale sulla sola Italia significa assestare un duro colpo al suo stato sociale, che non gode di buona salute ed è attaccato, dall’interno e dall’esterno, dai sostenitori di un modello neoliberista – e disumanizzante – dell’economia. Immettere un numero altissimo di esseri umani in un sistema sociale ed in un mercato del lavoro già traballante, significa attuare una pianificazione volta a minarne le strutture portanti, sia a favore dei lavoratori italiani, sia degli immigrati inseriti ed integrati nella nostra società, mediante parametri realmente solidaristici e non di mera facciata.

4. LA DIMENSIONE NAZIONALE E LA RIAFFERMAZIONE DELLA DEMOCRAZIA.


Occorre tornare ad una dimensione nazionale e profondamente democratica della lotta politica e di classe, in quanto unica ad essere vincente; è noto, infatti, che i consessi sovranazionali non offrono, deliberatamente, alcun luogo istituzionale o sociale in cui condurre una battaglia politica in difesa dei lavoratori.

Il nostro sistema costituzionale e parlamentare, originario ed indipendente, si trova a Roma, non certo a Bruxelles, dove operano sedicenti consessi parlamentari privi di iniziativa legislativa, oltre a pseudo-istituzioni autoreferenziali che funzionano soltanto come camere di compensazione delle dispute fra i singoli interessi nazionali.

I cittadini che vogliamo rappresentare non sono un’entità metafisica che girovaga, senza patria né radici, a cavallo delle frontiere, ma vivono nel nostro Paese.

5. NESSUNA ALLEANZA È POSSIBILE CON LA SINISTRA ATTUALE: RIFONDARE IL SOCIALISMO ITALIANO.

Il ceto medio acculturato e globalizzato, che ha fornito finora la base di consenso a sellismi e boldrinismi vari, non è certo il referente di un moderno socialismo fondato sulla lotta di classe.

Il compito politico-programmatico che ci attende è enorme. Si tratta di una battaglia importante e dura, rispetto a cui gli strumenti di analisi ed elaborazione della sinistra tradizionale si sono gravemente impoveriti nell’ultimo quarto di secolo, rimpiazzati, purtroppo, da populismi aggressivi e forieri di lacerazioni sociali.

Una battaglia difficile si vince con uno sforzo di lungo periodo, volto a ricostruire culturalmente le basi politiche del socialismo, distrutte da tempo, senza che le iniziali difficoltà di penetrazione del nostro messaggio ci tolgano entusiasmo e senza farsi abbagliare da tentazioni elettoralistiche ed opportunismi del momento.

La battaglia per una società più giusta va condotta guardando negli occhi i nostri interlocutori sociali, ricostruendo, nei loro confronti, la credibilità del socialismo, apparsa a molti perduta dalle varie versioni blairian-riformiste di una sinistra in realtà rivelatasi prona alle volontà della Finanza e del Capitale.

La credibilità si conquista con la coerenza delle azioni e ci impone, in primo luogo, di non oscillare, di avere una posizione ferma sulla contestazione delle reali cause delle nostre difficoltà: i trattati di libero scambio in Europa e dell’Euro.

6. PER UN MOVIMENTO SOCIALISTA DAVVERO ATTRATTIVO: NO ALLE ALLEANZE POLITICHE INCOERENTI.

Affinché RISORGIMENTO SOCIALISTA possa essere identificato con la generale volontà di ricostituire la cultura politica del socialismo italiano, occorrerà che il gruppo dirigente del nostro partito dimostri in ogni momento di informare le proprie scelte politiche a principi di serietà, coerenza e fermezza dinanzi a tutti i passaggi decisivi che ci separano dalle elezioni politiche del 2018, evitando di oscillare in modo erratico fra posizioni e prospettive politiche contraddittorie se non inconciliabili e, soprattutto, evitando di venire meno a qualsiasi accordo politico già siglato con altre forze politiche o coalizioni.

Non riteniamo opportuno che RISORGIMENTO SOCIALISTA offra sponde politiche ad operazioni di natura manifestamente elettoralistica e trasformistica, come si è rivelato l’incontro recentemente svoltosi il 18 giugno scorso al Teatro Brancaccio a Roma, in cui è stato riproposto il consueto e consunto schema – che tante volte abbiamo visto all’opera negli anni scorsi, con esiti catastrofici - della sinistra buonista e compassionevole, tutta integrata dentro gli schemi culturali della globalizzazione neo-liberista e dei suoi trattati euro-atlantici, la cui espressione identitaria si riduce a vuoti slogan o ad astratte petizioni di principio, suggestive ma sterili, come la rivendicazione di una maggiore giustizia sociale.

Non riteniamo politicamente opportuno che il gruppo dirigente di RISORGIMENTO SOCIALISTA possa finanche pensare di discutere, anche solo come mera eventualità, dell’opportunità di partecipare e dare il suo contributo alle inutili e stucchevoli operazioni di ricostruzione di una sedicente sinistra europeista, a vocazione governista/ministerialista, oggi collocata solo per ragioni tattiche contingenti a “sinistra” del PD renziano ma manifestamente priva di qualsiasi riferimento a contenuti fondanti, come il deciso NO ai trattati ordo-liberisti sui quali è stata edificata l’Unione Europea, un’Unione sorta al servizio del capitale finanziario e della sua libertà incontrollata di circolazione, a tutto discapito dei popoli europei.

Da questo punto di vista, pure rispettando l’autonomia decisionale dei compagni siciliani di RISORGIMENTO SOCIALISTA, consideriamo un grave errore politico la loro scelta – apertamente avallata dal coordinatore nazionale del nostro partito – di dare vita ad una “lista unitaria di sinistra” da presentare alle prossime elezioni regionali di novembre e fondata sul mero richiamo di appartenenza identitaria e a schemi ideologici ormai desueti e non più in grado di consentirci di leggere correttamente l’attuale fase, tutta incentrata sulla lotta per la riconquista della sovranità popolare nei confronti di un potere oligarchico trans-nazionale incarnato nelle istituzioni comunitarie con sede a Bruxelles.

Confidiamo nel fatto che la scelta siciliana possa essere stata in qualche modo imposta dalle circostanze, ma l’esperienza italiana ed europea di questi anni ci fa obbligo di rilevare come l’unica proposta autenticamente innovativa proveniente dall’area che un tempo si era soliti definire – più propriamente di oggi – “sinistra” sia oggi quella espressa dalla C.L.N. (Confederazione per la Liberazione Nazionale), un gruppo di forze che, pur con gli inevitabili limiti legati alla fase dell’avvio, si sta comunque sforzando di affrontare seriamente questioni nuove e decisive quali la (presunta) unità europea, l’immigrazione di massa e il recupero di una sovranità nazionale in chiave solidaristica, privilegiando l’analisi concreta rispetto alla vacua ripetizione di slogan improntati a quel “politicamente corretto” che risulta, a sua volta, espressione di quella sovrastruttura ideologica edificata dal sistema capitalista, contro cui siamo chiamati a lottare.

7. Moneta, banche, credito

Di recente in Italia in occasione del salvataggio di Monte Dei Paschi di Siena e altre banche italiane colpite dalla crisi abbiamo assistito alla centralizzazione dei capitali con il sostegno dello Stato ed a spese dei contribuenti. Altri salvataggi di questa fattura potranno seguire. Così mentre le perdite per le operazioni di salvataggio saranno accollate ai contribuenti, contemporaneamente grossi gruppi bancari assorbiranno la “parte buona” delle banche in crisi avvantaggiandosene in un processo di centralizzazione dei capitali “sovvenzionato” in definitiva dai cittadini e dai lavoratori.
Tutto questo non è accettabile.
Il nostro progetto politico punta a creare un sistema in cui il settore creditizio pubblico possa essere volano di sviluppo.
Vogliamo una Europa dei Popoli e siamo per creare un sistema assai differente in cui le Banche di interesse strategico diventino pubbliche. Vogliamo che il sistema pubblico punti a proteggere le Banche Popolari e le Casse di Risparmio, in un’ottica comunque di sistema misto pubblico-privato nel settore del credito. Siamo a favore della trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in un vero e proprio soggetto pubblico di finanziamento di progetti di sviluppo infrastrutturale ed imprenditoriale, andando oltre il suo ruolo attuale di finanziatore degli enti locali, finanziandosi integralmente fuori dal debito pubblico, sul modello della tedesca Kfw.

8. UNA COALIZIONE DI FORZE PATRIOTTICHE.


La nostra lotta politica proseguirà dentro RISORGIMENTO SOCIALISTA. Noi profonderemo tutti i nostri sforzi, nel medio periodo, verso il consolidamento di una nuova coalizione di forze autenticamente socialiste, patriottiche ed anti-liberiste, sul modello della coalizione patriottica francese “La France Insoumise” guidata dal compagno Jean-Luc Mélenchon e tutte unite dal desiderio di liberare il nostro Paese dalla gabbia dei Trattati ultra-liberisti della Unione Europea».


13 Luglio 2017

Riccardo Achilli, Giuseppe Angiuli, Thomas Del Monte, Angelo Fontanella, Federica Francesconi, Angelo Milano, Mattia Morelli, Monica Notari, Mauro Poggi, Paolo Zacchia, Antonio Zito


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4.7.17

DI PISAPIA E ALTRE NULLITÀ di Riccardo Achilli*

Volentieri pubblichiamo questo intervento di Riccardo Achilli, responsabile economia di Risorgimento Socialista e membro della Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN).
Ci sarebbe veramente molto poco da dire sull’happening odierno di Piazza Santi Apostoli. Si è trattato in buona sostanza di un evento di riorganizzazione delle macerie della Sinistra Dem e della componente Popolar-democristiana del Pd, maciullate dal renzismo ma, più di tutto, dalla loro assoluta inadeguatezza storica nell’interpretare la fase e dal grave livello di compromissione dei loro dirigenti, che hanno rappresentato il passaggio liberista, nascosto da finto progressismo, del Pd che ha sostenuto il Governo Monti, la legge-Fornero, che non ha combattuto, preferendo uscire dall’Aula, il Jobs Act.

Casi umani, quasi di interesse psichiatrico, di personaggi oramai senza popolo (la microscopica piazza Santi Apostoli era piena perlopiù di esponenti e militanti di professione del ceto politico targato Sinistra Dem, rimasti dentro il Pd o fuoriusciti, e dell’associazionismo collegato a tale componente, di popolo non vi era pressoché traccia) intenti a difendersi dalla nemesi storica, dopo aver fallito il tentativo di rivendersi come facilitatori da sinistra dell’applicazione del pensiero neoliberista. Bastava ascoltare l’intervento di Pisapia: snocciolando il suo discorso con vocetta stridula e la stessa passione e vitalità di chi sta esponendo gli effetti organolettici della somministrazione di acido acetilsalicilico a pazienti affetti da raffreddore. Un discorsetto pieno delle medesime sciocchezze con le quali la sinistra si è autodistrutta: il civismo, la partecipazione dal basso in nome del superamento del partito-massa, il popolo senza aggettivazioni di classe, il trasferimento acritico di “buone pratiche”, nessuna analisi della fase del capitalismo e delle radici della crisi insite nell’intreccio fra globalizzazione finanziaria e individualismo metodologico, ma tante paroline rassicuranti sull’Europa culla della civiltà e della pace, slogan sul contrasto alle diseguaglianze che però non deve arrivare fino al punto di disturbare il manovratore.

Insomma, il consueto social-liberismo ulivista, il cui massimo obiettivo possibile è quello di compensare, caritatevolmente, le diseconomie esterne generate dal mercato, non di aggredirne le cause. Il tutto, invariabilmente, si risolve in micro-progettualità inoffensiva (come l’idea di distribuire i dividendi ai manager solo se aumentano i salari ai dipendenti di qualche spicciolo) priva di approfondimento analitico (è facile parlare di imposizione patrimoniale, sena misurarne gli effetti di lungo periodo sull’intero mercato immobiliare, e tale insistenza, a pensare male, sembra molto funzionale alle brame della Trojka di mettere le mani sul risparmio privato degli italiani, per pagarne il debito pubblico) se non addirittura offensiva e scandalosa (l’idea di togliere la casa alle famiglie che non possono più pagare il mutuo per restituirgliene una in affitto – il fatto che Pisapia si venda questa aberrazione con orgoglio misura il grado di alienazione mentale di cui soffre). Senza una idea complessiva di società, senza un programma strutturale che tenga insieme una visione, si dispensano al popolo affamato pillole di micro-progettini con lo stesso cinismo con il quale gli imperatori romani gettavano sacchi di farina alla plebe frumentaria. Il tutto condito, come da migliori tradizioni delle sinistra che dimentica le sue basi materialistiche, di buonismo e sentimentalismo d’accatto, del tutto inadeguato per affrontare temi delicatissimi come l’immigrazione di massa.

Verrebbe da dire: non curarti di loro. Eppure non è possibile farlo. Per quanto stupido, antistorico e privo di radicamento sia il progetto dei morti viventi stretti attorno a Pisapia, esso ha, nella logica delle classi dirigenti italiane, una rilevanza non da poco. Serve a stringere i ranghi di tutti i nemici personali di Renzi, per affrontare la battaglia decisiva in vista dell’affondamento del renzismo, che nella sua ultima torsione apre manifestamente ad una alleanza di governo con Berlusconi. Alleanza che potrebbe aprire la strada ad un ritorno al governo di una destra non sempre del tutto docile con i diktat europei. Recupera elettorato di sinistra tendenzialmente orientato all’astensionismo oppure orientato a dare voti a progetti ben più radicali e strutturali dell’innocuo Pisapia, ingabolandolo dentro una formazione centrista, con la consueta trappola retorica del voto utile e della governabilità, per sbarrare la strada ai populismi grillo-leghisti, ma anche per togliere terra sotto i piedi ad un eventuale, possibile, progetto di sinistra più solido e radicale (gravissimo l’errore di Sinistra Italiana di inviare una delegazione, legittimando questo tentativo di Opa ostile sul suo bacino elettorale. E, se non è un errore, è qualcosa di molto peggiore, ovvero il desiderio di andare a soffocare dentro un progetto centrista, senza peraltro nemmeno avere, in cambio, l’incentivo della poltrona, visto che molto difficilmente una coalizione Pd-Bersani-Pisapia-Fratoianni avrà i numeri per governare).

Insomma, sotto le insegne degli stessi assassini della sinistra italiana già negli anni Novanta, cercando di sostituirla con una versione italica e catto-comunista del blairismo, fatta di social liberismo, interclassismo solidaristico e sentimentalismo da strapaese, coperto da un pizzico di movimentismo libertario, non a caso di nuovo presente in pista al gran completo (Bersani, D’Alema, Prodi, Pisapia nelle vesti spente di novello Bertinotti, e meno male che Bertinotti ha perlomeno avuto la dignità di prendere le distanze da questa roba) si consuma l’ennesima manovra di palazzo tipicamente italiana. Festina lente e il taglio delle ali rimangono sempre, nella poltiglia delle classi dirigenti del nostro Paese, le soluzioni preferibili.

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23.5.17

Articolo 1: “Fondamenta” di cosa? Una scissione a destra del PD

Si è conclusa domenica "Fondamenta" la tre giorni di discussione politica e programmatica promossa da Articolo 1 -Mdp.
Di seguito pubblichiamo un intervento critico di Risorgimento Socialista a firma di Ferdinando Pastore (responsabile Europa), Riccardo Achilli (responsabile Economia) e Antonino Gulisano (Risorgimento Socialista della Sicilia).

«A Milano, con “Fondamenta“, il Movimento Democratico e Progressista di D’Alema, Bersani, Speranza, Rossi e Scotto muove i suoi primi passi, all’ombra di un documento programmatico, scritto da Vincenzo Visco: il paradosso è quello di una scissione che nelle intenzioni dei militanti dovrebbe riportare la barra degli ex PCI a sinistra, dopo la svolta liberista renziana, ma che nelle parole dei dirigenti è quasi una “svolta a destra”.

Il documento di Visco, negli anni ’90 come Ministro uno dei responsabili massimi delle politiche ordo-liberiste e di austerità imposte all’Italia, nel descrivere i punti programmatici di Articolo 1, fa immediatamente saltare agli occhi due cose:

1) la globalizzazione viene descritta come un fenomeno naturale, non politico; quindi è impossibile invertire la tendenza. Al massimo si possono effettuare accordi al ribasso per le classi deboli.

2) la UE e l’euro rappresentano capisaldi ai quali è impossibile rinunciare, anzi originariamente, si dice, mentendo, erano progetti di democratizzazione e di gestione sociale della globalizzazione.

A conferma di questa impostazione, troviamo le parole di Pier Luigi Bersani sull’Europa e su Macron a La Gabbia: ” Chi pensa di risolvere i gravi problemi causati dalla finanza, dalle piattaforme informatiche, delle multinazionali ecc, cone le “mini sovranità” si sbaglia di grosso. Solo con sovranità mondiali tutto ciò può essere risolto. Macron non è Renzi, ha avuto esperienze di alto livello e governerà coi voti suoi a differenza di Renzi che lo ha fatto coi voti miei“.

Questo progetto politico, che vede D’Alema e Bersani come registi, serve solo ad annacquare e impedire (nella loro testa perché è destinato a fallire) la nascita di forze votate al recupero della sovranità politica e popolare e ispirate ad un costituzionalismo radicale. E quindi a limitare la nascita di una vera sinistra socialista e popolare.
Quella operata da D’Alema e Bersani è di fatto una scissione a destra del PD, dato che immaginano un rafforzamento delle strutture sovranazionali e contemplano un riformismo reazionario fatto un passo alla volta, gestito da tecnocrati italiani.

Loro eviterebbero la troika, con le troike fatte in casa. Sorprende, ma non più di tanto, che alcuni dirigenti, anche promettenti, della sinistra italiana possano essere affascinati da una lettura così mistificatoria della realtà e così assolutoria nei confronti della vecchia stagione della Seconda Repubblica.
La capacità di interpretare correttamente la Storia, in un periodo di così forti diseguaglianze, è l’unica premessa per essere credibili di fronte alla popolazione ed è l’unico modo per riuscire a parlare utilizzando il linguaggio della verità.

“Fondamenta“, da questo punto di vista, è stata un sostanziale fallimento: ai limiti enormi del documento di Visco, si unisce un D’Alema incapace di suggerire un sia pur timido processo di autonomia culturale della sinistra, ribadendo anche lui i Ciampi e gli Amato di 25 anni fa, sull’ineluttabilità dell’Europa, con una critica di facciata alla globalizzazione (quando l’euro altro non è che una manifestazione della stessa globalizzazione) e, in mancanza di un modello politico, un invito ad andare a catechismo da Bergoglio.

Dimenticando però quella parte del catechismo cattolico in cui si parla di accoglienza, D’Alema ha proposto di ripristinare la Turco-Napolitano, la legge istitutiva del sistema carcerario dei Cie, pur interrompendo la kermesse per partecipare alla marcia “senza muri“.

Una posizione ondivaga, utile per raccogliere qualche voto tra la borghesia benpensante ai Parioli, ma senza nessuno spunto di analisi, pensiero critico, opposizione sociale, lotta di classe, anti-liberismo, sovranità nazionale: non pervenuti.

D’Alema è tornato a criticare Renzi, salvo dire chiaramente che ci potrà essere un governo di centrosinistra, quindi evidentemente con Renzi. Bersani, rincarando la dose con involontario umorismo romagnolo, ha ribadito il no ad una alleanza con Renzi, ma sì ad una alleanza con il Pd, dimenticando che Renzi è il segretario del Pd. Tutti a strillare contro il liberismo, ma con ospiti due campioni del liberismo come la Bonino e de Bortoli.

Fondamentalmente, da “Fondamenta” è emerso un triste e malinconico rimpianto del tempo che fu, da parte di personaggi oramai superati dalla storia, che si aggrappano ad un mondo che non esiste più: l’ulivismo, inteso come coalizione di forze politiche che raggruppino liberali moderati, cattolici popolari e socialisti liberali. Un mondo che non esiste più perché la crisi economica ha spazzato via quel ceto medio a bassa differenziazione interna che, negli anni Novanta, si era espanso assorbendo e rimescolando in un mix liquido ed a bassa tensione conflittuale elementi delle tradizionali classi sociali proletarie e piccolo borghesi.
I lunghi anni di crisi ed ora di stagnazione hanno ripolarizzato la società, creando forme nuove di aggregazione sociale, fra piccola borghesia in rovina e sottoproletariato urbano in crescita, alimentato dalla caduta di componenti del proletariato industriale ed impiegatizio, e ceti emergenti, come il precariato cognitivo o i lavoratori della sharing economy, che esprimono un disagio socio-economico, accanto ad elementi ideologici vicini a quelli borghesi, e che vivono dentro una contraddizione fra struttura obbiettivamente disagiata e sovrastruttura ideologicamente orientata verso i gruppi sociali dominanti.
Questo nuovo assetto sociale è più facilmente catturabile dal populismo leghista (che interpreta bene i punti di contatto fra lumpenproletariat, ex élite operaie in crisi e piccola borghesia) e grillino (che riesce a dare una soluzione al dilemma strutturale/sovrastrutturale dei ceti emergenti, espungendo le tematiche ideologiche dalla sua proposta politica, che ne risulta così impoverita, ma più facilmente digeribile).

Il contrasto da sinistra a tale situazione richiederebbe una nuova forma di autonomia culturale e politica su temi delicati, come l’euro, l’immigrazione, il posizionamento geopolitico del Paese, una riflessione profonda sul rischio di una società lavoristica che si trovi a dover ridurre il ricorso al lavoro per via della rivoluzione tecnologica in atto.

Invece, la risposta dei pisapii-dalemian-scottian-bersaniani è una impaurita fuga all’indietro, verso formule politiche defunte (e, diciamolo pure, inefficaci anche quando furono proposte) con tanto di ritorno al Mattarellum.

La Storia schiaccerà queste posizioni, e se si continueranno a seguire posizioni come quelle di Articolo 1, l’evaporare della sinistra lascerà il campo ad un conflitto sociale che si giocherà tutto dentro la metà campo del capitale, fra piccola e media borghesia nazionale, alleata con i ceti emergenti e con il sottoproletariato urbano, e grande post-borghesia apolide e finanziarizzata, alleata con gli ultimi strati di ceto medio novecentesco disperatamente aggrappati alla speranza di non scomparire del tutto. Uno scenario in cui alla fine perderemo tutti.

Con “Fondamenta” è nato non un progetto, ma una formazione sociale per conquistare un posto al sole o un Consiglio d’amministrazione per una nuova “Ditta“. Il suo inizio è sempre contro qualcuno o qualcosa e mai per l’Italia.

Il progetto di Risorgimento Socialista ha messo in chiaro che la nostra prospettiva politica è costruire il Progetto e il Programma del Socialismo del XXI secolo per una alternativa di Governo: per una Italia ed Europa delle eguaglianze, delle equità, del nuovo lavoro del tempo libero, per un reddito e una redistribuzione per il lavoro come valore».




Fonte: risorgimentosocialista.it

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21.3.17

CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE

In controtendenza rispetto all'andazzo generale, segnato dalla divisione, dai protagonismi narcisistici e da slanci privi di costrutto, va finalmente in porto il più serio tentativo di unificazione nel campo del patriottismo democratico e antiglobalista.

La CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (CLN) è un'alleanza politica di movimenti, partiti e libere associazioni di cittadini che sostiene e promuove una cultura politica di azione e di partecipazione alla vita democratica come garanzia di trasformazione sociale e ripristino della sovranità popolare, nella prospettiva di costruzione di una società fondata sulla giustizia sociale e ispirata ai valori della Costituzione del 1948.
Fanno già parte della Confederazione quattro movimenti politici: Programma 101, Risorgimento Socialista, Indipendenza e Costituzione e Noi Mediterranei

Il primo incontro tra diverse forze politiche e associazioni civili viene promosso da Programma 101- Movimento di Liberazione Popolare e si svolge a Roma il 7 gennaio 2017 in una sede di Risorgimento Socialista.

I delegati delle diverse forze politiche e associazioni presenti a Roma convergono, tra gli altri, su alcuni punti essenziali.

Il primo punto, tanto più dopo che la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre 2016 ha sventato l'attacco alla Costituzione del 1948, è dunque che quest'ultima rappresenta la stella polare della Confederazione, in quanto non solo descrive una società irriducibile al neoliberismo ed al predominio delle "cieche" leggi di mercato, ma prescrive che la sovranità popolare non può essere devoluta a nessun organismo sovranazionale.

Il secondo punto su cui convergono i delegati nel primo incontro di Roma è nella necessità di condividere una strategia politica comune per organizzare l'opposizione al progetto e alle politiche oligarchiche ed avviare un'azione politica coerente che abbia come obiettivo il ripristino della Sovranità Popolare nella consapevolezza che essa può democraticamente realizzarsi solo insieme alla sovranità statale ed a quella nazionale, con l'uscita dall'eurozona come primo passo per sganciare l'Italia dalla morsa della globalizzazione neoliberista.
Negli scambi di mail tra i delegati del primo coordinamento per la costituzione della Confederazione, e negli incontri successivi che si svolgono a Firenze, l'accordo tra i partecipanti si precisa in un terzo punto: se è vero che per scalzare i dominanti dal potere occorre essere pronti a dare vita ad un ampio blocco popolare, la Confederazione si considera alternativa alle forze politiche che presidiano oggi il campo dell'opposizione, in particolare alla Lega Nord, al Movimento 5 Stelle, così come alla sinistra radicale in quanto esse ripropongono, ognuna a modo suo, o principi economico-sociali neoliberisti, oppure concezioni e valori delle élite mondialiste.

Si procede dunque a discutere, affinare e ad approvare quello che sarà il Manifesto della CLN e quindi il Decalogo che riassume i principi sociali, politici e valoriali della Confederazione.  

La Confederazione si è data un primo grande appuntamento pubblico, l'assemblea nazionale che si svolgerà a Roma il prossimo 25 aprile.

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