ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

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14.8.17

ALITALIA ALL'ITALIA! OBBIETTIVO 3MILA FIRME IN VISTA

APPELLO per NAZIONALIZZARE ALITALIA
mancano 200 firme all'obbiettivo


ALITALIA ALL’ITALIA
«Le chiacchiere (liberiste) stanno a zero: malgrado condizioni di mercato ottimali, nonostante costi del carburante in discesa e quelli delle maestranze tra i più bassi d’Europa, tutti i tentativi di privatizzazioni sono falliti.
Errare è umano, perseverare è diabolico. In barba ad ogni evidenza il compito che il governo ha affidato ai tre commissari è quello di mettere all’asta Alitalia, nel caso smembrandola per svenderla per quattro soldi. Si tratterebbe di una soluzione suicida e irrazionale.
L’Italia può e deve avere una sua compagnia di bandiera e questo è possibile solo se Alitalia torna in mano pubblica.
Con molto meno dei 20 miliardi spesi l’anno scorso per salvare le banche, può essere approntato un piano per rilanciare Alitalia facendone una compagnia solida e competitiva.
Alitalia, in quanto perno del trasporto aereo nazionale, ha un’importanza strategica ben superiore a quella di qualche minuscola banca commerciale. Tanto più lo ha per il nostro Paese il quale, per il suo essere culla di civiltà, può diventare la principale meta europea di flussi turistici dal resto del mondo.
Alitalia non è solo l’icona del nostro Paese né un dato numero di aerei che solcano i cieli; è un volano prezioso per un indotto d’avanguardia, un serbatoio straordinario di professionalità e mansioni di altissimo livello, senza le quali un Paese non può pensare di avere un ruolo di punta.

Il nostro Paese ha le risorse finanziarie, le competenze e il know how per tenere in piedi una sana e forte compagnia di bandiera.
Ogni volta che si è trattato di far accettare ai cittadini enormi sacrifici ci è stato detto “facciamo come i Tedeschi!”.
Per una volta, siamo d’accordo anche noi.
Facciamo come in Germania dove Lufthansa è diventata la principale compagnia europea anche grazie allo Stato che detenendo il 60% della proprietà ha effettuato investimenti colossali, rifiutando di esternalizzare servizi di manutenzione e attività di assistenza.

Le gravi difficoltà di Alitalia sono dipese in primo luogo dalle scelte dell’Unione Europea la quale, a partire dagli anni ‘90, ha progressivamente disegnato l’attuale assetto oligopolistico del trasporto aereo europeo per cui fin dall’inizio si è previsto che nei cieli europei avrebbero dovuto infine operare tre sole compagnie globali: Air France, British Airwais e, per l’appunto, Lufthansa.
Si può e si deve rompere questo regime oligopolistico imposto al nostro Paese.
La rinascita di Alitalia non è solo un atto dovuto verso le sue orgogliose maestranze ma è anche un atto necessario per riconsegnare alla comunità nazionale un pezzo strategico di sovranità svenduta da chi ci ha governato negli ultimi 30 anni.

Nazionalizzare Alitalia è infine necessario per mettere una pietra sopra al far west dei cieli e porre un limite alle scorribande di compagnie straniere (non solo low cost) che fanno lauti guadagni sfruttando i lavoratori e depositando i profitti all’estero».


Primi firmatari:
Marino Badiale
Franco Bartolomei
Ugo Boghetta
Sergio Cesaratto
Luca Massimo Climati
Luigi De Giacomo
Beppe De Santis
Carlo Formenti
Fabio Frati
Dino Greco
Paolo Maddalena
Leonardo Mazzei
Marco Mori
Manuela Palermi
Moreno Pasquinelli
Ferdinando Pastore
Mimmo Porcaro
Bruno Steri
Fabrizio Tringali
Marco Zanni

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18.7.17

ALITALIA: OGGI ASSEMBLEA A FIUMICINO

ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEI LAVORATORI ALITALIA DI TERRA E DI VOLO (ATTIVI E CASSINTEGRATI) AEROPORTUALI E DELL’INDOTTO

18 LUGLIO 2017 DALLE ORE 15,30

PRESSO L’AULA CONSILIARE DEL COMUNE DI FIUMICINO (Piazza Generale Carlo Alberto dalla Chiesa 78 – Fiumicino)

ALITALIA NON PUÒ E NON DEVE ESSERE LIQUIDATA
L’AEROPORTO DI FIUMICINO NON PUÒ SUBIRE UN’ALTRA MATTANZA

ALL'ASSEMBLEA PARTECIPERANNO:

Ugo Arrigo (Docente Università Bicocca), Stefano Fassina (Deputato S.I. e Consigliere Comunale a Roma), Gaetano Intrieri (Docente Università Tor Vergata e manager aeronautico), Roberta Lombardi (Deputata M5S), Giuseppe Marziale (Avvocato del Lavoro), Esterino Montino (Sindaco di Fiumicino)

Saranno invitati ad intervenire oltre ai giornalisti del settore anche altri rappresentanti istituzionali e politici sia nazionali che territoriali (COMUNE DI ROMA, COMUNE DI CERVETERI, REGIONE LAZIO), nonché i consiglieri dello stesso Comune di Fiumicino.



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6.7.17

ALITALIA: IL 21 LUGLIO SI APPROSSIMA di Sandokan


Quindi per Alitalia, con l'indegna complicità del governo Gentiloni, si profila un sanguinoso spezzatino. La ciccia (aerei e slot) verrà venduta alla cordata Air France e Delta, quindi licenziamento e trasferimento (a chi?) di alcune migliaia di dipendenti. E i debiti? Paga pantalone, ovvero se li accollerebbe lo Stato.

Questo afferma una fonte ben informata —vedi nel dettaglio quel che scrive più sotto.

Una soluzione inaccettabile, tipica di un governo miope formato da fantocci, disposti a tutto pur di svendere Alitalia e pescecani stranieri: non solo il massacro delle maestranze ma la copertura pubblica dei buchi di bilancio. Lo schema è lo stesso adottato per le banche venete: vendute ad un euro! a Banca Intesa, mentre i 20 miliardi di debiti previsti se li accollerà lo Stato. La quale Banca Intesa licenzierà migliaia di dipendenti e chiuderà centinaia di sportelli. Ma non poteva lo Stato, dato che ci mette 20 miliardi, prendere possesso delle banche venete? Così per Alitalia: se i costi se li accolla lo Stato perché non procede alla nazionalizzazione per rilanciare la compagnia di bandiera?
 

La vicenda Alitalia si approssima al triste finale di partita. Prevista per l'autunno. Si tenga conto che le proposte d’acquisto, pur non vincolanti, devono essere presentate entro il 21 luglio.

Solo un nuovo scatto di orgoglio delle maestranze Alitalia può evitare la tragedia.

Siamo giunti ad un punto in cui occorre andare al di là degli scioperi.

Qui occorre inventarsi azioni eclatanti, simboliche e contundenti, che rompano il muro del silenzio e catturino l'attenzione dell'opinione pubblica, che suscitino la più ampia solidarietà. Azioni che mettano governo e partiti con le spalle al muro.

Un'azione intelligente e spettacolare. Il 21 luglio si approssima.




Air France-Klm vertice con Delta su Alitalia

«Il vettore franco-olandese non si è esposto direttamente nelle manifestazioni d’interesse presentate ai commissari della compagnia italiana (Luigi GubitosiEnrico LaghiStefano Paleari), ma sta ugualmente seguendo con grande attenzione il dossier.
Il progetto, secondo quanto Poteri Deboli ha appreso da fonti autorevoli, prevede un’offerta congiunta insieme a Delta Air Lines, la grande compagnia americana che è partner di Air France-Klm nell’alleanza SkyTeam ( di cui fa parte anche Alitalia) ed è partner della joint venture per i voli transatlantici tra Europa e Usa alla quale, nel 2011, ha aderito anche Alitalia.
I dettagli del progetto su Alitalia verranno discussi in un vertice riservato fissato a brevissimo, nei prossimi giorni. Il vertice si svolgerà a Parigi, tanto per far capire quanto stiano a cuore ai francesi i destini della malridotta, ma sempre in volo, compagnia italiana. Dagli Stati Uniti arriveranno alcuni manager chiave della compagnia che ha come scalo principale il mega-hub di Atlanta, in Georgia.
Il progetto sembra studiato apposta per favorire una combinazione tra vettori europei e il partner degli Usa. Delta, non essendo un soggetto della Ue, in base alle norme comunitarie non potrebbe possedere più del 49,9% di Alitalia, come di qualunque altra compagnia comunitaria. Altrimenti questa perderebbe lo status di vettore Ue e pertanto i diritti di traffico previsti dalle norme sulla liberalizzazione in vigore nell’Unione europea. In pratica Alitalia non potrebbe più volare, salvo per quanto consentito dai trattati bilaterali con alcuni paesi al di fuori della Ue.
Delta ha già una partecipazione azionaria importante in una compagnia europea, la Virgin Atlantic di Richard Branson. Delta ha comprato il 49% che apparteneva a Singapore Airlines, con un’offerta lanciata a fine 2012 e perfezionata nel giugno 2013. Il tetto massimo consentito dalle norme Ue.
Nel progetto in discussione con Parigi dovrebbe essere pertanto Air France-Klm ad avere almeno la maggioranza assoluta (il 50,1%) della società-veicolo che lancerà l’offerta di acquisto di Alitalia, se il programma allo studio sarà effettivamente concretizzato. La joint venture per i voli transatlantici dà risultati commerciali molto buoni secondo Delta e anche secondo Air France-Klm.
Nel periodo in cui Alitalia era di fatto gestita da Etihad, che era azionista con il 49% fino al commissariamento, i suoi vertici, soprattutto l’allora presidente Luca Cordero di Montezemolo, avevano detto più volte che volevano rinegoziare l’accordo transatlantico perché _ a loro avviso _ limita la possibilità per Alitalia di aumentare destinazioni e frequenze negli Usa.
Ma modificare il contratto senza l’accordo di Delta e Air France-Klm è impossibile. Alitalia avrebbe dovuto pagare una penale per uscirne. In ogni caso, all’interno della compagnia si dice che, attraverso Delta, Alitalia vende molti biglietti negli Usa. Quindi un’uscita senza avere un partner sostitutivo probabilmente non sarebbe stata una mossa azzeccata.
Il coordinatore dei commissari, Gubitosi, ha già avuto contatti informali con Delta, come con altri pretendenti. In questi giorni Gubitosi è in Cina, per incontrare, secondo quanto risulta a Poteri Deboli, i vertici di Hainan Airlines, la principale compagnia privata cinese. Basata nell’isola di Hainan, la compagnia ha un potenziale interesse su Alitalia e dispone di abbondanti capitali. Fa parte del gruppo Hna, che deve la sua fortuna al turismo e al gioco. L’isola di Hainan ha conosciuto un elevato sviluppo turistico ed è considerata una sorta di Las Vegas cinese.
Ovviamente la partita non si può dire chiusa a favore dell’uno o dell’altro contendente. In campo ci sono anche Lufthansa, l’emiratina Etihad, ci sono le low cost Ryanair e easyJet, ci sono fondi d’investimento.
La sorpresa delle ultime ore è l’arrivo di Elliott, il fondo americano che fa capo a Paul E. Singer, il finanziere di New York che in Italia ha investito somme importanti, in Ansaldo Sts e nel Milan: ha fornito i soldi (circa 300 milioni) necessari alla cosiddetta cordata cinese (o forse pseudo-cinese, l’identità è schermata) per chiudere l’acquisto della squadra di calcio da Silvio Berlusconi.
L’interesse di Air France-Klm e di Delta non è sull’intero perimetro di Alitalia, ma solo su una parte dell’attività, della flotta e dei dipendenti. Del resto nessuno dei pretendenti sembra intenzionato a prendere tutta la compagnia, anche se ancora nessuno ha scoperto le carte. I progetti industriali non sono stati presentati. Certo nessuno è interessato ai debiti, ma solo alla polpa. Le proposte d’acquisto non vincolanti devono essere presentate entro il 21 luglio. Per le offerte vincolanti passerà più tempo, si andrà almeno all’autunno.
Per Alitalia si profila uno spezzatino. O, nella migliore delle ipotesi, un mezzo spezzatino. Con la compagnia divisa in due. Una parte dei beni, aerei e gli slot venduti a un compratore, con il trasferimento di alcune migliaia di dipendenti.
Il resto sarebbe un problema sociale e un bel buco nei conti della finanza publica. Probabilmente toccherà allo Stato ripianarlo. Sarebbe un epilogo come per le banche venete».

Fonte: sollevazione

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14.6.17

ALITALIA: IL TEMPO DELLE TENEBRE? di Sandokan

Ovviamente anch'io ho firmato l'Appello "ALITALIA ALL'ITALIA".

2600 firme in sei giorni, un grande risultato, se si pensa che visto l'andazzo, le petizioni  "virali" sono quelle contro il massacro dei maiali... Quando sono i maiali a massacrare gli umani, come accade in Alitalia, il solo virus che pare funzionare è quello dell'ignavia.

Vedo ad esempio che su Change.org la petizione lanciata per salvare i cani di un canile del catanese ha raccolto più di 32mila firme in poco tempo.

A che punto siamo arrivati in questo Paese se la giusta pietas per delle bestie sopravanza quella per migliaia di lavoratori schiavizzati ed usa-e-getta in Alitalia?

Peggio ancora! Sentite quel che ci scrive un tal Maurizio B: 


«L'Alitalia deve chiudere. Basta privilegi. Dovevate accettare il piano proposto. Basta pagare per voi».
"Questa è l’ora vostra, questa è la potenza delle tenebre”, disse Gesù ai farisei che lo avevano appena catturato per poi crocifiggerlo. Forse che quello che viviamo è il tempo delle tenebre?

No, forse no..
Forse non tutto è perduto.
Leggo i tantissimi commenti dei firmatari dell'Appello e cala il mio pessimismo sul genere umano. Non è vero che gli italiani sono tutti rincoglioniti.
Ne riporto solo alcuni tra i tanti, leggerli tira su il morale.

Spero convinca chi mi legge e non ha ancora firmato a farlo ed a farlo circolare!
Per firmare: https://www.change.org/p/appello-alitalia-all-italia

"........per contribuire con una goccia di dignità ad un nuovo oceano di legalità"
Gemma Fasoli

"Firmo perché Alitalia serva da monito a tutto quello che é Italiano... Basta svendere il nostro paese, le nostre competenze al miglior offerente. Riprendiamoci i nostri diritti, per noi e per i nostri figli. Diamo valore al nostro lavoro. Noi italiano siamo un'eccellenza e allora tuteliamoci..."
Melissa Pulcinella


"L'Italia ha fatto gia ' fallire l'informatica (Olivetti).... non possiamo non avere una compagnia di bandiera italiana !!!"
Fernando Russo

"Scrivo canzoni anche per difendere e sostenere l'Italia, i suoi lavoratori e le sue lavoratrici, le sue aziende. Ora firmo per sostenere Alitalia e la sua nazionalizzazione".
Francesco Basso Audio Resistenza

" Ma è mai possibile che l'Italia debba sempre essere terra di conquista da parte dello straniero?
Marcella Fontana

".... ero ( e malgrado tutto lo sono ancora!!) orgoglioso di questa compagnia"
Enrico Corali

"Sto firmando perché i sacrifici di chi lavora siano riconosciuti e finalmente il buon lavoro in questo paese sia garantito e protetto".
Alessandro Cataldo

"Alitalia è l'Italia. Deve essere nazionalizzata e si devono riprendere le rotte sulle Capitali mondiali. Per andare a Washington non c è nessun volo Alitalia da Roma!!! L'Alitalia è quella che sotto le bombe di mortaio atterrava a Mogadiscio.....con il tricolore sulla coda. Questi sono gli uomini e le donne di Alitalia".
Fortunato di Marzio

"Una grande linea aerea fa grande un Paese".
Massimo Tartaglia

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28.5.17

LA PIÙ BELLA MANIFESTAZIONE D'ITALIA di Sandokan

Ieri si è svolta a Roma l'annunciata manifestazione di solidarietà con le maestranze di Alitalia, per l'esattezza, con quelle che hanno votato NO all'accordo truffa del 24 aprile. Con i lavoratori che oggi, malgrado le intimidazioni, stanno incrociando le braccia —mi dicono che questo sciopero è stato un successo, se è vero, com'è vero che solo a Fiumicino ben 242 voli sono stati cancellati.

Di passata mi viene da fare una proposta: facciamo santi Fabio Frati e Antonio Amoroso, della CUB Trasporti, due sindacalisti che si tengono sulle spalle quasi tutto il peso della resistenza di quest'azienda che il governo vuole squartare per venderla a pezzi ai concorrenti. Di loro due scrivevo già il 26 aprile scorso.
E' grazie alla tenacia di questi due sindacalisti, al loro vero e proprio apostolato combattente che la manifestazione di ieri è stata un successo.

Mi dicono che fino all'ultimo istante i due, per quanto potessero contare sull'appoggio di un manipolo di precari e di lavoratori decisi a vendere cara la pelle, temevano il peggio. Invece anche questa volta hanno avuto la meglio, hanno avuto ragione. In migliaia e migliaia hanno risposto al loro appello alla mobilitazione. Ed è stata una manifestazione rumorosa, festosa, combattiva, bella.

I media di regime l'hanno completamente oscurata — niente, nemmeno nelle loro cronache locali -  giornali come Repubblica, Il Messagero o il Corriere. Un caso? No, un disegno preciso del nemico e dei suoi pennivendoli. Deve calare un tombale silenzio sulla resistenza dei lavoratori Alitalia. Non solo perché essi disprezzano chi si guadagna da vivere col proprio lavoro, non solo per fare un favore ai tre commissari liquidatori. Questa volta c'è una ragione in più, una ragione tutta politica. 

Questi lavoratori non si limitano a resistere, chiedono la nazionalizzazione della compagnia, avanzano misure e proposte precise, fattibili, in merito al rilancio di Alitalia. E' quindi, la loro, una lotta che ha oramai uno spessore tutto politico. Non è in ballo soltanto questo o quel diritto, è in ballo il destino della compagnia di bandiera. Non è questa una mera vertenza sindacale, è una partita nazionale, strategica. Da una parte un governo che in ossequio ai suoi padroni e ai dogmi liberisti ti dice che deve decidere "il mercato". Dall'altra chi lavora che risponde che Alitalia è un bene comune, un patrimonio nazionale.

A nessuno deve sfuggire che lo striscione d'apertura del corteo suonava "Giù le mani da Alitalia! Giù le mani dall'Italia". Segno di un orgoglio al tempo stesso, proletario e patriottico.
Forse è proprio per questo che si sono viste tante assenze, la ragione, infine, di chi ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco.

Una grande e bella manifestazione, dicevo, anche perché è stato il punto di raccolta (inatteso) di tante realtà del mondo del lavoro di Roma e dintorni. C'erano infatti almeno una ventina di delegazioni di aziende in lotta, di cui nessuno parla né vuole parlare, e che ieri hanno fatto sentire le loro voce, la loro rabbia contro il precariato, contro salari di fame spesso saldati in ritardo, contro i tanti soprusi che si debbono subire in ambienti di lavoro diventati da anni vere e proprie palestre di schiavismo.

Chi conosce il clima nei posti di lavoro, chi conosce quanto la città di Roma sia puttana e maligna, sa che questa manifestazione è stata un mezzo miracolo, un evento.

Che essa segni davvero una svolta, verso un'unione dei lavoratori, verso un riscatto dei senza voce, non sono in grado di dirlo. Lo vedremo nei prossimi mesi. Sugli arditi del popolo di Alitalia che l'hanno promossa sembra gravi ora un'altra grande responsabilità: fungere da punto di raccordo di tutte queste realtà del mondo del lavoro metropolitano disperso e atomizzato. Ciò senza dimenticare che Alitalia è adesso il centro geometrico di quella polvere d'umanità che è diventato il mondo del lavoro a Roma e dintorni.

Ora serve continuità, alzare il tiro inventandosi azioni esemplari e intelligenti.
 

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24.5.17

ECCO LA RINASCITA DI ALITALIA di Sandokan


«Il documento su ALITALIA che qui sotto presentiamo in anteprima è di straordinaria importanza per chi voglia capire come stanno davvero le cose. Un'analisi e proposte preziose che danno ragione della resistenza dei lavoratori, smentendo il governo e dando una lezione ai commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari».

Sul quotidiano LA STAMPA di oggi, 23 maggio, il commissario Enrico Laghi evita furbescamente di dare risposte chiare ed esaustive al giornalista che gli chiede come coi suoi compagni di merende (in conflitto di interessi) intenda "salvare" Alitalia.

La sua parola d'ordine è "riduzione dei costi" e, tra questi, nuovi licenziamenti, anzitutto del personale di terra.

Resta insomma dentro la cornice di ferro del "Piano" coraggiosamente (e sonoramente) bocciato dai lavoratori, tenendo fermo l'obbiettivo assegnatogli dal governicchio Gentiloni-Del Rio: cura dimagrante per (s)vendere al miglior offerente Alitalia, chiunque esso sia. Ne è riprova che i tre commissati abbiamo affidato alla Rothschild il ruolo di advisor finanziario per la vendita di Alitalia.

Laghi e i sui compari si comportano così come liquidatori: nessuna intenzione di far rinascere la compagnia di bandiera, ciò che implica non tagli al personale bensì, al contrario, un forte e credibile piano di investimenti.

Non è con questi tre signori che occorre prendersela ma con il governo, affinché cambi direzione.
Il governo non solo può ma deve! dare incarico ad un comitato di tecnici e manager competenti, che abbiano cioè mostrato una comprovata conoscenza ed esperienza del settore del trasporto aereo, non solo di svelare le ragioni del disseto finanziario di Alitalia, ma come risanarla e rilanciarla, affinché diventi di nuovo una grande compagnia di bandiera.

Abbiamo mostrato (QUI) che lo Stato ha le risorse per essere, non Pantalone, ma garante di prima istanza di questo rilancio. Dimostreremo che è anche un grosso affare.

L'ipotesi primaria resta dunque quella della nazionalizzazione.
Esistono certo delle subordinate in fatto di assetti societari in cui lo Stato sia comunque protagonista responsabile, quello che va escluso è insistere nel consegnare Alitalia a privati, peggio che mai stranieri (peggio del peggio compagnie Low Cost).

Presentiamo ai lettori un PIANO DETTAGLIATO PER LA RINASCITA DI ALITALIA.
E' STATO ELABORATO DA UN GRUPPO DI TECNICI AMICI DI ALITALIA E DELLE SUE MAESTRANZE.

Questo Piano, dopo un'analisi comparata dei bilanci Alitalia e dei clamorosi errori di gestione (come si vedrà non si escludono maneggi di altra natura) indica delle soluzioni concrete per il rilancio della compagnia di bandiera, senza tagli all'occupazione. Come si capirà leggendo questo gruppo di tecnici non sposa la proposta della nazionalizzazione. Ritiene anzi che con l'adozione di un efficace piano industriale, e senza aiuti di Stato, Alitalia sia a quel punto appetibile a cordate private.

Al netto di questa differenza politica il documento che presentiamo qui sotto è di straordinaria importanza per chi voglia capire come stanno davvero le cose. Un'analisi e proposte preziose che danno ragione della resistenza dei lavoratori, smentendo il governo e dando una lezione ai commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari.
Buona e attenta lettura...

PIANO PER LA RINASCITA DI ALITALIA

Fonte: sollevazione.blogspot.it


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