ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

7.5.17

L'intervento di Beppe De Santis all'assemblea della CLN

Di seguito l'intervento di Beppe De Santis, Noi Mediterranei, all'assemblea pubblica della CLN del 25 aprile.

«Una epigrafe, per cominciare. 
Dalla lettera di San Paolo Seconda lettera a Timoteo 
Paolo al tramonto della sua vita
Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.
Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
 Adattata a noialtri, noi della CLN:

“Combatteremo la buona battaglia; per terminare, combattendo, la nostra corsa; conservando la fede”. Nella GIUSTIZIA.

I) DOPO

1-Dopo oltre 40 anni di progressiva affermazione, fino al dominio totalitario del FINANZCAPITALISMO GLOBALE SPECULATIVO.

2-Dopo 25 anni ( dagli inizi degli anni 90) di RESISTENZA e di ricerca, morale, intellettuale e politica. 

Lunga, troppo lunga, traversata nel deserto.

3-Dopo 10 anni dalla deflagrazione della GRANDE CRISI, del 2007-08, strumento fisiologico di comando del finanzcapitalismo.

4-Dopo 5 anni ( almeno dal 2012) di ricerca – e tessitura, paziente e testarda- di SODALI CREDIBILI.

Di SOVRANISTI COSTITUZIONALI, di buona volontà.
Finalmente, rimettiamo in mare i nostri VELIERI, da combattimento. Era tempo, è tempo di rimetterci IN CAMMINO. Insieme.

La Confederazione.

Non mero , seppur serio, Coordinamento, ma, COMUNITA’ POLITICA NASCENTE.

II-Accanitamente, abbiamo STUDIATO E RI-STUDIATO. Tornando alle radici culturali del nostro impegno.

1-da Marx, Keynes, Sraffa;

2-a Gramsci, Gobetti,a Riccardo Lombardi;

3-al Cristianesimo sociale, popolare e democratico, dalla “Rerum Novarum”, a Miglioli, Dossetti, la Pira, da Mounier (personalismo e comunitarismo) fino all’ “Evangelii gaudium” e la “Laudato sì” di Papa Francesco.

4-Ai nostri maestri contemporanei, ad esempio:

-il grande socialista Luciano Gallino, fecondo fino a 88 anni, all’ultima goccia di vita.

Grazie Luciano, tra i più grandi analisti mondiali del finanzcapitalismo;

-il mitico ragazzo di 81 primavere, felicemente sulla breccia, Paolo Maddalena, mirabile cattolico democratico popolare e keynesiano radicale
 

5-E ancora, ai recentissimi libri, ai contributi decisivi, a tratti fulminanti, di

-Cesaratto,

-Screpanti,

-Pivetti (sraffiani di razza eccelsa);

-Bruno Amoroso, grazie Bruno;

-Bagnai (santamente luciferino),

-Barra Caracciolo,

-Giacchè,

-Galloni,

-Formenti.

E via via i più giovani studiosi e speaker

-Zezza,

-Passarella,

-Brancaccio,

-Fusaro.

III-Abbiamo fissato alcuni basilari PUNTI SALDI d’analisi

1-La intollerabile distribuzione della RICCHEZZA nel mondo. Piketty.

La concentrazione delittuosa nel decile , centile e millile superiore.

La distribuzione relativa ripiombata ai livelli della belle epoque.

2-Il domino delle 100.000 MULTINAZIONALI GLOBALI. Screpanti.

Che comandano il mondo, via via , in vece degli Stati desovranizzati.

3-Il dominio del CAPITALE FINANZIARIO dei DERIVATI, del SISTEMA BANCARIO OMBRA,

del DENARO CHE VIENE DAL NULLA. Gallino.

IV-PROGRAMMA.

Abbiamo lavorato, con passione, minuziosamente, al PROGRAMMA di transizione, di fase.

Vi tornerà Leonardo Mazzei, con la sua mitica meticolosità.

Il PROGRAMMA è il patto che ci unifica, come CLN.

Programma di cui ogni componente, ogni scuola, può proporre la declinazione, arricchente, cui è legittimamente vocata.

Il baricentro operativo del PROGRAMMA consiste in un KEYNESIMO RADICALE,

che ispiri -daccapo- l’opera di piena attuazione della COSTITUZIONE, dalla PIENA OCCUPAZIONE al buon governo del VINCOLO ESTERNO.


V-Ora, è tempo dell’ AZIONE POPOLARE

Di navigare in mare aperto, nel gorgo.

Dirò così.

DAL Popolo, NEL Popolo, PER il Popolo.

Veniamo dal Popolo, siamo Popolo.

Viviamo e operiamo nel/col popolo.

Pensiamo e lottiamo per il popolo.

Non siamo avanguardia separata e supponente.

Ala sedicente rivoluzionaria del ceto politico.

Destinata all’IRRILEVANZA.

Non siamo l’avanguardia rivoluzionaria di un “POPOLO DI SINISTRA” , che è caduto.

C’è più verosimilmente una sorta di NUOVA PLEBE dell’ordine materiale e simbolico finanzcapitalisticC’E’ UN POPOLO-costituzionalmente ri-concepito- DA REIVENTARE.

E’ questa la fatica FONDATIVA del nuovo PATROTTISMO COSITUZIONALE , COSTITUENTE.

Anche in sperimentali forme populiste,ad esempio, secondo le sapienti suggestioni di Formenti.

Il nuovo filo del gomitolo è “IL BASSO CONTRO L’ALTO”. Va bene.

Ma, niente scissioni tra POLITICO, SOCIALE, CULTURALE E MEDIALE.

L’approccio BASSO/ALTO, deve poter vivere gramscianamente in TUTTE LE PIEGHE DELLA SOCIETA’.

Nelle fratture, nelle contraddizioni, tutte da ricondurre alla contraddizione verticale FINANZCAPITALISMO/LAVORO.

Stare nel gorgo, dalla vertenza Alitalia, in corso, alla prossima BATTAGLIA -politico-elettorale-DI SICILIA. 


VI-FRATTURE E OPPORTUNITA’ IN SICILIA

1-La Sicilia vive una CRISI SISTEMICA, GLOBALE.

La CRISI SOCIALE,con circa 2,5 milioni di cittadini su 5 nell’abisso della povertà e della disoccupazione.

2-Una CRISI POLITICA , come dire,terminale,avendo sperimentato e logorato- negli anni recenti- tutte le formule e gli schieramenti possibili.

Le fratture della mappa politica nazionale, in Sicilia assumono la forma della totale disgregazione.

3-Una CRISI ISTITUZIONALE,in quanto lo svuotamento della sovranità dello Stato-Nazione Italia,ha comportato il completo azzeramento della quota di sovranità costituzionale rappresentata dallo STATUTO autonomistico.

4-La Sicilia sta vivendo un clima di RIVOLTA EPIDEMICA, che trova come primo sbocco il M5S,diventato, già nelle elezioni regionali del 2012, il primo partito isolano. 

I sondaggi per le prossime elezioni regionali del 7 novembre 2017 danno il M5S a circa il 38-40%. Ma, da solo, il M5S non è in grado né di avere la maggioranza all’Assemblea Regionale, né di reggere agevolmente la prova del governo concreto della Sicilia concreta.

5-Noialtri, intanto come “Noi Mediterranei”, uno dei 4 soggetti aggregatori della CLN, stiamo lavorando alacremente per proporre, anche in sede elettorale, un SOGGETTO POLITICO CONFEDERATO DI MOVIMENTO, UN SOGGETTO NEO-SOVRANISTA COSTITUZIONALE, IN VERSIONE SICILIANA. Il paradigma teorico strategico consiste nella RIFONDAZIONE DELL’AUTONOMIA SICILIANA, all’interno del più generale movimento sovranista costituzionale d’Italia e d’Europa, di cui la CLN è u nuovo propulsore. Senza ripristinare la SOVRANITA’ NAZIONALE è impossibile ripristinare la SOVRANITA’ STATUTARIA SICILIANA. Questo è il punto.

6-Tra i principali punti di attacco programmatici vi è quello di “PRODURRE E VENDERE SICILIANO”, a partire dalla SOVRANITA’ AGROALIMENTARE. Di circa 18 MLD annuali di consumi alimentari siciliani, soltanto l’8% è costituito da prodotti siciliani. Facendo leva anche sulla strategia e sul programma di RIFONDAZIONE DELLO “STILE DI VITA MEDITERRANEO” ( tradotto impropriamente “Dieta Mediterranea), secondo il canone UNESCO e altre suggestioni del “Movimento Terra Madre” ( ispirato da Petrini) e ella “Laudato sì” di Bergoglio.

7-Un altro punto programmatico centrale è costituito dall’obiettivo di rimettere in discussione e far saltare il cosiddetto “Patto di stabilità interno”, che strangola letteralmente i 390 Comuni siciliani.

8-Verificheremo già nel seminario tecnico, previsto per il 13 maggio prossimo , a Palermo ( con la partecipazione, tra gli altri, di Zezza e Screpanti, Mazzei e Pasquinelli), la concreta fattibilità di percorsi per l’istituzione di forme di MONETA COMPLEMENTARE.

9-Considerato che, per fortunosi percorsi professionali, ci ritroviamo nella nostra squadra una parte dei più valenti esperti di SVILUPPO LOCALE, un punto determinante della nostra credibilità, anche elettorale, è rappresentato dalla possibilità di presto e bene contribuire alla spesa feconda dei circa 15 mld del ciclo programmatorio 2014-2020 ,destinati alla Sicilia, una sorta di estremo residuo spazio keynesiano disponibile per sopravvivere. 


10-Soggetti e ambiti in via di aggregazione e da aggregare:

-la rete di “Noi Mediterranei”;

-gruppi neosovranisti emersi recentemente, come, ad esempio, “Forza del Popolo” dell’agrigentino;

-gruppi di SICILIANSTI democratici e progressivi ( “Nuovi Vespri”, “Noi Siciliani”);

-alcuni settori del Movimento dei contadini e dei “Forconi”;

-una piccola rete di sindaci dei piccoli comuni, a noi molto vicini;

-alcuni settori e quadri del movimento dello SVILUPPO LOCALE siciliano, che ha almeno 20 anni di storia dignitosa;

-alcuni ambienti universitari, giornalistici e intellettuali;

-alcuni animatori e piccoli gruppi di attivismo civico,anche fuoriusciti dal M5S, come “Lavori in corso per il Sud”.

Apriremo, presto, un confronto fraterno con la rete siciliana afferente a “Risorgimento socialista”.

11-L’obiettivo politico-elettorale utile e vitale di base è quello di conquistare il quorum del 5%.

12-Molto probabilmente il M5S vincerà le elezioni regionali siciliane.

Ma da solo non può farcela, ad avere ala maggioranza in ARS (Assemblea regionale Siciliana) e a ben governare. E il M5S, questo lo sa, anche se ufficialmente non lo ammette.

Il M5S ha bisogno, in Sicilia, di alleati seri e preparati, anche a governare.

Ci siamo confrontati riservatamente con i loro referenti più volte.

Temono addirittura la nostra concorrenza elettorale.

Temono che legittimando formalmente il rapporto con noialtri, con la nostra comunità politica e con la nostra lista, possano perdere voti, a favore della nostra lista.

Dovremo guadagnarci i galloni sul campo.

Senza preventivi accordi e endorsement.

Procedere, insomma in parallelo.

Gestire le elezioni per conto nostro, conquistare il quorum e un po' di deputati regionali, e, poi, dopo le elezioni, in ARS definire e realizzare le alleanze parlamentari e le sinergie di governo.

Per certi versi, si tratta di imporre al M5S l’alleanza stessa, con la nostra autonoma forza e con le nostre capacità strategiche, programmatiche, progettuali e di governo.

All’interno di una strategia, e tecnica, insieme di confronto dialettico propositivo e di sfida competitiva.

13-Insomma, la Sicilia, può essere un primo, straordinario banco di prova dell’intera strategia della CLN e delle componenti interne che lo vorranno.

Il nostro successo siciliano dipenderà non poco dalla sintonia e sinergia con la CLN nazionale.

Dal fraterno sostegno che ci verrà dato. Sotto il profilo culturale, politico, programmatico, promozionale, organizzativo e operativo.

In questo ambito, abbiamo già delineato, in forma ideativa embrionale, una grande iniziativa politico- culturale.

Si tratta di un convegno, per la precisione, di un forum internazionale, da svolgere a Palermo, attorno al 24 e 25 giugno prossimo, con la partecipazione dei nostri migliori intellettuali di riferimento. 

Titolo ipotizzato:

“MARENOSTRUM. Dalla Sicilia a tutto il Mediterraneo: per la sovranità, per una diversa economia, per una svolta di civiltà”.

Sono assolutamente convinto che, se ce la metteremo tutta, riusciremo a contrastare e a battere il mostro del finanzcapitalismo, perché è strutturalmente contro, nemico , degli uomini e delle donne in carne e ossa. E’ il Male.

Noi possiamo cacciare e prendere MOBY DICK.

Questo è quanto.

Che la fortuna ci assista».

Beppe de Santis,
Roma 25 aprile 2017.

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6.5.17

Presentazione della CLN - il discorso di Ferdinando Pastore

Quello che segue è il discorsodi presentazione della CLN di Ferdinando Pastore all'Assemblea pubblica del 25 aprile.
Avevamo già pubblicato il discorso d'apertura dei lavori di Moreno Pasquinelli e l'introduzione di Ugo Boghetta alla tavola rotonda pomeridiana.


«La Confederazione per la Liberazione Nazionale nasce dalla volontà di alcune forze politiche che si sono ritrovate nell’analisi sullo sviluppo della società contemporanea, sulle isitituzioni politiche sovranazionali e sullo sviluppo del capitalismo nella sua forma finanziaria e globale. Seppur con sensibilità differenti Risorgimento Socialista, Programma 101, Indipendenza e Costituzione e Noi Mediterranei con il contributo di ulteriori associazioni e partiti, hanno condiviso alcuni interrogativi le cui risposte chiariscono lo stato attuale della dialettica politica.

Perchè nella contrapposizione politica non si fa più riferimento ad una classe dominante e a una sfruttata o non è più possibile parlare di conflitto tra capitale e lavoro? In che modo si è arrivati a derubricare il pensiero critico a conservatorismo novecentesco? Quali sono stati i passaggi con cui si è giunti a concepire l’esistenza di un unico modello ideologico – anche se fatto passare come neutro e oggettivo – che vorrebbe eliminare lo scontro politico e le protezioni sociali?

In questa sede, per ragioni di tempo, è superfluo raccontare l’evoluzione storica dell’ideologia ordo-liberista. Più importante concentrarsi sulle conseguenze disastrose che essa ha arrecato a tutti i soggetti sociali e sulla natura dell’apparato posto a difesa del suo sviluppo: l’Unione Europea.

Essa, infatti, è stata concepita come struttura repressiva, totalitaria (vorrebbe mantenere una posticcia contrapposizione tra destra e sinistra che diventano entrambe megafoni dello sviluppo liberista), oligarchica che agisce per tutelare esclusivamente la concorrenza economica. Inoltre, dal trattato di Maastricht in poi, si è dotata di un apparato istituzionale, che sovrasta quello degli Stati nazionali, privo di legittimazione democratica e popolare e che ha imposto l’avanzata, senza freni, del libero mercato globale.

Questo apparato esiste perché a differenza del liberismo classico, l’ordo-liberismo non è semplice laissez-faire, non concepisce uno Stato minimo, bensì lo Stato diventa il guardiano della libera concorrenza e interviene, a livello burocratico, per imporre il liberismo come unica cura immaginabile dalle malattie sociali generate dallo stesso capitalismo, ma solo al fine di estendere il più possibile la libera circolazione di merci, capitali e persone e quindi, in una paradossale spirale, generare ancora più malattie.

Tutti i soggetti sociali vengono giudicati, dall’apparato tecnocratico della UE, secondo i canoni della concorrenza.

- Lo Stato nazionale, al quale è sottratta la sfera decisionale e che non ha più una legittimazione derivante dalla sovranità popolare ma si trasforma in protettorato obbediente alle direttive, presentate sempre come “neutrali”, “oggettive”, “necessarie”, poste a protezione degli interessi facenti capo alle grandi multinazionali e finalizzate all’espansione illimitata del capitale finanziario

- La politica, che insieme a tutti i corpi intermedi (partiti, sindacati) è svuotata di significato e che si configura come mera competizione elettorale vuota e impolitica e si riduce a società dello spettacolo. La sua azione è limitata alla gestione amministrativa e il dibattito è immiserito a quello che Gramsci avrebbe definito “chiacchiericcio carnevalesco”

- I soggetti economici che non devono più aumentare la produzione e che perdono la funzione sociale prevista dalla Costituzione ma che devono concentrarsi sul guadagno da portare agli azionisti con conseguenti sconvolgimenti dal punto di vista sociale: de-localizzazioni, compressione dei salari, disoccupazione, precarizzazione del lavoro.

- E infine, secondo la più grande utopia liberista l’essere umano che ha il dovere di concepirsi come imprenditore di sé stesso e come eterno soggetto desiderante. Si indica che valori sociali come la libertà, la giustizia, l’eguaglianza sono raggiungibili esclusivamente attreverso la liberazione del soggetto, slegato dal contesto sociale e dalle contraddizioni socio-economiche o dal cappio dei doveri di solidarietà. Questa visione, cara anche alla sinistra cosiddetta radicale (quella anarco/libertaria) risulta perfettamente compatibile con il darwinismo sociale proposto dal sistema neo-liberale. Esso, difatti, prevede l’istituzionalizzazione dell’uomo/impresa, il quale, da solo, dovrà fronteggiare i rischi connessi al sistema capitalistico, un tempo protetti dallo Stato. Solo la proprietà è terreno sovrano, tutte le altre sovranità scompaiono e per proteggere la proprietà anche il corpo, le capacità intellettive, le passioni, insomma l’essere umano nella sua interezza diventa merce che deve essere appetibile sia per il lavoro che per la vetrina edonistica della società composta da individui. L’uomo deve assecondare tutti i falsi bisogni dettati dal mercato che rappresentano le nuove pressioni sociali (non più identificabili nelle vecchie categorie storiche Dio, Patria, Famiglia) e che lo vorrebbero perennemente alla ricerca di una fatua libertà indipendente da legami, mobile e senza radici, flessibile. Tutte caratteristiche che lo rendono docile e sottomesso agli intendimenti del capitale.

In questo modo il cittadino si trasforma in semplice consumatore e asseconda la trasformazione di tutti gli aspetti dell’esistenza in merce e per ambire al consumo partecipa, attivamente, al sistema di dominio ordo-liberista incentrato sul debito e si consegna allo sfruttamento volontariamente.

I bisogni non devono più essere soddisfatti dal salario ma dal ricorso al credito e volontariamente, appunto, indica gusti, predisposizioni, inclinazioni nella rete telematica, nei social, nelle vetrine edonstiche contemporanee. In questo modo perde coscienza del proprio sfruttamento che ormai investe, non solo il rapporto produttivo, ma l’intera esistenza. Si convince che la confusione tra tempo libero e lavoro è in perfetta sintonia con l’idea utopistica dell’uomo nuovo, costruito dai mezzi di comunicazione, dalla pubblicità, dal merketing aziendale, perennemente alla ricerca della felicità sconnessa dalla proprie condizioni materiali e con conseguente colpevolizzazione dello stesso qualora esso non sia performante come le nuove pressioni sociali richiedono.

Per questo il grande capitale e la UE distruggono i diritti sociali e al contempo promuovono i diritti civili. Le stesse aziende multinazionali anche se sfruttano il lavoro nei paesi poveri ricevono bollini di affidabilità qualora diffondano campagne sul rispetto dei diritti civili, che si trasformano da elementi di coesione sociale a spot per esaltare l’uomo/atomo pronto al consumo e alla egoistica promozione di sé.

Proprio sull’essere umano si è costruito il dominio del pensiero unico neo-liberista che distrugge tutte le forme comunitarie: lo Stato descritto come apparato dedito allo spreco e che non può creare denaro né operare, al fine di proteggere i diritti sociali e un welfare sviluppato, con spesa pubblica in deficit e a cui è stata, di conseguenza, tolta la legittimazione a decidere. La Politica e i partiti, non più elementi nei quali sviluppare un libero dibattito sulle idee e non più luoghi di rappresentazione degli interessi sociali. I sindacati che non devono difendere il lavoro collettivo, il quale dovrà essere contrattato singolarmente dal lavoratore senza vincoli di solidarietà. Il lavoro che non deve essere tutelato dallo Stato come diritto collettivo ma che deve trasformarsi in concessione elargita filantropicamente dal grande capitale e in opportunità da prendere a qualsiasi costo. La famiglia che non può trasmettere valori non mercantilistici e che nella sua disgregazione porta l’essere umano a non preoccuparsi più del concetto costituzionale della dignità sociale.

Ora tutta questa costruzione è in netto contrasto con la nostra Costituzione che ebbe la sua genesi nel solco del Costituzionalismo moderno che ricondusse le origini del fascismo e della distruzione europea provocata dalle guerre proprio al dominio liberista dell’inizio del 900, periodo assimilabile a quello contemporaneo. Per questo la nostra Carta non fu una replica delle costituzioni liberali ma venne concepita, seppur con tutte le mediazioni possibili nel seno dell’Assemblea Costituente, secondo due direttive precise: la dignità sociale della persona e la concezione per cui lo Stato era organo regolatore del conflitto tra capitale e lavoro e in questo modo istituzionalizzò la lotta di classe e la pose al centro dell’ordinamento. Dimostrazione più puntuale fu la redazione dell’articolo 3 II comma, partorito dal socialista Lelio Basso, con cui si regolavano i compiti dello Stato per la concreta attuazione dell’eguaglianza meramente formale enunciata nel comma I.

Ebbene l’ordo-liberismo e i trattati istitutivi della UE si ispirano a principi, quelli della concorrenza economica e della stabilità dei prezzi, che sono in netto contrasto con la nostra Costituzione, in quanto essa riconosceva valori e ambiti di azione dello Stato non riconducibili al sistema mercantilistico. Per questo la UE e i suoi protettorati nazionali vogliono annientare le costituzioni del dopoguerra, come quella italiana definita “troppo socialista”. Nello specifico l’attacco, dal trattato di Maastricht in poi è stato portato contemporaneamente su due diversi fronti: la forma democratica e la sua caratterizzazione parlamentare attraverso la quale le masse popolari entrarono dentro lo Stato e il modello sociale europeo, costruito dalle nazioni sovrane del dopoguerra, dove il lavoro, il salario, la casa, il welfare rappresentavano beni sganciati dall’economia di mercato in quelle che Robert Castel ha definito le “società salariali”. Economia di mercato che oggi, al contrario, vuole regnare libera e senza controlli. A questo proposito Rino Formica, ex ministro socialista ha affermato che le direttive della UE in contrasto con la prima parte della nostra Costituzione sarebbero dovute essere sottoposte, qualora avessimo avuto una classe dirigente degna di questo nome e fedele alla nostra Repubblica, a referendum costituzionale. Ciò dimostra la svendita di sovranità a cui è stato sottoposto il nostro Paese.

Il consolidamento del sistema ordo-liberista, con ricette sempre improntate all’austerità e al raggiungimento del pareggio di bilancio, ha fatto emergere diseguaglianze sempre maggiori e una contrappsozione tra due blocchi sociali che non sono più configurabili all’interno dello schema politico classico che vede la separazione tra destra e sinistra. In realtà quello che emerge è una nuova contrapposizione tra alto e basso.

L’alto della società non si presenta come una nuova borghesia, non ne incarna valori e aspirazioni, bensì ha una concezione dei rapporti di forza come se si trattasse di una nuova aristocrazia che è contemporaneamente anti/borghese (rifiuta le dinamiche della democrazia liberale e la dialettica con il lavoro) e anti/sociale (non concepisce l’esistenza di una società con valori comunitari e non mercantili), ma è aristocrazia con coscienza di classe e che sfrutta la globalizzazione dei mercati per togliere all’essere umano dignità e sicurezze. Per cui fenomeni come appunto la globalizzazione, l’immigrazione incontrollata, la finanziarizzazione dell’economia sono eventi non naturali ma bensì frutto di precise e coerenti scelte politiche, che portano vantaggi escusivamente al capitale trans-nazionale.

Il basso, al contrario, costretto a rimanere inchiodato al territorio che, con l’abbattimento delle sovranità costituzionali, nazionali e popolari, non ha più rappresentanza politica, ritorna a pensare che l’impoverimento è condizione fatalistica e immodificabile, se non attraverso un riscatto individuale. Di conseguenza, attraverso la spoliticizzazione della società, ha una confusa reazione dato che divide i voti tra una destra protezionistica che però non sembra in grado di creare egemonia e una nuova, ma ancora debole, sinistra popolare, ancora troppo incerta nel prendere le distanze da un’idea di internazionalismo che viene confuso con il cosmopolitismo di origine borghese. La composizione di questo basso, oggi composto da varie realtà sociali – salariati, disoccupati e precari, agricoltori, liberi professionisti senza professioni, piccoli e medi imprenditori – ha una reazione ancora non rappresentata da un blocco politico coerente e con orizzionti egemonici, ma esce allo scoperto soprattutto quando è sottoposto ad una scelta chiara. Per questo tutti in tutti i referendum, da quello greco alla Brexit per finire a quello italiano sulla riforma costituzionale, svoltisi negli ultimi anni, il basso ha avuto la capacità di sconfiggere i proponimenti delle élite, mentre nelle elezioni non ha ancora la possibilità di trovare uno sbocco politico.

Proprio le élite tecnocratiche presentano tutti i movimenti espressione del basso come populisti, senza distinguere tra quelli della sinistra popolare e quelli della destra protezionistica. Ma questa denominazione è frutto di una mistificazione della realtà. Il termine non è utilizzato riferendosi a un populismo storico e sociale, bensì si cerca di stigmatizzare i nascenti campi di opposizione al sistema assimilandoli a un populismo di tipo sud-americano, nel quale il capo saltava le forme della demcrazia borghese per arrivare a un rapporto diretto con il popolo. Ma in realtà è proprio la tecnocrazia, con il suo TINA, che riduce la politica a mera forma impolitica e a competizione imperniata sulle regole della società dello spettacolo, nella quale si presentano al pubblico consumatore pacchetti preconfezionati con forme, appunto del tutto populiste e prive di un rapporto organico con i corpi intermedi (primarie, parlamentarie, sondaggi sono gli strumenti propedeutici alla de-politicizzazione della società).

Per questo i movimenti che ambiscono al ripristino della piena sovranità costituzionale, contemporaneamente, sono costretti a richiamarsi al popolo, in quanto gli strumenti della democrazia rappresentativa sono stati svuotati di significato.

Questa posizione, quella di un costituzionalismo radicale, non può essere, però, per avere capacità egemonica, essere relegata a un semplice antagonismo o a una presa di coscienza solo contestativa. Essa deve avere l’ardire di unire quel blocco sociale, schiacciato dal predominio dei mercati liberi e globali, ancora disomogeneo, e portarlo dentro lo Stato per una nuova gestione della cosa pubblica.

Quest’assemblea ha avuto la chiarezza di rappresentare quel blocco sociale, dai lavoratori dell’Alitalia reduci dal vittorioso referendum , agli agricoltori oppressi dalle multinazionali e per finire anche alle categorie dei commercianti che lottano contro le liberalizzazioni.

Le elezioni francesi hanno dimostrato, attraverso la campagna elettorale di Mélenchon, che quel blocco politico si può formare. In Italia, al contrario, la strada è più ardua in quanto il ceto politico italiano è schiacciato da una sorta di ministerialismo opportunistico con il quale si abdica alla rappresentazione di interessi sociali per cercare di salvaguardare la propria carriera politica.

Ciò a cui aspira la CLN è l’apertura di una nuova stagione politica nella quale a tutti si richiede coraggio».


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5.5.17

Quale legittima difesa? di Ferdinando Pastore

Ieri la Camera ha approvato la nuova legge sulla legittima difesa che ora passa al Senato.
Il testo della legge, confuso e mal scritto, ha suscitato molta indignazione e tante polemiche. 
Pubblichiamo il commento a caldo di Ferdinando Pastore - Risorgimento Socialista.

«La legge sulla legittima difesa rappresenta un ulteriore passo verso l'americanizzazione della società. 
Il mito della frontiera, il piccolo proprietario terriero che associa la libertà al farsi anche giustizia da solo e che mal sopporta l'ingerenza dello Stato. 
L'individuo è il dominus delle proprie cose e della propria roba e lo Stato non deve mettere bocca, anzi non ha legittimità nel porre vincoli morali, ideologici, comunitari. Non esiste la società, esiste la proprietà che resta l'unico elemento sovrano. 
Per cui nessuna regola in economia, libero scambio e libera concorrenza - e se il mercato crea monopoli privati è sempre il mercato, quindi va bene - e nessun dovere nel proteggere gli esseri umani: né la loro salute, né il loro benessere, né la loro sicurezza. Essi, gli individui, ci dovranno pensare da soli, con le assicurazioni, con la competizione e infine con la pistola».

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4.5.17

Crisi Alitalia: metafora di una classe non dirigente di Ugo Boghetta

L'Alitalia, la sua crisi, è tornata d'attualità. 
Non è la prima volta. 
Ho seguito per molto tempo la questione insieme ai compagni del settore quando ero in Commissione Trasporti della Camera ai tempi di Cempella, Schisano, Cimoli.

Anche allora i lavoratori lottarono duramente. In testa c'erano i piloti dell'Anpac: sindacato legato alla destra. Ma la destra li mollò brutalmente.

Questa volta il ricatto era più forte ed unanime. Per questo il voto NO al referendum è stato ancor più coraggioso e importante.

Se guardiamo bene, ricorda il NO greco alla Troika, la Brexit, il referendum sulla Costituzione, Trump. Anche la Francia è andata vicino, almeno come somma dei voti di Le Pen e Melachon.
Anche questo risultato, dunque, è l'ennesima dimostrazione della crisi di consenso delle cosiddette classi dirigenti.

Il problema è che il vecchio muore e il nuovo fatica a nascere.
Questo è il problema che da subito hanno dinnanzi i lavoratori dell'Alitalia ed il sistema paese.
Già, il sistema paese. infatti sarebbe riduttivo e sbagliato restringere la questione solo ad un'azienda ed ai suoi lavoratori. 

Se abbiamo una visione parcellizzata come quella del governo: ogni problema è isolato. 
Le cose invece cambiano se ampliamo lo sguardo e guardiamo al sistema paese ed ai suoi interessi. 
In questo senso la vicenda riguarda altri lavoratori, imprenditori e i conti economici generali.

Infatti, un paese a vocazione turistica e con il più grande patrimonio culturale mondiale, avrebbe bisogno di una compagnia di bandiera che operasse per gli interessi di questa realtà nazionale. 

Solo gli ingenui e i cretini pensano che le altre compagnie di bandiera, pur per convenienza proprio lavorino per noi. 
In realtà Air France, British Airways, Lufthansa prima portano le persone a Parigi, Londra, Francoforte, poi in Italia. 
In secondo luogo, e questo riguarda anche i voli interni, il trasporto originato dal nostro paese, ma realizzato da compagnie straniere, porta i profitti all'estero. Per non parlare delle sovvenzioni pubbliche locali ai vettori che svolgono i voli interni. È quanto accade quotidianamente nel trasporto merci. La quasi totalità della movimetazione va su gomma ed è in larga parte appannaggio di aziende della logistica del Nord Europa (magari con autisti ungheresi). Questi fanno affari con il nostro traffico, ma il profitto va in Olanda o Germania. A noi rimangono incidenti, morti, feriti, inquinamento costi delle infrastrtture, bilanci.

I governanti credono, o vogliono far credere, che la cosa migliore sia lasciar fare la liberista "mano invisibile del mercato" che allocherebbe le risorse nel modo migliore. Bisogna essere idioti o venduti per credere a questa balla. 


A costoro, ora, si sono aggiunti anche Di Maio e Di Battista!

Poichè è un'evidente bugia, una tesi smetita mille volte, è diventata una fede a prova di qualsiasi verifica. 

In realtà "questa mano invisibile" funziona come la Giustizia: è bendata ma ci vede benissimo.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. 


Da quando siamo in mano alla mano invisibile del mercato europeo (cioè della Finanza e della Germania) abbiamo perso il 25% del nostro apparato industriale e il controllo sulle più grandi aziende. 
Le privatizzazioni non hanno aumentato né qualità né abbassato i prezzi; salvo il settore delle tlc per motivi di innovazione tecnologica. 
Andamento anch'esso a fine corsa.

In tutte le travagliate fasi dell'Alitalia, è sempre mancata il governo, la politica.
Quando c'è stata è per motivi clintelari-territoriali come l'apertura di Malpensa: uno dei cancri di AZ. 

È mancato chi facesse gli interessi legittimi di tutto il sistema-paese.

Quindi abbiamo tre motivi per ricostruire una compagnia di bandiera pubblica: i lavoratori Alitalia e dell'indotto, i lavoratori e imprenditori dei settori turistici e della cultura, i conti economici del paese.


Mi sembrano argomenti e interessi assai corposi per cambiare politica. 

Una politica d'intervento pubblico per dare nuove e diverse prospettive economiche, occupazionali. 
Ovviamente si tratta di ripensare la gestione dell'intervento pubblico, un serio controllo del Parlamento, dei lavoratori, dei cittadini.

*QUi il gruppo facebook, nato su iniziativa della CLN, che chiede al governo di nazionalizzare Alitalia.

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3.5.17

ALITALIA: PRIMA BUGIA (GRANDE E GROSSA) di Sandokan

Era prevedibile. Il Potere sta scatenando contro le maestranze Alitalia la sua crudele vendetta.
Parola d'ordine dell'offensiva: sputtanare i lavoratori che hanno votato NO.
Obbiettivo: isolarli per indebolirli e costringerli alla capitolazione.
Ma come si fa a sputtanare chi ha ragione da vendere? Semplice: cercando di far apparire vero ciò che invece è falso, e viceversa. Il Potere ed i suoi pretoriani dell'informazione tossica sono maestri sperimentati nell'arte della menzogna. Disse il loro maestro: «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità». (J. Göbbels)


Pur di giustificare la definitiva distruzione di Alitalia ed ottenere il consenso della pubblica opinione hanno costruito un racconto falso da cima a fondo. 
Un teorema fondato su alcune grandi e grosse bugie.

Vorrei oggi iniziare dalla loro prima bugia.

ALITALIA NON È UN'AZIENDA STRATEGICA

Ma come stabilire se un'azienda è strategica per una nazione?
Indico tre criteri principali:
(1) Se la funzione ed il servizio che svolge sono indispensabili per l'economia e la vita dei cittadini;
(2) Se genera o contribuisce a generare ricchezza e benessere per chi vi lavora e per tutto il Paese;
(3) Se la sua esistenza contribuisce alla sovranità economica del Paese e quindi lo protegge da aziende multinazionali i cui interessi contrastano con quelli nazionali.

Sotto ogni profilo Alitalia è un'azienda necessaria, anzi indispensabile al Paese.
Lo è in quanto settore di punta del trasporto, il quale è essenziale all'economia di ogni paese.
La prova provata è che ogni grande paese del mondo ha la sua compagnia di bandiera.

 
Ciò è tanto più vero per l'Italia, anche solo considerando che è il quinto paese al mondo per afflusso turistico. 
Il turismo genera l'8,6% del Pil, ovvero per 136 miliardi di euro, cifre che data la crescita mondiale del settore, sono destinate a crescere (entro il 2020 si prevede un aumento del 22%). [Vedi la tabella n.1]
Occorre poi considerare la crescita complessiva del trasporto aereo a scala mondiale, con l'aumento generalizzato dei passeggeri trasportati [vedi tabella n. 2]. 
Tendenza che tutti gli analisti danno in aumento.
 
E' quindi FALSO! che l'Italia non abbia bisogno vitale di una grande compagnia aerea.

Messi all'angolo i liberisti rispondono che questo non vuol dire che essa debba essere di Bandiera, tantomeno pubblica. Che si può ben volare con compagnie straniere. La loro massima è "non importa che il gatto sia bianco o nero, basta che acchiappi i topi".

Su questa seconda bugia alla prossima puntata.
Dimostreremo che la nazionalizzazione di Alitalia non è solo necessaria, ma un grande e grosso affare per lo Stato.
 
Fonte: sollevazione

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2.5.17

ALITALIA: «PERCHÉ CI LASCIATE SOLI?»... FABIO FRATI A ROBERTA LOMBARDI (M5S)

Pubblichiamo la lettera di Fabio Frati (dirigente nazionale della CUB trasporti e Comitato per il NO scalo di Fiumicino) alla deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi, in merito alla vicenda Alitalia.

Dopo la grande vittoria del No al referendum da parte dei lavoratori, e il commissariamento in corso, Frati lamenta il disimpegno da parte di una della principali forza di opposizione al governo, disipmpegno che equivale ad un allineamento passivo nei confronti di una classe dirigente al completo sorda al bene del Paese e dei suoi lavoratori ed asservita alle elite dominanti e al capitalismo globalizzato e finanzirario che impongono svendite, privatizzazioni, chiusura di aziende che erano gioielli preziosi, asset strategici nell'economia italiana. 

 
«Ciao Roberta, questa è la rassegna stampa di Alitalia di oggi.

Stiamo sotto questo cannoneggiamento indegno da una settimana. Parlano tutti, governo e ministri cooptati, falsi esperti, giornalisti prezzolati e sindacalisti sfiduciati.

Tutti uniti in un orgasmico coro a favore della vendita, delle privatizzazioni e della chiusura di Alitalia.

Una classe dirigente e i loro cortigiani da schifo, una massa di indegni che farebbe impallidire tutte le "borghesie compradore" della storia coloniale del mondo.

Sotto quest'attacco i lavoratori e i cittadini italiani che guardano una massa di parassiti decidere come e quando svendere i beni pubblici della nazione.

E il M5S ? Dov'è ?

Roberta ci avete lasciato soli. Avete milioni di voti !! Perché non gettate tutto il vostro peso politico su questa vicenda?

Ti confesso che sono molto deluso da come vi state muovendo ma forse ti interesserà di più sapere che sono furiosi tutti i vostri sostenitori e votanti che avete tra i lavoratori Alitalia...è un coro di telefonate e messaggi in cui chiedono a noi (sic) perché il M5S non è al nostro fianco.

Così non va Roberta, siamo un simbolo di questo paese e state assistendo al nostro stupro senza fare niente».


Fabio Frati - CUB Trasporti e Comitato per il NO scalo di Fiumicino

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