ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

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28.1.18

PULIZIA ETNICA A PIDDINIA CITY di Leonardo Mazzei

Il bunker di Renzi e una crisi che si aggrava

Tra qualche anno, quando la polvere di questi tempi grigi si sarà infine depositata nell'ampio magazzino della storia, verrà il momento di ringraziare Renzi. Grazie di aver distrutto il Pd, grazie di averlo fatto in breve tempo. Magari sarebbe andata così comunque, ma tu ci hai aiutato non poco. Di nuovo, grazie!

La vicenda della composizione delle liste elettorali al Nazareno è di quelle che merita qualche riga di commento. Come previsto, Renzi ha fatto piazza pulita di ogni opposizione interna. Una pulizia etnica che certo Bersani e i suoi avevano da tempo immaginato (tra parentesi, è questo il vero motivo della nascita di LeU, che altro non c'è).

Sia chiaro, Renzi non è certo l'unico leader di partito a muoversi come un monarca. Così hanno fatto Di Maio e Salvini, come pure - e ci sarebbe da ridere! - il pesce lesso numero 2 (essendo il numero 1 Gentiloni) della politica italiana: quel Pietro Grasso che si trova lì solo perché gli altri si son guardati tutti allo specchio. E tuttavia Renzi è stato insuperabile.

Da mesi avevamo chiara una cosa, che se il segretario del Pd era rimasto inamovibile al suo posto pur non azzeccandone più una da tempo immemorabile (basti pensare al Rosatellum), è anche perché i suoi - un gruppo di parassiti attaccati al potere come l'edera alla pianta - gli hanno imposto di arrivare almeno al momento per loro cruciale: quello della composizione delle liste elettorali.

E così si è consumata la pulizia etnica, con Renzi chiuso nel bunker col fido Lotti a lavorar di biro e di bianchetto. Lavoro svolto, però, non più come condottiero, ma come stanco notaio di un rito che non gli porterà fortuna, né lo porterà lontano. "Esperienza devastante", l'ha definita lui stesso...

Ma perché, vi chiederete, questo passaggio delle candidature è così rilevante? Che forse è la prima volta? Che forse gli esclusi erano migliori dei salvati? No, no, assolutamente no! Non è questo il punto, e poi c'è davvero in giro qualcuno che sappia dirci che cos'è un "orlandiano"? Suvvia, non scherziamo, la cosa potrà al massimo interessare qualche entomologo, ma mai e poi mai le persone sane di mente.

E tuttavia l'importanza di quel che è avvenuto resta. Lo psicodramma di queste mezze calzette, che si credevano insostituibili ed hanno scoperto di non contare un fico secco, non è solo divertente, è anche istruttivo. Esso ci parla della crisi del Pd, cioè del partito sistemico per eccellenza. Quello del pieno dispiegamento delle politiche liberiste, austeritarie ed euriste.

Magari questo partito resterà in qualche modo al governo, forse la stessa emorragia elettorale verrà tamponata dall'intervento in emergenza di ogni strumento (mediatico e non) di cui dispongono lorsignori, ma l'idea del partito pigliatutto, a "vocazione maggioritaria", è ormai morta e sepolta.

Questo nell'immediato, mentre più avanti credo che vedremo qualcosa di ben più radicale, probabilmente la stessa fine del Pd, esito non improbabile di una crisi verticale dell'intera classe politica italiana.

Cosa ne seguirà non sappiamo. Ma tra le tante notizie non buone di questo periodo, quella dell'acutizzarsi della crisi del Pd non è solo buona: è ottima!

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12.10.17

LA LEGGE (E LA BANDA) DELLE TRE "B"

Rosatellum, ovvero la legge BBB: una truffa su-misura per il Bomba di Rignano, il Buffone d'Arcore e il Bulletto di Milano (quello che parla con le felpe) 
La fine ingloriosa di Salvini. Da "grande oppositore" a stampella del regime
 

Quel che c'era da dire sul Rosatellum l'ho già scritto QUI due settimane fa. Adesso siamo quasi all'atto finale. La Camera finirà di votare oggi la cosiddetta "fiducia" ad un governo che aveva dichiarato - non ridete - la sua "neutralità" in materia. Poi seguirà il Senato, verosimilmente con la stessa procedura. I ladri di democrazia hanno fretta, debbono mettere al sicuro il bottino cercando di non lasciare troppe tracce. Dunque ogni mezzo è lecito, anche se ci hanno sempre insegnato che non si cambiano le regole del gioco - tantomeno con la forzatura del voto di fiducia - un minuto prima che inizi la partita. Ma questa è l'Italia dell'autunno 2017, dove colui che dovrebbe essere "arbitro" (il santerello Mattarella) è invece in combutta con la banda di scassinatori che conduce le danze.

Certo, dopo i tre voti di fiducia ci sarà oggi pomeriggio quello finale a scrutinio segreto. Qui non mancheranno i dissidenti, altrimenti detti "franchi tiratori", ma aspettarsi non dico un sussulto democratico (quando mai!), ma anche solo un atto di orgoglio da parte di questo parlamento di peones (senza offesa per i peones, quelli veri) va sinceramente al di là di ogni ragionevole immaginazione. Ecco il risultato di aver voluto tenere in piedi ad ogni costo un parlamento reso illegittimo dalle sentenze della Corte Costituzionale. Ecco i frutti dell'errore - qui il riferimento è ad M5S - di non aver preteso, anche con una scelta aventiniana, il suo scioglimento dopo la grande vittoria del NO il 4 dicembre 2016.

Diversi commentatori si interrogano sulle presunte contraddittorietà del Rosatellum. In realtà questa legge non è affatto contraddittoria, basta che si capisca com'è nata e qual è il suo fine. Cose che ho cercato di spiegare nell'articolo già citato, ma che ricapitolo qui in due righe: questa legge nasce da un patto di ferro Renzi Berlusconi, ed ha lo scopo di riportare il fiorentino a Palazzo Chigi con l'ex cavaliere come partner principale e ben remunerato in quel che più gli interessa.

Capito questo si è capito tutto. Poi, si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco. Ma questo è un altro discorso, e noi ci auguriamo che l'abbuffata di seggi che già pregustano gli vada invece di traverso. Di certo, pur nel pittoresco balletto delle tante leggi elettorali proposte in questi anni, mai se ne era vista una disegnata così su-misura, non solo per un partito, bensì per una persona, anzi due con l'aggiunta di un terzo: il Bulletto padano che parla con le felpe.

Come noto la "fiducia" sta passando alla Camera solo grazie al regalo di Forza Italia e della Lega, i cui parlamentari sono usciti dall'aula per abbassare il quorum. Grande eh, l'opposizione di Salvini! E questo si dovrebbe scontrare niente meno che con l'Europa! Sai che paura a Bruxelles! Sta di fatto che sulla prima fiducia i Sì sono stati 307, sulla seconda 308. Al di sotto quindi della soglia di 316 che corrisponde al 50%+1 dei membri della Camera. Evidentemente la "fiducia" non è poi così forte neppure nel Palazzo, figuriamoci nel Paese.

Ma la scommessa dei ladri di democrazia è semplice: le leggi elettorali sono cose complicate, apparentemente astruse e comunque incomprensibili ai più. Dunque, calcolano i lestofanti, il danno di immagine sarà minimo. Poi di corsa alle elezioni, in modo da rendere difficile la partecipazione a chi dovrà raccogliere le firme. Quindi una campagna elettorale che proverà (vedremo con quale successo) a restaurare il teatrino della politica del bipolarismo che fu. A destra diranno di aver messo su una coalizione per vincere (boom!), idem nel redivivo centrosinistra di Renzi-Alfano-Pisapia (doppio boom!).

In realtà tutti sanno che le coalizioni del Rosatellum servono solo a raggranellare seggi, non a precostituire una maggioranza di governo. Tanto è vero che, a differenza del Mattarellum, la legge prevede che siano i partiti, non le coalizioni, a presentare il proprio programma elettorale.

Per raggiungere i propri scopi la banda delle tre B (il Bomba di Rignano, il Buffone di Arcore e il Bulletto di Milano) non si è posta limiti. Nel Rosatellum c'è tutto il peggio delle leggi elettorali dell'ultimo quarto di secolo. Quelle che sono state in vigore per qualche anno, come quelle abortite prima di vedere la luce. Ci sono i collegi uninominali all'inglese come nel Mattarellum, c'è il meccanismo delle coalizioni artificiali (con tanto di liste civetta) come nel Porcellum, ci sono le liste bloccate com'era nella legge calderoliana ma pure nel Tedeschellum saltato a giugno. E da quest'ultima legge si importa anche il meccanismo di voto unico su quota maggioritaria e proporzionale, un escamotage per favorire le forze teoricamente avvantaggiate nel maggioritario (in pratica la solita banda delle tre B di cui sopra).

Se tutto andrà come predisposto, dopo il voto la coalizione di destra si dividerà: Berlusconi se ne andrà con Renzi, mentre Salvini si rimetterà la felpa del grande oppositore. Ma per favore! Questo pagliaccio, che ama presentarsi come anti-sistema, ha deciso di fare invece da stampella ad una squallida operazione sistemica che punta a stabilizzare la prossima legislatura grazie ai trucchi del Rosatellum.

E perché lo fa? Semplice, per raccattare qualche seggio in più al nord. E' questo il prezzo al quale si è venduto al duo Renzi-Berlusconi. A questo punto, l'unica felpa che dovrebbe indossare dovrebbe portare la scritta «mi vergogno di me stesso».

Al momento non possiamo sapere come andrà il voto finale di oggi pomeriggio a Montecitorio. Teoricamente la maggioranza per l'approvazione della nuova legge-truffa è larghissima. Praticamente, i numeri saranno invece assai più bassi. E non è affatto escluso che proprio i voti della pattuglia leghista risultino alla fine decisivi. Ma decisivi per che cosa? Certo, per mandare in parlamento qualcuno in più dalle valli della bergamasca. Ma, soprattutto, decisivi per garantire una legislatura piena al prossimo governo Renzi. Grande oppositore il Salvini, grande oppositore...

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24.7.17

LA CONFESSIONE SPONTANEA DEL PROF. PANEBIANCO di Leonardo Mazzei

Angelo Panebianco
A proposito di flat tax e Costituzione

Mannaggia, tutto ciò che ci serve è incostituzionale! Maledizione, chi ce lo ricorda non ha nemmeno torto! Peggio ancora: i tentativi di colpire al cuore la Costituzione modificandone la seconda parte falliscono, come si è visto il 4 dicembre. Che fare allora? Ma è semplice, bisogna cambiare direttamente la prima parte della Carta del 1948. Oddio, forse tanto semplice non è, visto come la pensa la maggioranza degli italiani. Ma non vorremo mica, noi liberali, sottostare al volere della plebe. Dunque si proceda in altro modo. Ad esempio scardinando l'impianto costituzionale a partire da un bel dibattito (leggasi da una massiccia campagna mediatica) sulla flat tax. Questo, in buona sostanza, il ragionamento proposto da quel gentiluomo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 21 luglio.

Il suo è un editoriale importante, perché indica da un lato che l'attacco delle èlite alla Costituzione non è certo archiviato (e questo lo sapevamo), dall'altro che l'assalto frontale agli stessi Principi Fondamentali ha bisogno di un nuovo Cavallo di Troia che ne consenta lo stravolgimento. La flat tax, appunto.

Ma seguiamo brevemente il discorso del Panebianco, che ha se non altro il merito di dire senza falsi pudori qual è l'obiettivo di lorsignori: quello di far corrispondere la costituzione formale a quella materiale, scolpendo una volta per tutte, anche nella pietra costituzionale, le "ragioni" del dominio di classe. Le sue proposte non lasciano adito a dubbi: passare da una repubblica fondata sul lavoro ad una fondata sulla "libertà", precisando subito che la prima "libertà" da tutelare è il diritto di proprietà da elevare a "diritto fondamentale".

Ora, anche se il Panebianco dice che la Costituzione del '48 «avrebbe potuto diventare - senza bisogno di revisioni - la carta fondamentale di una "democrazia popolare" se i socialcomunisti avessero vinto», a noi non risulta proprio che il diritto di proprietà abbia troppo sofferto negli ultimi settant'anni. Tant'è che il capitalismo italiano ha avuto il suo massimo sviluppo proprio nei primi decenni del dopoguerra. Ma ai rapaci del capitalismo-casinò dei nostri tempi anche questo non basta. Non solo vogliono che ogni legge sia a loro vantaggio, vogliono anche la piena vittoria sul piano ideologico. Concretamente, Panebianco vorrebbe la flat tax non solo per avvantaggiare i ricchi e per distruggere quel che resta del welfare (questo va da sé), ma anche (testuale) per assestare «una frustata ideologica e culturale».

Interessante l'elenco fatto dall'editorialista delle cose, per lui ovviamente tutte ottime, che possono però essere tacciate - giustamente, se non altro lo ammette - di incostituzionalità se non si interviene alla radice dei Principi Fondamentali: ovviamente la flat tax, ma anche le leggi elettorali maggioritarie, il numero chiuso nelle università e - orrore, orrore, tre volte orrore! - «forse perfino il Job act rischierebbe grosso di fronte a un rigoroso "controllo di costituzionalità"». Ma guarda un po', chi l'avrebbe mai detto!

Nei fatti il Panebianco ammette semplicemente che tutte le principali scelte politiche dell'ultimo quarto di secolo, non solo dunque le ultime firmate Renzi, sono incostituzionali. E questo perché - diciamo noi - tutte le scelte di questo periodo sono state ispirate all'ideologia ed ai dogmi neoliberisti. E neoliberismo e Costituzione proprio non possono convivere.

Fin qui, in un certo senso, siamo alla scoperta dell'acqua calda. Il che non toglie però interesse all'ammissione del Panebianco. Ma più interessante ancora è lo sviluppo del suo ragionamento. Sapendo di non potersi permettere un attacco scoperto alla prima parte della Costituzione (il referendum del 4 dicembre gli brucia ancora), ecco allora il gigantesco imbroglio della flat tax.

La gente non ne può più delle tasse? Bene, convinciamola che la prima cosa da fare è quella di introdurre una sola aliquota, uguale per tutti. Indovinate chi ci guadagnerà! No, calmi, mica quelli che credete voi, populisti che non siete altro. No, gente avvezza solo a pensar male di ogni studiata parola dei nostri giornaloni. Per il disinteressato editorialista del Corsera, e per tutti i sostenitori della "tassa piatta", ci guadagnerà solo l'economia, che riuscirebbe «a ripartire al galoppo, dopo decenni di alternanza fra stagnazione, recessione e bassa crescita». Boom, boom, triplo boom! Se davvero la flat tax fosse così benefica per l'economia, Russia ed Ucraina, che l'hanno introdotta rispettivamente nel 2001 e nel 2003, sarebbero in testa alle classifiche delle crescita, che ci raccontano invece una storia diversa assai.

Il succo della flat tax è palesemente un altro. Favorire spudoratamente i ricchi, cancellando anche quel minimo di redistribuzione della ricchezza che si determina grazie alla tassazione progressiva dei redditi. A questo scopo piuttosto volgarotto (e dunque poco confessabile), il Panebianco ne aggiunge un altro, per quelli della sua casta importante assai: affermare il principio del dominio assoluto della ricchezza anche nella carta costituzionale.

Detto questo, se sul Panebianco possiamo anche fermarci qui, non così sulla flat tax. Egli infatti non è solo, anzi. A rilanciare la "tassa piatta" ci ha pensato recentemente l'attuale presidente dell'Istituto Bruno Leoni, quel Nicola Rossi che è stato uno degli economisti di punta del centrosinistra nel primo decennio del secolo. Ma, come è noto a tutti, la flat tax è uno dei cavalli di battaglia preferito dalla Lega di Salvini, che proprio su questo tema ha ritrovato la piena convergenza con l'immarcescibile Silvio Berlusconi. E l'elenco potrebbe continuare...

Ora, siccome l'esercito di questi imbroglioni si va ingrossando, e siccome la propaganda leghista sul tema è attecchita anche in ambienti insospettabili del sovranismo, è quanto mai necessario fare chiarezza - numeri alla mano - sui veri effetti della flat tax, nelle varie forme proposte. Per questo torneremo nel dettaglio sul tema in un prossimo articolo.

Nel frattempo fissiamo almeno un punto: l'assoluta incompatibilità della "tassa piatta" con la Costituzione del 1948. A dire il vero, una inconciliabilità che chiunque può comprendere al volo senza bisogno di troppi discorsi. Ma viviamo tempi assai confusi, dunque di nuovo grazie al prof. Panebianco per la sua confessione spontanea.

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8.7.17

Renzi? Il migliore dei suoi di Leonardo Mazzei

Partito tedesco e partito americano nella direzione del Pd

I commenti alla direzione del Pd di ieri si sprecano: renziani ed antirenziani, il prevedibile (e previsto) smarcamento del furbetto di Ferrara (i sorci si preparano ad abbandonare la nave), l'eccitante discussione sulle future alleanze (nei bar non si parla d'altro). C'è invece un tema che viene alquanto rimosso, quello del rapporto con l'Unione Europea, esemplificato in due passaggi nodali del discorso di Renzi: il no all'incorporazione del Fiscal Compact nei Trattati europei, la necessità di una diversa regolamentazione dell'immigrazione.

Naturalmente Renzi va sempre preso con le molle, pronto com'è a dire una cosa e a fare l'esatto contrario. Ma i suoi critici nel Pd non sono certo migliori, anzi. Se non altro l'ex presidente del consiglio parla di questioni cruciali, mentre gli altri discettano di Pisapia...

Partiamo dai migranti che attraversano il Mediterraneo. Sul punto l'Italia ha preso in questi giorni (in ultimo ieri al vertice di Tallinn) le abituali bacchettate sui denti dagli altri paesi dell'Unione, nessuno dei quali si è detto disponibile ad aprire i propri porti o comunque a condividere, in qualche modo, l'onere dell'accoglienza. In sintesi: sul tema, come su tanti altri, non esiste una qualsivoglia solidarietà europea. E, a questo punto, chi si attarda a prenderne atto non ha più giustificazione alcuna. Amen.

Stando al resoconto de la Repubblica in direzione Renzi ha risposto così: «Se loro chiudono i porti, nella discussione di bilancio del 2018 noi chiudiamo i rubinetti dei soldi a chi non accetta i migranti». Una posizione che oggi è stata così precisata: «Chi dice che lo Ius soli rovina l'Italia non si rende conto che è una norma di civiltà, non c'entra con la sicurezza ma dobbiamo anche dire che ci deve essere un numero chiuso di arrivi, non ci dobbiamo sentire in colpa se non possiamo accogliere tutti».

«Numero chiuso» è dunque la nuova parola chiave che indica la presa d'atto della necessità di una regolamentazione dei flussi migratori. Una mera trovata elettorale? Può essere, ma almeno il tema è posto, assieme a quello dell'inaccettabilità del comportamento europeo.

Veniamo ora all'ancor più tosta questione del Fiscal Compact. Se, da un lato, le norme di questo trattato sono socialmente criminali, dall'altro esse sono palesemente inapplicabili (e tutti lo sanno). Tuttavia, come notano gli economisti mainstream, senza queste norme l'euro sarebbe destinato a morire. Ma siccome a lorsignori questo decesso spiacerebbe assai, ecco che non si sa come uscire dal circolo vizioso che essi stessi hanno creato.

Benché approvato nel 2012, il Fiscal Compact non è ancora parte integrante del quadro giuridico dell'Unione Europea. Data la mancanza dell'unanimità - cinque anni fa il trattato non venne sottoscritto dalla Gran Bretagna e dalla Repubblica Ceca, ai quali in seguito si è aggiunta la Croazia - il Fiscal Compact fu classificato infatti come trattato intergovernativo tra i 25 paesi aderenti e, come tale, non inserito nel corpus giuridico dell'UE. Passaggio che il trattato prevede venga fatto entro il 2017.

E' questo il punto: dare corso all'incorporazione (potremmo dire alla "costituzionalizzazione", se non fosse che l'UE è un mostro senza costituzione), oppure no? E' chiaro che nel primo caso consegneremmo all'oligarchia eurista, ed in particolare al suo vertice berlinese, un potente strumento per appesantire ancor di più le politiche austeritarie, mentre nel secondo si avvierebbe di fatto il processo dissolutivo dell'euro.

Bene, nella direzione piddina Renzi ha detto che: «Va posto il veto sul Fiscal Compact nei Trattati». Solo parole? Conoscendo Renzi nessuno si stupirebbe, ma già un suo stretto collaboratore - quel Yoram Gutgeld che il fiorentino ha voluto alla spending review - aveva dichiarato il no al Fiscal Compact in un'intervista al Corriere della Sera del 21 giugno scorso.

Ovviamente la direzione del Pd non ha ritenuto questa materia troppo degna d'esser discussa, impegnata com'era ad ascoltare, tra un tweet e l'altro, personaggi della statura di Franceschini, Orfini, Orlando... Roba hard, bisogna capirli! Sul punto, un Renzi assai piccato ha chiosato che: «Porre il veto sul Fiscal Compact sarà molto più complicato che discutere della percentuale del Pd in un comune».

Chissà se pesce lesso Gentiloni ha preso nota. Visti i tempi, è lui che dovrebbe porre il veto, ma ce lo vedete il conte marchigiano mettersi contro l'intera oligarchia eurista? Chi vivrà vedrà, e forse ne vedremo delle belle.

Quel che è certa è invece un'altra cosa, che la direzione piddina ha solo confermato: lo scontro interno al blocco dominante del nostro paese, tra il partito tedesco e quello americano, è ormai alla luce del sole. E' uno scontro al quale abbiamo accennato più volte su questo sito, che adesso si manifesta in forme più chiare.

Volete un esempio? Ma è semplice, basti pensare alla cocciutaggine con la quale tre importanti esponenti dell'establishment  (Romano Prodi, Giorgio Napolitano, Enrico Letta) si sono opposti alla nuova legge elettorale che solo un mese fa pareva destinata ad andare in porto. Legge pessima, come abbiamo scritto con chiarezza, ma non pessima abbastanza come il trio di cui sopra avrebbe voluto. I tre - infischiandosene bellamente sia delle sentenze della Consulta che del voto referendario del 4 dicembre - vorrebbero infatti una nuova legge ultra-maggioritaria. Lo scopo? Assicurarsi (i tre, non dimentichiamolo, sono stati sponsor sfegatati di Monti) un governo Berlino-dipendente per la prossima legislatura. Cioè l'esatto contrario di un esecutivo Renzi-Berlusconi, per sua natura più vicino a Washington che alla Germania.

Chiaro allora cosa ci sia dietro alle tante manovre in corso. Chiaro chi e cosa muove nullità assolute come Franceschini e Pisapia. Bisogna allora rivalutare Renzi ed il suo accordo con Berlusconi per un governo di coalizione dopo il voto? No, ma bisogna capire la partita in corso. E bisogna capire che il nostro nemico principale, l'avversario più pericoloso per gli interessi ed i diritti del popolo lavoratore è oggi (sottolineo, oggi - che domani non si sa) proprio quel partito tedesco che va da Monti a Prodi, da Napolitano ai transfughi ed ai malpancisti del Pd.

Contro Renzi, ed il renzismo, abbiamo scritto in questi anni tonnellate di articoli. Contro il Pd (dalle sue origini in poi), contro le forze e la cultura che l'hanno partorito, non arriveremo mai a scrivere abbastanza. Troppi i danni fatti al Paese, alle classi popolari, alle conquiste di un trentennio di lotte. A suo modo Renzi è almeno portatore di contraddizioni (e di sconfitte del suo partito, il che non guasta), mentre i suoi attuali avversari dentro l'establishment vorrebbero solo iniettare per decreto all'intero popolo italiano il virus della letargia. Penso che stavolta non gli riuscirà.

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27.5.17

Per una legge elettorale proporzionale - Risoluzione della CLN

La Confederazione per la Liberazione Nazionale, nel dire no ad ogni forma di legge maggioritaria e sì invece al ritorno ad una legge elettorale proporzionale, ha approvato la seguente risoluzione

No a nuovi imbrogli
Per una legge elettorale proporzionale


A sei mesi dal referendum che ha rottamato la truffa dell'Italicum il PD ci riprova. Stavolta con una sorta di nuovo Mattarellum, addirittura peggiorativo della pessima legge che, nel 1993, aprì la strada alla Seconda Repubblica voluta dalle oligarchie finanziarie. Il peggioramento sta sia nell'eliminazione dello scorporo (che renderebbe ancor più maggioritario il sistema), sia nella determinazione dei seggi della quota proporzionale in base ai voti dei collegi uninominali (un enorme premio ai potentati locali, siano essi di carattere economico, clientelare o mafioso).

La forzatura di Renzi, e del sistema di potere che lo sostiene, va denunciata con forza. Poiché il Pd non ha i consensi per governare, si vuol trasformare una minoranza del 30% in una maggioranza assoluta. Poiché i partiti sistemici, quelli fedeli ai poteri economici nazionali ed esteri, sono tutti in declino, ecco che ci si inventa un sistema per tenerli a galla in ogni modo.

Tutto ciò è tanto più grave alla luce di tre fatti:
Il primo è che la riproposizione di un sistema maggioritario cozza frontalmente con la volontà popolare espressasi con tanta nettezza nel voto del 4 dicembre, con il quale gli elettori si sono pronunciati per una democrazia parlamentare basata sul principio della rappresentanza.

Il secondo è che si chiama a legiferare su questa decisiva materia un parlamento delegittimato, eletto con una legge dichiarata incostituzionale, formato in larga parte da deputati pronti a vendersi al miglior offerente per mettere magari in piedi risicatissime maggioranze, unicamente finalizzate a mandare in porto l'ennesima legge truffa.

Il terzo è che, al di là della sentenza pasticciata sull'Italicum, la stessa Corte Costituzionale ha più volte affermato la necessità di tutelare i principi della rappresentanza e dell'uguaglianza del voto, esattamente quelli che ci si vuol mettere sotto i piedi ancora una volta.

Chiari sono dunque i motivi per opporsi con tutte le forze al nuovo progetto truffaldino congegnato da Renzi e dalle èlite al potere. Ma il problema non è solo il Pd. Se la Lega salviniana si è messa a far da sponda al disegno renziano, ancor peggio fanno i Cinque Stelle con la loro proposta (esplicitata sia da Di Maio che da Grillo) di ripristinare l'Italicum, abbassandone addirittura al 35% la soglia per ottenere il premio di maggioranza al primo turno.

Ora, siccome le contraddizioni presenti tra e nelle forze politiche sono comunque notevoli, è possibile che si arrivi alla fine al cosiddetto "sistema tedesco" voluto dal redivivo Berlusconi. Un'ipotesi che trova estimatori anche in luoghi apparentemente insospettabili (vedi, ad esempio, le dichiarazioni del segretario di Sinistra Italiana).

E' quello tedesco un sistema democratico? No, non lo è. Lo sbarramento al 5% non solo terrebbe fuori dal parlamento forze politiche con 2 milioni di voti, ma determinerebbe di nuovo una forte accentuazione maggioritaria nella distribuzione dei seggi. Non solo, è pressoché certo che quel sistema verrebbe in qualche modo "italianizzato", o meglio "renzizzato" e "berlusconizzato" per favorire con trucchi e trucchetti i contraenti di questa possibile intesa.

In conclusione, la nuova legge truffa può assumere forme diverse, ma tutte volte a garantire gli attuali assetti di potere, a svuotare ancor di più la funzione del parlamento, a tenere a debita distanza dai palazzi dove si prendono le decisioni le istanze ed i bisogni popolari.

Per contrastare al meglio questo disegno oligarchico bisogna dire con chiarezza che l'unico sistema elettorale democratico è quello proporzionale. Occorre dunque contrapporre il principio della rappresentanza al dogma antidemocratico della "governabilità". E bisogna anche ricordare che le classi dominanti vogliono stravolgere quel principio democratico non tanto per ottenere la certezza di avere un governo, quanto piuttosto per assicurarsi che si tratti di un loro governo.

La Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN), nel denunciare il disegno antidemocratico in corso, figlio di una degenerazione della politica italiana del tutto funzionale al dominio delle oligarchie euriste di Berlino, Bruxelles e Francoforte, dice dunque no ad ogni forma di legge maggioritaria e sì invece al ritorno ad una legge elettorale proporzionale. Quella che non a caso vide la luce in parallelo con la Costituzione Repubblicana del 1948.


26 maggio 2017

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