ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

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3.1.18

LISTA DEL POPOLO, FACCIAMO A CAPIRCI di Leonardo Mazzei

Risposta a Glauco Benigni su sovranismo e dintorni

Già una settimana fa ho replicato ad un articolo di Glauco Benigni che polemizzava con la Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) attorno al tema della sovranità. 

Discussione per nulla astratta, in quanto riferita alle concrete vicende della "Lista del popolo". Adesso Benigni torna sulla questione, rispondendo a sua volta al mio articolo. Gliene sono grato, dato che sarà forse possibile mettere meglio a fuoco alcune questioni.
Benigni inizia dicendoci che gli «dispiace sinceramente che la CLN si sia dissociata dalla Lista del Popolo». Naturalmente non ho alcun motivo di dubitare della sua sincerità personale, ma il problema è un altro, ed è esattamente quello di non voler capire le ragioni della nostra dissociazione. 

Frasi come «Ancora una volta hanno vinto i nostri avversari... frettolose interpretazioni di posizioni espresse durante il dialogo... antichi giochi fondati sulla sfiducia di base e sugli ego», proprio non servono a nulla.

Io rispetto, pur non condividendole, le posizioni di Benigni. Ma il rispetto dovrebbe essere reciproco. E in primo luogo il rispetto avrebbe da manifestarsi attorno alla realtà dei fatti che hanno portato alla rottura. E qui proprio non ci siamo.

Il che mi costringe a ribadire, spero per l'ultima volta, cose già scritte in abbondanza. In breve, quando i promotori della lista (Giulietto Chiesa ed Antonio Ingroia) hanno cambiato le carte in tavola, sulla questione - per noi decisiva - dell'UE, ma pure sul programma di nazionalizzazioni, la CLN gli ha subito scritto per superare il passo indietro compiuto. 

Riporto di seguito un passaggio di quella lettera:
«Ci riferiamo anzitutto alla posizione sull'Unione Europea che tende a confondersi con l’"altreuropeismo" (quello a la Tsipras et similia, per intenderci). E’ scomparsa poi, inopinatamente, la questione delle nazionalizzazioni delle banche (a partire da Bankitalia) e dei settori strategici dell'economia. Sappiamo che per unire forze diverse un compromesso è inevitabile. Ma, se le cose hanno un senso, il profilo programmatico ha da essere conseguente al grido d'allarme che lanciamo. Se parliamo di sovranità dobbiamo dire chi la minaccia e che cosa fare per riconquistarla».
La CLN non ha mai preteso di imporre la propria visione, il proprio programma, le proprie parole d'ordine. Abbiamo invece proposto un ragionevole compromesso. Grave colpa, evidentemente, dato che tale proposta è stata sdegnosamente respinta dai due promotori (meglio sarebbe dire padroni) della lista. Benigni era presente all'assemblea del 16 dicembre e tutto ciò non dovrebbe essergli sfuggito.

Non si capisce allora come egli voglia dipingerci come arroganti portatori di "verità". O meglio, lo si capisce fin troppo bene nel successivo passaggio nel quale il Nostro si dichiara nientemeno che agnostico sulle questioni euro ed UE.

Agnostico? Certo che ce ne vuole dopo dieci anni di crisi, di un dramma sociale targato euro/UE, di politiche economiche ed anti-sociali portanti lo stesso marchio, dopo decine di pubblicazioni che hanno mostrato il nesso inscindibile tra euro/UE ed austerità, tra quest'ultima ed il peggioramento drammatico delle condizioni di vita della maggioranza degli italiani!

Ce ne vuole, eccome! Ma se questo ancora non basta, ognuno è libero di percorrere la sua strada. Basterebbe non falsificare le posizioni di chi, avendo aperto gli occhi per tempo, ha solo chiesto un minimo di coerenza a chi pure si dichiara sovranista.

Ma coerenza per cosa? Solo per una mania intellettuale? No, per onestà (che non è solo quella cosa che immaginano i grillini), ma soprattutto per chiarezza politica. Quella chiarezza che avrebbe potuto essere la forza della "Lista del popolo". Una forza che invece non ci sarà, relegando la lista -  ammesso che riesca a presentarsi grazie alla probabile norma "salva-radicali" - nel parco dell'irrilevanza degli zerovirgola.  

Perché questo sarà l'effetto del tabù altreurista. Salvo la Bonino, oggi nessuno è così fesso da dire "più Europa". Tutti chiederanno invece, con maggiori o minori accentuazioni, un'altra Europa. Chiederanno cioè una cosa impossibile. Spiace che anche la "Lista del popolo" abbia scelto di unirsi a questo ipocrita coro. Ma ormai le scelte sono fatte e non è nostra intenzione continuare a polemizzare.

Ci sono però ancora tre cose che voglio dire a Benigni.

La prima riguarda il livello di coscienza degli italiani sul tema euro/UE. Secondo il rapporto 2017 del Censis, pubblicato di recente, il parere degli italiani sulla moneta unica è negativo per 80,1% degli intervistati. Non solo, mentre il 95% esprime il senso di appartenenza alla propria nazione, solo il 45% manifesta un analogo sentimento verso l'Ue, che sarebbe "forte" solo per l'8%. Queste le cifre assolute, ma l'orientamento anti-euro ed anti-Ue è più forte tra gli operai, i disoccupati e le casalinghe. Insomma, le classi popolari sembrano avere le idee più chiare di tanti promotori di liste (e non mi riferisco soltanto alla "Lista del popolo")... Non tenerne conto, in nome di una posizione "politically correct", è semplicemente autolesionista. Peccato.  

La seconda riguarda la Banca d'Italia, che noi vogliamo riportare sotto il controllo pubblico e la "Lista del popolo" invece no. A leggere Benigni qui si coglie un certo livello di approssimazione. Per il Nostro essa servirebbe soltanto «a stampare quantità illimitate di moneta». Tutto ciò solo «in ossequio alla Sovranità del Mercato». 
O Santo Cielo! Ma di cosa straparla? A parte il fatto che in un regime di sovranità monetaria è il governo che dispone questa o quella mossa della Banca centrale, come dimenticare le altre funzioni macroeconomiche di questa banca, tra le quali la politica dei tassi e la funzione di acquirente di ultima istanza dei titoli del debito pubblico? La verità è che senza una Banca centrale sotto il controllo pubblico non può esserci una politica economica degna di questo nome. Ma qui è Chiesa che ha chiesto un giuramento sulle opposte tesi del Micalizzi. Auguri!

La terza riguarda certi ragionamenti catastrofisti di cui il Nostro ha infarcito il suo intervento. Quelli secondo cui uscire dall'euro/Ue sarebbe il caos se non la catastrofe. Su queste cose tanto abbiamo scritto (certo non solo noi) e qui non ci torniamo sopra. Mi limito perciò ad indicare al Benigni il nostro Vademecum sull'uscita dall'euro. E' della primavera del 2014, ma è sicuramente più aggiornato di certe "riflessioni" che ci vengono riproposte ancora oggi. Noi abbiamo sempre detto che l'uscita dalla gabbia dell'euro non sarà di certo una passeggiata, ma le classi popolari del nostro Paese non possono più passeggiare serenamente da tempo. E' per questo che parliamo della necessità, per gestire tale rottura, di un governo popolare d'emergenza fondato sulla realizzazione di un programma di misure economiche urgenti.

Infine, ma qui siamo al comico, il Benigni chiede a me (sic!) di garantire che le non meglio precisate "Forze Occulte" non tentino di innescare il caos il giorno dell'uscita dall'euro. Ma si può!!!??? Certo che le forze del sistema non starebbero con le mani in mano, ma egli pensa forse di poter uscire dall'attuale regime senza scontrarsi con il blocco dominante? 

In ogni caso Benigni si tranquillizzi. Tra incertezze reali e presunte, tre certezze per il giorno dell'uscita mi sento di affermarle: 1) il sole continuerà a sorgere ad est, 2) le stagioni continueranno ad alternarsi, 3) chi non vuol capire oggi avrà le stesse difficoltà anche domani.
Tra queste tre certezze, l'ultima è la più certa di tutte.   

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26.12.17

"Lista del popolo": l'annata buona degli autogol di Leonardo Mazzei

Con la solita maniera pretesca di parlare del peccato ma non del peccatore, il sito Megachip affida una risposta alle ragioni della Confederazione per la Liberazione Nazionale (Cln) al giornalista Glauco Benigni. Ovviamente questo metodo non è casuale, visto che esso consente di dilungarsi in lungo e largo senza mai entrare veramente nel merito delle tesi che si vorrebbero contestare. Tuttavia, pur preferendo parlare di «un vasto arcipelago di gruppi», l'articolista non riesce a nascondere come il vero bersaglio sia la Cln, e più precisamente le motivazioni che ci hanno portato a dissociarci apertamente dal percorso della "Lista del popolo"(Ldp).

Noi, in ogni caso, non seguiremo questo metodo, ed andremo invece subito al dunque.
E qual è il "dunque"? E' che si cerca in tutti i modi di parlar d'altro, pur di far scivolare in secondo piano la necessità di liberarsi dalla gabbia dell'Unione europea e dell'euro.

Naturalmente, quelle del Benigni non sono posizioni personali. Esse cercano invece di dare una qualche dignità al nyet di Giulietto Chiesa ad ogni messa in discussione dell'appartenenza dell'Italia tanto all'UE quanto all'Eurozona. Un nyet certo non smentito dai leggendari balbettii politici di Antonio Ingroia, ed invece senza dubbio benedetto dal terzo padrone della "Lista del Popolo": quell'Alberto Micalizzi inopinatamente assurto al ruolo di grande consigliere economico della lista.

Ma veniamo a quel che scrive il Benigni. La sua tesi è che, siccome il sovranismo ha da costruirsi come "grande mosaico", bisogna lasciar da parte la questione europea per occuparsi di (cito alla rinfusa) Google e Ryanair, dell'e-commerce e della Nato, delle agenzie di rating e del controllo della finanza.

Questo modo di procedere si chiama "prendersi per i fondelli", ma siccome affinché il giochino riesca bisogna essere in due, temo per il Benigni che il suo tentativo sia destinato al più mesto dei fallimenti.

Ora, quale sovranista costituzionale (quali noi siamo) non si occuperebbe di questi temi? Chi di noi sottovaluta la settantennale lesione alla sovranità nazionale rappresentata dall'appartenenza alla Nato? Chi non avverte il peso dei giganti del web e del commercio elettronico? Chi non sa per quali interessi giochino le agenzie di rating? Ma per favore...

Il problema è evidentemente un altro, ed è che siamo in Europa. E qui dove siamo è perfettamente inutile parlare del dominio della finanza, con annessi e connessi, se non si comprende, si denuncia e si opera per liberarsi da quella gabbia che è stata concepita proprio per essere il regno della finanza e del mercato, cioè della progressiva lesione di ogni diritto dei popoli. Questa gabbia è l'UE, e l'euro è il suo principale strumento di distruzione di quanto conquistato in decenni di lotte.

Tuttavia, noi della Cln, non siamo fissati con l'euro. Ed infatti abbiamo sempre detto e scritto che uscire dalla moneta unica è solo una condizione necessaria, ma non ancora sufficiente, per uscire dalla crisi e dallo stato di colonia in cui sta progressivamente precipitando il nostro Paese. Ci vanno perciò bene tutti gli altri obiettivi indicati dal Benigni. Ma essi sono perseguibili restando nella gabbia eurocratica? Suvvia, cerchiamo di essere seri.

In ogni caso, noi - lo ribadiamo per l'ennesima volta - non abbiamo proposto ad Ldp il nostro programma. Abbiamo invece proposto di cancellare almeno l'impronta altreurista emersa nella seconda stesura del programma della lista. Ad esempio abbiamo proposto di togliere di mezzo passaggi demenziali come questo:
«Non siamo anti-europei. Al contrario vogliamo che l’Italia contribuisca a creare una entità europea capace di svolgere un ruolo cruciale in un mondo multipolare in difesa della pace. Se isolati, gli attuali stati europei saranno travolti dall’azione dei giganti mondiali, senza poter opporre resistenza».

La tesi secondo cui gli stati nazionali - in quanto troppo "piccoli" - non possano avere alcun ruolo nel mondo attuale è il primo ed il principale argomento di tutti i fautori della globalizzazione. Che esso venga ripreso come nulla fosse da una lista che per altri versi si definisce sovranista è una cosa che si commenta da sola, parlandoci più che altro della solidità di questo tentativo e della serietà dei suoi promotori (a questo punto dovremmo dire, padroni).

Costoro hanno tuttavia le loro convinzioni. Scrive infatti il Chiesa che non si deve ritornare agli Stati nazionali, che «l‘Italia sarebbe comunque destinata a sparire dal contesto delle forze che possono influire sui destini mondiali». Bene, cioè malissimo. Le opinioni ovviamente le rispettiamo, ma che c'azzecca questo eloquio "politically correct" con il sovranismo costituzionale?

Ovviamente nulla. Non ci interessa qui ragionare sul perché di questa mega contraddizione interna alla "Lista del popolo". Possono esserci tante ragioni, ma forse la più ovvia è anche la più vera: si tratta probabilmente di mera imperizia politica.

I due promotori sono evidentemente convinti di poter sfondare grazie alla loro immagine pubblica. Il programma, le parole d'ordine, il profilo politico della lista, tutto ciò è visto come un orpello secondario, se non addirittura come una possibile zavorra che potrebbe far perdere consensi. Da qui la scelta altreurista - siamo contro questa Ue, ma ne vogliamo subito un'altra; l'euro ha creato problemi, ma non dobbiamo uscirne; i Trattati fanno schifo, ma ne vogliamo di nuovi. Tutto ciò per non prendere atto dell'assoluta, totale ed immodificabile irriformabilità dell'Ue e della sua moneta. Insomma, "Lista del popolo" come tante altre liste: tutte critiche, ma nessuna coerente in materia europea.

Chiarito che questo è il nodo politico, e dunque la ragione della rottura della Cln con Ldp, resta però un altro fatto. Ci è toccato infatti sentir dire che quello dell'euro sarebbe un argomento divisivo, che una parte degli italiani non ne vuol sentir parlare. Ovvio che sia così. E allora? C'è una parte e ce n'è un altra - quella che nessuno rappresenta e che di certo non rappresenterà Ldp - quella di chi è a favore dell'uscita dalla gabbia europea.

Secondo diversi sondaggi (leggi ad esempio QUI, QUI e QUI) questa parte va da un terzo alla metà degli italiani. E - cosa ancora più interessante - è in costante crescita.

Ma che ci dice a tal proposito il Benigni? Egli ci dice che i due temi UE ed euro sono pericolosi perché, testuale: «probabilmente dividono l'Italia al 50%». Il 50%, avete capito bene. Il 50%!!! Percentuale evidentemente rischiosa da rappresentare per Ldp che notoriamente punta sul 60-65% dei consensi...

Ora qui davvero non si sa se ridere o se piangere. I due promotori ragionano infatti come il politicantume da talk show: quanti voti mi fa perdere la tal frase, quanti me ne fa guadagnare, forse è meglio se sto zitto e non scontento nessuno.

A parte il fatto che un simile modo di ragionare ci ripugna, ma chi credono d'essere costoro, i capi di un partito che essendo ad un passo dalla vittoria sentono di dover rassicurare prima ancora che convincere? In tutta sincerità non possiamo pensare ad un simile grado di megalomania. Resta tuttavia il fatto che chi vorrà uscire dalla palude dello zerovirgola dovrà almeno lanciare un messaggio forte. Quel messaggio che in Ldp non c'è, ma - peggio, vedi l'articolo del Benigni come le affermazioni del Chiesa - si teorizza pure che non dovrà esserci.

Insomma, un autentico autogol politico quello di Ldp. Certo, molto meno importante di quello messo a segno dal Pd di Renzi con la legge elettorale a firma Rosato, ma pur sempre pittoresco assai. Si vede che per certe cose è l'annata buona.

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15.12.17

NOI E LA LISTA DEL POPOLO

Chi ci segue sa che sin dalla primavera scorsa indicammo l’urgenza di utilizzare le previste elezioni del 2018 affinché i cittadini trovassero sulla scheda una lista unitaria del sovranismo costituzionale. 
A questo scopo lanciammo in estate l’Appello “Per un’Italia ribelle e sovrana”. 
Il tentativo non andò in porto, anche a causa dell’indifferenza del campo sovranista. 
A metà novembre Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa annunciarono la decisione di presentare la Lista del Popolo. 
Come Confederazione, malgrado l’enorme ritardo sui tempi, considerato un accordo di massima sui contenuti ed il profilo della lista, segnalammo subito ai promotori la nostra disponibilità all’avventura. 
Disponibilità che confermiamo, a patto : (1) di essere più chiari e netti sul profilo sovranista e antiglobalista della piattaforma elettorale; (2) che la discesa in campo elettorale sia funzionale al dopo-elezioni, quindi alla costruzione di un polo d’opposizione; (3) che la lista riesca ad essere presente in almeno due terzi dell’elettorato.

Partecipiamo dunque con spirito costruttivo e unitario all’assemblea del 16 dicembre, nella speranza che questa possa, oltre a rendere più incisiva la piattaforma, dare la spinta di cui c’è bisogno per svolgere a stretto giro il più vasto numero di assemblee territoriali, da cui dipende il successo dell’impresa.

* * *

LETTERA APERTA AD ANTONIO INGROIA E GIULIETTO CHIESA 
ed ai sostenitori della Lista del Popolo

Cari amici, 

come sapete, la Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) ha apprezzato la proposta di "Lista del Popolo", decidendo di partecipare al percorso che dovrà definire il programma, costruire un minimo di organizzazione, decidere le candidature e la gestione comune della campagna elettorale.

Lo abbiamo fatto perché convinti dell'esigenza di portare sulla scheda elettorale le ragioni del sovranismo costituzionale, passaggio a nostro avviso utile per cominciare ad unire tutti i soggetti che possono confluire in una forza popolare e patriottica, in grado di muovere i primi passi verso un percorso di liberazione nazionale.

Lo abbiamo fatto anche perché abbiamo trovato nella prima versione del programma ampi motivi di condivisione, pur ravvisando la necessità di alcune modifiche e precisazioni.

Purtroppo, nella seconda versione del programma, quella ora pubblicata sul sito della lista, ci sono cambiamenti che ne diluiscono il profilo sovranista, ciò che pregiudica l’auspicabile successo elettorale. Più il cittadino ci percepisce simili ai nostri concorrenti meno consensi otterremo. Ciò vale oggi a maggior ragione visto l’abbandono da parte di M5S e la Lega salviniana del discorso no-euro.

Ci riferiamo anzitutto alla posizione sull'Unione Europea che tende a confondersi con l’ "altreuropeismo" (quello a la Tsipras et similia, per intenderci). E’ scomparsa poi, inopinatamente, la questione delle nazionalizzazioni delle banche (a partire da Bankitalia) e dei settori strategici dell'economia.

Sappiamo che per unire forze diverse un compromesso è inevitabile. Ma, se le cose hanno un senso, il profilo programmatico ha da essere conseguente al grido d'allarme che lanciamo. Se parliamo di sovranità dobbiamo dire chi la minaccia e che cosa fare per riconquistarla. Se, giustamente, siamo per uscire dalla NATO perché lesiva della sovranità nazionale e popolare, non si capisce il perché non si debba indicare la necessità della rottura con la gabbia europea ed il suo principale strumento coercitivo: l'euro. Così come non si capisce, se davvero siamo contro il marasma neoliberista, la rinuncia al programma di nazionalizzazioni, senza il quale l'obiettivo di riassegnare allo Stato un ruolo centrale nell'economia del Paese non si regge in piedi.

E' sulla base di queste nostre convinzioni che vi proponiamo, tornando in buona sostanza al programma originario, le seguenti modifiche alla seconda versione pubblicata sul sito:

1. Modifica della prima parte del punto 6 come segue: «Noi ci batteremo in tutte le sedi per ripristinare la sovranità nazionale. Con due immediate conseguenze: a) La fuoriuscita dall'attuale gabbia europea, per sua natura irriformabile — come dimostrato dalle vicende di questi anni (Grecia in primis) — a partire dall’immediata rinegoziazione e, se impraticabile, dal recesso unilaterale da tutti gli accordi europei».

2. Cancellazione integrale dell'attuale punto 7 o, in alternativa, sua profonda riscrittura che eviti ogni malinteso.

3. Sostituzione del punto 11, tornando alla versione iniziale, in particolare per quanto concerne le nazionalizzazioni.

4. Al punto 18, sulla salute, aggiungere l’abrogazione della Legge Lorenzin.

5. Un deciso rafforzamento del punto 20 sull’ambiente segnalando la minaccia che quest’economia rappresenta per l’ecosistema quindi l’urgenza di cambiare a fondo modelli produttivi, distributivi e di consumo.

Cari amici, 

quello che vi chiediamo è un chiaro e forte patto politico in vista del dopo-elezioni. Non possiamo dare l’impressione che la nostra impresa si esaurisca nelle urne. Se vi saranno le condizioni, ed in primo luogo le forze, per un'adeguata presentazione - noi riteniamo che essa abbia senso solo se saremo in grado di coprire almeno i due terzi dell'elettorato, con comitati regionali adeguati allo sforzo richiesto dalla campagna elettorale — dobbiamo impegnarci, dato che la battaglia decisiva è davanti a noi — a, a dare continuità alla «Lista del Popolo» anche dopo il voto, nella prospettiva, da voi stessi evocata, e che noi pienamente condividiamo, di dare vita ad un Comitato di Liberazione e di salvezza Nazionale.

Confidiamo in una vostra positiva risposta sulle questioni poste, che è per noi condizione imprescindibile per il proseguimento del lavoro in comune.

ROMA, 14 dicembre 2017

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6.12.17

LISTA DEL POPOLO, ASSEMBLEA NAZIONALE IL 16 DICEMBRE

Giorni addietro davamo conto della "Mossa del cavallo", ovvero della proposta, lanciata da Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia, di scendere in campo per le prossime elezioni con una LISTA DEL POPOLO.
Il 16 dicembre, a Roma, presso il Centro Congressi Frentani, ore 10:00, si svolgerà l'assemblea nazionale dei promotori della lista.
 

Qui sotto il programma politico della lista in costruzione. Un programma che consideriamo la sola vera novità nel teatrino politico italiano. Anche per questo andremo all'assemblea con l'intenzione di contribuire alla costruzione di una lista unitaria del sovranismo costituzionale.


Una Lista del Popolo (per attuare la Costituzione)

«Questo appello è rivolto in tutte le direzioni, proprio nello spirito con cui nacque la Costituzione italiana. Essa appartenne a tutte le correnti ideali, politiche, religiose emerse dalla guerra voluta dal fascismo. Questo è uno dei suoi valori fondanti. Una gran parte delle componenti di allora non esistono più. Ma il metodo e l’idea resistono, dopo 70 anni!.

clicca per ingrandire la locandina

1) “Lista del Popolo” perché il popolo italiano, a grande maggioranza, con il 60% dei voti, ha chiesto il 4 dicembre 2016, che la Costituzione sia mantenuta e salvaguardata da ulteriori attacchi, dopo quelli cui è stata sottoposta in questi anni. Il panorama dei partiti esistenti si è rivelato totalmente inetto a questo scopo. Essi non sono un baluardo a sua difesa, ma una minaccia alla sua esistenza. Occorre una grande riforma intellettuale e morale del paese. Invece andremo a votare, ancora una volta, con una legge anticostituzionale, varata con uno scandaloso colpo di mano da un parlamento di nominati.

2) Ci impegniamo ad “attuare la Costituzione” perché essa è rimasta inattuata in molti punti fondamentali; è stata violata in numerosi passaggi essenziali; è stata stravolta in altri punti cruciali.

3) Una “Lista del Popolo” perché le grida ossessive contro il cosiddetto populismo, che vengono dalla Casta e dai suoi megafoni, cercano di nascondere l’evidenza di una rivolta del popolo, che è sacrosanta e cresce. È stata lesa la sovranità del popolo ed essa dev’essere ripristinata.

4) Una “Lista del Popolo”, perché la Costituzione, che vogliamo attuare, fu il frutto dell’unità del popolo italiano, in tutte le sue componenti essenziali, politiche e morali, e non il risultato di camarille criminali in lotta tra di loro alle spalle del popolo.

5) Noi non siamo un partito: siamo un’alleanza della società civile, di donne e uomini con diverse storie e provenienze, ma fuori dalla corruzione dei partiti, competenti, onesti. E coraggiosi, perché sappiamo che risanare il paese richiederà coraggio. E per questo chiediamo coraggio anche a coloro che ci voteranno.

6) Chi firma per questa lista, e vi partecipa, s’impegna solennemente di fronte al popolo italiano ad attuarne il programma nel corso di tutta la legislatura. Ciascuno/a mantenendo le proprie idee là dove esse rimangano al di fuori dell’intesa comune.

7) Noi ci batteremo in tutte le sedi per ripristinare la sovranità nazionale. Con due immediate conseguenze:

    a) L’immediata rinegoziazione e, se impraticabile, il recesso unilaterale da tutti gli accordi europei, inclusi Maastricht e Lisbona, che furono firmati da governanti traditori, in violazione della Costituzione, segnatamente del suo articolo 11 della Costituzione. E sospensione immediata del Fiscal Compact e abrogazione di tutte le norme e leggi che contraddicono la funzione sociale della proprietà privata e l’interesse generale (art. 42 della Costituzione).

    b) La cancellazione dello stato attuale di paese occupato e la trasformazione dell’Italia in un paese neutrale, al di fuori di ogni blocco militare e al servizio della pace all’interno delle norme della Carta delle nazioni Unite. L’Italia non ha nemici e intende restare fuori della guerra. In caso di minaccia si organizzerà per rispondervi, ma si doterà di un esercito capace di fronteggiare le minacce, già esistenti, dei disastri ambientali prodotto da un insensato e mortifero sviluppo industriale e militare. L’Italia reintroduce la ferma militare obbligatoria per uomini e donne, riorganizzando l’esercito in funzione educativa per le giovani generazioni e per i nuovi compiti italiani ed europei.


8) Noi non siamo anti-europeisti. Al contrario intendiamo fare in modo che l’Italia contribuisca al processo di creazione di un’entità europea comune che svolga un cruciale ruolo nel mondo multipolare in difesa della pace. Ma vogliamo un’Europa democratica. La rinuncia a parti della sovranità nazionale dovrà essere condizionata alla assoluta parità di tutti i contraenti e in nessun caso a spese delle garanzie democratiche esistenti.

9) Noi riteniamo che il modello economico imposti dalla grande finanza internazionale attraverso la Trojka (Commissione Europea, BCE e FMI) sia palesemente incompatibile con l’intero titolo III della Costituzione. In particolare, incompatibile con gli articoli 35-36 (lavoro e diritti cancellati dalla finanziarizzazione dell’economia); 38 (che viene annullato, di fatto, dal Fiscal Compact); 41 (perché ne viene impedita l’attuazione dalla perdita del governo dell’economia da parte degli esecutivi nazionali); 42 (perché le norme della Trojka impediscono la tutela della proprietà pubblica).

10) Quanto fino a qui enunciato dice che occorre una nuova Costituzione Europea, per riscrivere la quale è indispensabile la partecipazione dei popoli che intendono farne parte. Il futuro Governo italiano dovrà farsi promotore della decisione di eleggere una Assemblea Costituente Europea, i cui risultati dovranno essere proposti all’approvazione esclusivamente mediante referendum popolari.

11) Noi ci impegniamo solennemente alla piena attuazione, nella lettera e nello spirito, dei seguenti articoli della Costituzione:

art. 41. Iniziativa economica privata

art. 46. Funzione sociale della cooperazione

art. 47. Tutela dei risparmio

art. 53. Sistema tributario.

Tutti questi articoli avrebbero dovuto regolare il ruolo dello Stato nella conduzione dell’economia nazionale. Ma così non è stato, come dimostra il disastro economico attuale. Per questo noi diciamo sì:

---- a una Banca d’Italia che sia pubblica al 100%;

---- alla ri-nazionalizzazione delle grandi banche italiane, proditoriamente privatizzate ai danni dell’interesse nazionale, cioè del popolo;

---- alla nazionalizzazione delle imprese salvate con il denaro pubblico;

---- alla nazionalizzazione del settore energetico e dei settori strategici per la sicurezza del paese e dei servizi pubblici essenziali;

----- a farla finita con le privatizzazioni, con le liberalizzazioni, con la svendita del patrimonio pubblico;

---- alla proprietà collettiva dei beni demaniali.

12) Nell’immediato si dovrà affrontare la questione del debito pubblico. Questione criminale nella sua sostanza che costituisce un vero e proprio ricatto nei confronti del popolo italiano. Il che comporta:

------ la ridenominazione del debito pubblico per un importo pari a € 1.150 miliardi (che è quanto attualmente detenuto dalla istituzioni finanziarie dell’eurosistema);

------ l’emissione di Certificati di Credito (CCF) da iscrivere a credito del bilancio del Tesoro;

------ avvio di un programma triennale di emergenza di investimenti pubblici pari a € 200 miliardi;

------ costituzione di un circuito nazionale di compensazioni dei crediti tra le imprese;

------ abolizione del vincolo del pareggio in bilancio introdotto in Costituzione in palese violazione della stessa Costituzione vigente (modifica dell’art. 81 del 20 Aprile 2012);

------- cancellazione delle misure devastanti per il mondo del lavoro e per lo stato sociale quali l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, l’art. 8 della Legge Sacconi, la Legge Fornero nella sua interezza.

13) Avviare, finalmente, una radicale riforma della Giustizia, ripristinando, tra l’altro, la certezza del diritto per gli oltre 11 milioni di cittadini che soffrono di inammissibili ritardi nella conclusione dei processi. Occorre la piena estensione della confisca dei beni non solo alle mafie, ma anche ai politici corrotti e, più in generale il rafforzamento degli strumenti per contrastare il dilagare di mafie e corruzione. Occorre riformare l’intero sistema carcerario, rendendolo nel contempo più umano ed efficace.

14) Il degrado della cultura comincia con il degrado della scuola in tutti i suoi livelli. Occorre rimettere al centro le reali esigenze di formazione dei bambini e dei giovani, e sostenere e rafforzare il ruolo docente, attraverso un adeguato piano di investimenti economici e professionali. La scuola non è un’impresa.

15) Occorre ristabilire il diritto dei cittadini allo stato sociale in tutte le sue forme. Basta con la salute dei cittadini trattata come merce in vendita. Basta trattare gli anziani come fossero un peso, quando essi sono la rappresentazione vivente della nostra ricchezza e della nostra storia. Si rispetti il risultato referendario che ha vietato la privatizzazione dell’acqua. Beni pubblici, ambiente, patrimonio storico e artistico sono risorse immense di bellezza e di ricchezza, sono di tutto il popolo, devono essere preservate e utilizzate nell’interesse comune.

16) Una profonda riforma dovrà investire l’intero sistema dell’informazione e della comunicazione. Non può esservi democrazia se i cittadini non sono informati adeguatamente e correttamente. Un popolo diseducato e disinformato, costretto a vivere in un contesto dominato dalla competizione, che non conosce il significato della solidarietà, non può essere felice. Per questo noi lavoreremo perché il bene pubblico dell’informazione sia considerato come un diritto. Le frequenze televisive sono un bene pubblico e non possono essere subordinate a interessi privati. Si dovrà giungere all’istituzione di un Consiglio Nazionale Audiovisivo, eletto direttamente dal popolo, in sostituzione dell’attuale, lottizzata Agcom e dell’altrettanto lottizzata Commissione Parlamentare di Vigilanza.

Le prossime elezioni politiche si svolgeranno in un contesto e in forme che non hanno precedenti rispetto agli ultimi 70 anni. Per salvare il paese occorre riunire tutte le forze “sane” (intellettualmente, moralmente, politicamente). Che riconoscano nella Costituzione la propria tavola dei valori e nella sua attuazione un programma di governo, per un “Governo della Costituzione”. Questo appello è rivolto in tutte le direzioni, proprio nello spirito con cui nacque la Costituzione italiana. Essa appartenne a tutte le correnti ideali, politiche, religiose emerse dalla guerra voluta dal fascismo. Questo è uno dei suoi valori fondanti. Una gran parte delle componenti di allora non esistono più. Ma il metodo e l’idea resistono, dopo 70 anni. E non ci potrà essere salvezza per l’Italia, per tutti gli italiani, senza questo criterio. L’unica esclusione indispensabile è quella delle forze eversive che stanno emergendo nuovamente, guidate ed evocate dalle classi dominanti.

È dall’alto, non dal basso, che viene il pericolo autoritario. Lo annunciarono con il primo documento della Trilateral, all’inizio degli anni ’70, quando si posero il compito di “ridurre il tasso di democrazia e di partecipazione”, e da allora non hanno cessato un attimo di realizzarlo. Sono queste le forze che si devono sconfiggere.

Il parlamento di nominati che vogliono imporci con una legge truffa, simile a un colpo di stato senza carri armati, sarà al servizio di quelle forze, se non glielo impediremo con una nuova volontà popolare.

C’è ora un immenso spazio vuoto da riempire. Lo si può fare con un programma di radicali cambiamenti, quello di una rivoluzione che sta tutta dentro la legge fondamentale del nostro stato: la Costituzione.

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30.11.17

ELEZIONI: LA (GIUSTA) MOSSA DEL CAVALLO

«O si riallineano i Trattati europei alla Costituzione italiana, oppure il nostro Paese recede unilateralmente dall'Unione europea, costi quel che costi».

Questo è stato, assieme ad altri non meno importanti, un passaggio della Conferenza stampa svolta il 16 novembre scorso da Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia, presentando la LISTA DEL POPOLO.


“La ‘mossa del cavallo’? La nostra non è una lista di sinistra, ma una lista civica dalla parte del popolo. E infatti si chiama ‘Lista del popolo'”. Esordisce così, ai microfoni di Ho scelto Cusano (Radio Cusano Campus), il giornalista-saggista Giulietto Chiesa, che spiega l’iniziativa politica sua e dell’ex pm antimafia, Antonio Ingroia.

“Vogliamo sottolineare subito che noi non siamo tra quelli che strillano contro il populismo” – continua – “Siamo dalla parte di quelli che stanno sotto e vogliamo batterci con loro contro quelli che stanno sopra. Facciamo un discorso rivolto a tutti i cittadini perché la Costituzione sia finalmente attuata. Non porteremo in Parlamento dei protestatari, ma gente che ha un programma serio e preciso. Facciamo già paura. Facciamo paura anche a Repubblica che stamattina ci prende in giro in prima pagina. Si rendono conto che se riusciamo a portare in giro le cose che diciamo ci saranno parecchi scossoni in Italia”. E aggiunge: “Con Ingroia ci siamo trovati sulla valutazione che l’Italia sta andando a picco e bisogna fare qualcosa. Con lui sono andato a prendere un caffè insieme e ci siamo chiesti: ‘Chi sono quelli che possono cambiare le cose?’ Le principali tre forze in Italia sono: Renzi che va a picco nel nulla. Poi c’è la vecchia destra, guidata da un uomo ormai passato di moda come Berlusconi, che si mette d’accordo con la Lega che è il nulla dal punto di vista intellettuale e politico. E infine” – continua – “c’è il M5S, che sta andando in braccio all’impero.

Abbiamo visto il nuovo capo Di Maio che, violando tutte le loro regole, va negli Stati Uniti a inchinarsi di fronte all’impero per dire che sono dalla loro parte. Se il panorama è questo è chiaro a tutti che mezza Italia non va a votare. Quindi, abbiamo deciso di fare un tentativo di risvegliare un pezzo d’Italia, quello che al referendum sulla Costituzione ha votato No, nonostante tutti i giornali e le tv al servizio del potere”. Chiesa rincara sui 5 Stelle: “Io non dico che siano tutti farabutti nel panorama politico e infatti alleanze le faremo con qualcuno che ha un programma. Purtroppo il M5S non ha un programma, io ritengo che andrà indietro alle prossime elezioni, nonostante tutti i sondaggi che non corrispondono con i miei sondaggi personali. Andrà indietro, perché sta abbandonando tutti i suoi fondamentali. E’ diventato un partito” – prosegue – “guidato da un signore, che è un incompetente palese, il quale non ha nessuna esperienza politica e nessuna dignità politica. Questa mattina mi trovavo a rispondere alle mail dei più inviperiti fanatici 5 Stelle e gli ho scritto: ma secondo voi Di Maio rappresenta il M5S? Perché, se vi va bene Di Maio che decida la linea, eletto con uno scarsissimo consenso, per carità fate come volete, ma io con questa gente qui non so come discutere”.

* Fonte IL FATTO QUOTIDIANO

“Non siamo né un nuovo partito e non saremo mai un partito, né tanto meno un nuovo Movimento – Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa ci tengono subito a precisare, in apertura della conferenza stampa a Montecitorio per la presentazione de ‘La Lista del popolo – la mossa del cavallo‘ – le loro finalità: noi proponiamo un’alleanza popolare ai cittadini, contro i partiti”. “Ci rivolgiamo al 60% di elettori che hanno già deciso oggi di non votare alle prossime elezioni” afferma l’ex Pm Antonio Ingroia.

“Noi siamo in pieno colpo di stato, fatto senza i carri armati, ma portando il Paese per la quarta volta ad un elezione illegale. Questa legge elettorale è anticostituzionali e con la forza dell’inganno gli italiani saranno costretti ad andare a votare un nuovo Parlamento di nominati – afferma Giulietto Chiesa che aggiunge – ci divertiremo nel corso della campagna elettorale a mettere tutti in mutande”. Punti cardini della lista: “un’offensiva costituzionale, una mossa del cavallo, per scavalcare le file nemiche: partiti e politici mestieranti, che hanno determinato la fine della democrazia partecipata, quindi noi dobbiamo tornare alla Costituzione, della quale pretendiamo l’attuazione totale. Ecco il nostro programma rivoluzionario”.

Inoltre Ingroia, Chiesa, e gli altri organizzatori della ‘Mossa del Cavallo’ da David Riondino, a Vauro, dall’avvocato Sandro Diotallevi all’ex generale dei Carabinieri Nicolò Gebbia chiede la “Cancellazione dei trattati europei che non si rifanno alla Costituzione italiana: o si riallineano ad essi, oppure l’Italia dovrà recede unilateralmanete da questi trattati, costi quel che costi. Sulla Costituzione europea non si tratta – afferma Ingroia che aggiunge – i governanti italiani sono traditori della Costituzione e del popolo italiano, perché hanno trattato sulle nostre teste, vendendoci alle lobbies europee che quei trattati li hanno hanno scritti”. E Giulietto Chiesa sottolinea: “Per una nuova Europa ci vuole una nuova costituzione europea basata sulla volontà dei popoli, che deve essere espressa con dei referendum popolari. Porteremo questa nuova forza politica nel nuovo Parlamento, ne sono sicuro”


* Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO

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