13.9.17

SICILIA: SE VINCE BUSALACCHI di Pietro Attinasi*


II. Assemblea della CLN, tavola rotonda sulla Sicilia. Da sinistra: Franco Busalacchi, Nino Galloni, Pietro Attinasi, Roberto Garaffa e Beppe De Santis.

Tra le tante liste che si contenderanno il 5 novembre prossimo la Presidenza della Regione Siciliana e i 70 posti all'ARS, quella del movimento "Noi siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana" si distingue per il fatto che pone al centro del suo programma elettorale il rapporto paritario tra la Sicilia e l'Italia.

Rapporto sancito dallo Statuto dell'Autonomia, inserito a pieno titolo nella Costituzione la quale, anche solo per questo, fa dell'Italia una repubblica federale composta quanto meno dalla Sicilia e dall'Italia della penisola. 

Tale federalità peraltro è stata riconosciuta dal Patto politico sottoscritto nel luglio scorso a Palermo tra il suddetto Movimento sicilianista e il soggetto politico pluriregionale, per l'appunto la C.L.N. (Confederazione per la Liberazione Nazionale). 
Nel relativo documento è espressamente scritto, al punto 12, che 
«la completa e immediata attuazione dell’impianto originario dello Statuto speciale - con il ripristino di quegli istituti dello stesso che sono stati arbitrariamente aboliti e con l’attuazione di tutti i suoi istituti costituzionali - necessaria per la rinascita economica e sociale della Sicilia dev’essere concepita nella prospettiva di fare dell’Italia una autentica e democratica Repubblica federativa».
E comunque, se è vero che la Costituzione repubblicana è stata difesa a spada tratta dagli italiani nel referendum del 4 dicembre 2016, è vero di conseguenza che l'Autonomia Siciliana in essa prevista, dovrebbe essere, per tutti i democratici, ormai fuori discussione.

Ma c'è in giro ancora qualche siciliano, come tale Buttafuoco che, ledendo l'onore della patria - chiamata Buttanissima - si ostina ad affermare che lo Statuto sarebbe da abolire, accusando lo stesso di essere la causa del malessere della Regione anziché dire che le cose potrebbero stare esattamente al contrario. Che potrebbe essere stata la mancata attuazione dello Statuto ad avere provocato l'impoverimento economico, sociale e culturale della nostra Isola, come dicono Noi siciliani con Busalacchi.
Essi aggiungono che tale inadempienza non sia casuale, ma frutto della sottomissione della politica italiana ed europea alla finanza speculativa e alle multinazionali. Costoro impongono infatti il perseguimento dei loro interessi privati finanzcapitalistici ai governi nazionali. 

Gli stati nazionali, al di là delle apparenze, risultano pertanto privi di qualsiasi sovranità territoriale, democratica e popolare. Tipico esempio, in Europa persino l'emissione della moneta, l'euro, è stata privatizzata.  

Busalacchi, in materia di autonomia regionale speciale di cui gode la Sicilia, sostiene che, se vince lui e sua lista, non ci sarà più alcuna sottomissione del governo e del parlamento siciliano agli ordini del governo romano e/o bruxellesiano, se questi ordini o direttive o leggi non rispettino i diritti del popolo siciliano sanciti nella Costituzione. 
Ogni residuo di quella sovranità popolare appartenuta per secoli al Regnum Siciliae, e oggi ancora riconosciuta dalla suprema legge repubblicana in molte materie, sarà difesa senza tentennamenti. 
Se vincerà Busalacchi non potrà più essere consentito dunque ai partiti nazionali, per esempio, di commissariare la Sicilia con l'imposizione di assessori al bilancio della Regione, come di recente successo ad opera del PD nelle ultime due legislature. Con Bianchi, inviato da Bersani. E con Baccei, inviato da Renzi.
E si comincerà col rivendicare dal governo nazionale il pagamento immediato del debito di ben 154 miliardi di euro, accumulatosi in ben 25 anni di parziali rimborsi delle tasse spettanti alla Regione. I tagli alle spesa pubblica nazionale non possono essere i siciliani a pagarli con il loro mancato sviluppo. Sia chiaro.
La sua lista, con il motto "Sicilia Libera e Sovrana", propone senza termini infatti al popolo siciliano la volontà di volere cambiare la politica macro-economica nazionale, facendo proprie le  teorie keynesiane che sono tutto il contrario del liberismo, sposato da tutti i partiti di destra, di centro e di sinistra esistenti in Italia. La spesa pubblica dovrà servire a finanziare i servizi per il benessere collettivo.
Di tale liberismo, d'altronde, l'UE e la moneta della Banca Centrale Europea – l'euro -  sono gli strumenti privilegiati, con i quali viene esercitato quel dominio che rende poveri i territori ritenuti marginali quali la Grecia e la Sicilia, per intenderci.
Libertà e sovranità sono intese perciò come estrinsecazione, come attuazione, dei principi costituzionali che caratterizzano l'esistenza politica stessa della Sicilia.
E in tal senso si farà in modo che qualsiasi vincolo, patto nazionale o trattato internazionale dovrà essere compatibile con il diritto del popolo siciliano a vedere soddisfatti i propri bisogni collettivi, il proprio bene comune, in tutti i campi. 
Lavoro per tutti, scuola, sanità, previdenza, strade, ferrovie, aeroporti, porti, agricoltura, industria, commercio, turismo, lingua, storia, arte, cultura, accoglienza, servizi di assistenza sociale dalla culla alla tomba.
Insomma: dare ai siciliani gioia di vivere e ottima qualità della vita, affinchè non siano costretti ad emigrare.
Perchè Noi siciliani non dovremmo avere nel nostro territorio l'alta velocità ferroviaria?
Perchè non la nostra compagnia aerea di bandiera?
E scuole a tempo pieno, e strade rotabili che siano tali, senza buche? 
Perchè Noi siciliani dovremmo continuare a essere considerati dallo Stato cittadini di serie B?
Dateci i nostri soldi, dice in sostanza Busalacchi ai governanti italiani, e provvederemo ai nostri bisogni, con il nostro potere legislativo esclusivo nelle materie previste dall'art. 14 del nostro Statuto: 
a) agricoltura e foreste;b) bonifica; c) usi civici; d) industria e commercio, salva la disciplina dei rapporti privati; e) incremento della produzione agricola ed industriale; valorizzazione, distribuzione, difesa dei prodotti agricoli ed industriali e delle attività commerciali; f) urbanistica; g) lavori pubblici, eccettuate le grandi opere pubbliche di interesse prevalentemente nazionale; h) miniere, cave, torbiere, saline; i) acque pubbliche, in quanto non siano oggetto di opere pubbliche d'interesse nazionale; l) pesca e caccia; m) pubblica beneficenza ed opere pie; n) turismo, vigilanza alberghiera e tutela del paesaggio; conservazione delle antichità e delle opere artistiche; o) regime degli enti locali e delle circoscrizioni relative; p) ordinamento degli uffici e degli enti regionali; q) stato giuridico ed economico degli impiegati e funzionari della Regione, in ogni caso non inferiore a quello del personale dello Stato; r) istruzione elementare, musei, biblioteche, accademie; s) espropriazione per pubblica utilità. 

E tenetevi pure le vostre Prefetture - egli dice spesso nei suoi discorsi - visto che in Sicilia, per Statuto (art. 31) e dunque per Costituzione, al mantenimento dell'ordine pubblico provvede il Presidente della Regione a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l'impiego e l'utilizzazione, dal Governo regionale. 
Franco Busalacchi

Ma al di là delle diagnosi, e delle questioni metodologiche, volendo entrare nel merito, quali sono le proposte concrete da parte di Franco Busalacchi, ex dirigente dell'amministrazione regionale, in pensione da diversi anni, per contrastare seriamente "lo stato di sofferenza, di disagio sociale e civile e di diffusa povertà – sono sue parole -  in cui si dibatte la Sicilia?". 
Quali gli argomenti che egli stesso porta a favore della sua candidatura? 

Egli dice no al voto di scambio. Chiede per sè e le sue liste il voto di opinione. E si rivolge soprattutto a chi, schifato, da diverso tempo non fa più politica, e a chi non va più a votare. 
Ha fatto il conto che conviene alla attuale casta politica l'astensionismo dei siciliani. Più si riduce infatti il numero dei votanti e più i clienti, che a votare ci vanno, hanno vita facile e guadagnano privilegi.
Votare per lui, come recita un suo volantino significa:
  • ridare dignità alla politica da intendere come servizio;
  • riformare l'amministrazione regionale all'insegna del miglioramento della qualità dei servizi pubblici;
  • riorganizzare gli enti locali, ausiliari e strumentali ("restituire gli enti locali al loro ruolo fondamentale di presidio e luogo deputato della democrazia partecipata dei cittadini");
  • recuperare tutti i crediti della Regione (compresi i 154 miliardi di euro dovuti dallo stato, ndr);
  • istituzione della moneta complementare;
  • gestione pubblica dell'acqua;
  • dare priorità alla sanità pubblica rispetto a quella privata, 
  • gestire i rifiuti come risorsa economica;
  • produrre e vendere siciliano, con un no secco all'introduzione di prodotti extracomunitari e con la verifica igenico-sanitaria di quelli comunitari che non facciano però concorrenza sleale a quelli siciliani;
  • trasferimento di tutta l'istruzione elementare alla Regione;
  • migliorare la qualità della vita in un ambiente vivibile, a partire dalla messa al bando dell'energia fossile e con l'incremento dell'energia solare;
  • completare il processo di infrastrutturazione dell'Isola (autostrade, strade, aeroporti e porti);
  • risolvere definitivamente il problema del precariato negli enti locali con il totale assorbimento in un unico ruolo, misura da lui considerata di "pubblico interesse";
  • assorbimento di tutti i precari stagionali nella istituzione di un ruolo unico dei servizi del territorio (boschivi, forestali, manutentivi e di mitigazione ambientale);
  • migliorare la qualità del turismo sviluppando il nesso inscindibile con beni culturali, storia, lingua, natura, formazione e pratica dell'ospitalità.
* Pietro Attinasi è uno dei portavoce della lista Noi siciliani con Busalacchi - Sicilia Libera e Sovrana

Per completezza delle informazioni visitare il il sito: www.noisicilianiconbusalacchi.it.
Per lo Statuto Siciliano vai alla pagina: https://www.ars.sicilia.it/home/Statuto.pdf

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