ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

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12.10.17

LA LEGGE (E LA BANDA) DELLE TRE "B"

Rosatellum, ovvero la legge BBB: una truffa su-misura per il Bomba di Rignano, il Buffone d'Arcore e il Bulletto di Milano (quello che parla con le felpe) 
La fine ingloriosa di Salvini. Da "grande oppositore" a stampella del regime
 

Quel che c'era da dire sul Rosatellum l'ho già scritto QUI due settimane fa. Adesso siamo quasi all'atto finale. La Camera finirà di votare oggi la cosiddetta "fiducia" ad un governo che aveva dichiarato - non ridete - la sua "neutralità" in materia. Poi seguirà il Senato, verosimilmente con la stessa procedura. I ladri di democrazia hanno fretta, debbono mettere al sicuro il bottino cercando di non lasciare troppe tracce. Dunque ogni mezzo è lecito, anche se ci hanno sempre insegnato che non si cambiano le regole del gioco - tantomeno con la forzatura del voto di fiducia - un minuto prima che inizi la partita. Ma questa è l'Italia dell'autunno 2017, dove colui che dovrebbe essere "arbitro" (il santerello Mattarella) è invece in combutta con la banda di scassinatori che conduce le danze.

Certo, dopo i tre voti di fiducia ci sarà oggi pomeriggio quello finale a scrutinio segreto. Qui non mancheranno i dissidenti, altrimenti detti "franchi tiratori", ma aspettarsi non dico un sussulto democratico (quando mai!), ma anche solo un atto di orgoglio da parte di questo parlamento di peones (senza offesa per i peones, quelli veri) va sinceramente al di là di ogni ragionevole immaginazione. Ecco il risultato di aver voluto tenere in piedi ad ogni costo un parlamento reso illegittimo dalle sentenze della Corte Costituzionale. Ecco i frutti dell'errore - qui il riferimento è ad M5S - di non aver preteso, anche con una scelta aventiniana, il suo scioglimento dopo la grande vittoria del NO il 4 dicembre 2016.

Diversi commentatori si interrogano sulle presunte contraddittorietà del Rosatellum. In realtà questa legge non è affatto contraddittoria, basta che si capisca com'è nata e qual è il suo fine. Cose che ho cercato di spiegare nell'articolo già citato, ma che ricapitolo qui in due righe: questa legge nasce da un patto di ferro Renzi Berlusconi, ed ha lo scopo di riportare il fiorentino a Palazzo Chigi con l'ex cavaliere come partner principale e ben remunerato in quel che più gli interessa.

Capito questo si è capito tutto. Poi, si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco. Ma questo è un altro discorso, e noi ci auguriamo che l'abbuffata di seggi che già pregustano gli vada invece di traverso. Di certo, pur nel pittoresco balletto delle tante leggi elettorali proposte in questi anni, mai se ne era vista una disegnata così su-misura, non solo per un partito, bensì per una persona, anzi due con l'aggiunta di un terzo: il Bulletto padano che parla con le felpe.

Come noto la "fiducia" sta passando alla Camera solo grazie al regalo di Forza Italia e della Lega, i cui parlamentari sono usciti dall'aula per abbassare il quorum. Grande eh, l'opposizione di Salvini! E questo si dovrebbe scontrare niente meno che con l'Europa! Sai che paura a Bruxelles! Sta di fatto che sulla prima fiducia i Sì sono stati 307, sulla seconda 308. Al di sotto quindi della soglia di 316 che corrisponde al 50%+1 dei membri della Camera. Evidentemente la "fiducia" non è poi così forte neppure nel Palazzo, figuriamoci nel Paese.

Ma la scommessa dei ladri di democrazia è semplice: le leggi elettorali sono cose complicate, apparentemente astruse e comunque incomprensibili ai più. Dunque, calcolano i lestofanti, il danno di immagine sarà minimo. Poi di corsa alle elezioni, in modo da rendere difficile la partecipazione a chi dovrà raccogliere le firme. Quindi una campagna elettorale che proverà (vedremo con quale successo) a restaurare il teatrino della politica del bipolarismo che fu. A destra diranno di aver messo su una coalizione per vincere (boom!), idem nel redivivo centrosinistra di Renzi-Alfano-Pisapia (doppio boom!).

In realtà tutti sanno che le coalizioni del Rosatellum servono solo a raggranellare seggi, non a precostituire una maggioranza di governo. Tanto è vero che, a differenza del Mattarellum, la legge prevede che siano i partiti, non le coalizioni, a presentare il proprio programma elettorale.

Per raggiungere i propri scopi la banda delle tre B (il Bomba di Rignano, il Buffone di Arcore e il Bulletto di Milano) non si è posta limiti. Nel Rosatellum c'è tutto il peggio delle leggi elettorali dell'ultimo quarto di secolo. Quelle che sono state in vigore per qualche anno, come quelle abortite prima di vedere la luce. Ci sono i collegi uninominali all'inglese come nel Mattarellum, c'è il meccanismo delle coalizioni artificiali (con tanto di liste civetta) come nel Porcellum, ci sono le liste bloccate com'era nella legge calderoliana ma pure nel Tedeschellum saltato a giugno. E da quest'ultima legge si importa anche il meccanismo di voto unico su quota maggioritaria e proporzionale, un escamotage per favorire le forze teoricamente avvantaggiate nel maggioritario (in pratica la solita banda delle tre B di cui sopra).

Se tutto andrà come predisposto, dopo il voto la coalizione di destra si dividerà: Berlusconi se ne andrà con Renzi, mentre Salvini si rimetterà la felpa del grande oppositore. Ma per favore! Questo pagliaccio, che ama presentarsi come anti-sistema, ha deciso di fare invece da stampella ad una squallida operazione sistemica che punta a stabilizzare la prossima legislatura grazie ai trucchi del Rosatellum.

E perché lo fa? Semplice, per raccattare qualche seggio in più al nord. E' questo il prezzo al quale si è venduto al duo Renzi-Berlusconi. A questo punto, l'unica felpa che dovrebbe indossare dovrebbe portare la scritta «mi vergogno di me stesso».

Al momento non possiamo sapere come andrà il voto finale di oggi pomeriggio a Montecitorio. Teoricamente la maggioranza per l'approvazione della nuova legge-truffa è larghissima. Praticamente, i numeri saranno invece assai più bassi. E non è affatto escluso che proprio i voti della pattuglia leghista risultino alla fine decisivi. Ma decisivi per che cosa? Certo, per mandare in parlamento qualcuno in più dalle valli della bergamasca. Ma, soprattutto, decisivi per garantire una legislatura piena al prossimo governo Renzi. Grande oppositore il Salvini, grande oppositore...

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28.9.17

ROSATELLUM 2.0: L'UNICA COSA CERTA di Leonardo Mazzei

Coalizioni o car pooling? A proposito della nuova proposta di legge elettorale targata Renzi-Berlusconi
Andrà davvero in porto l'ennesimo raggiro sulla legge elettorale congegnato dalla collaudata coppia formata dal Buffone di Arcore e dal Bomba di Rignano?
Al momento non lo sappiamo. A giudicare dallo schieramento che si è pronunciato a favore del Rosatellum 2 (Pd, Forza Italia, Ap e Lega) non dovrebbero esserci incertezze. A leggere invece le cronache di questi giorni qualche dubbio appare assai fondato. Non solo Renzi è più prudente del solito, ma i gruppi parlamentari del Pd sembrano divisi sia per motivi politici che per i diversi interessi di tanti deputati e senatori.

Certo, se il quartetto di cui sopra fallisse, a dispetto dei numeri di cui dispone, saremmo di fronte all'ennesimo sputtanamento di una classe dirigente che in materia detiene già molti record. Ma questo lo sapremo solo nelle prossime settimane.

Intanto cerchiamo di capire tre cose: come funzionerebbe la nuova legge qualora venisse approvata, quali scenari disegna, quale accordo politico la sostiene.

Rosatellum 2: al peggio non c'è limite

Da anni ormai, ogni nuova proposta di legge elettorale ha l'indubitabile pregio di far rimpiangere quella precedente. La fantasia truffaldina di certi personaggi, cui i partiti di regime delegano i lavori più sporchi, non ha davvero limiti. Il Rosatellum 2 non fa certo eccezione, anzi!

Con questa legge il 36% dei deputati e dei senatori viene scelto in collegi uninominali all'inglese, dove chi vince piglia tutto. Agli altri nulla resta, neppure lo scorporo parziale che c'era col Mattarellum. Il restante 64% dei seggi viene attribuito in collegi plurinominali (circa un centinaio, ma ancora da disegnare). Per l'ammissione alla ripartizione dei seggi le liste devono superare il 3% a livello nazionale.

Sono di nuovo consentite —grande vittoria della destra— le coalizioni. Si torna dunque, per questo aspetto, al tanto aborrito Porcellum. Sono però riconosciute come "coalizioni" solo quelle che superano il 10% dei voti. Questo è un aspetto molto importante, perché solo queste ultime avranno diritto al recupero dei voti delle liste, interne alla coalizione, che non abbiano raggiunto il 3% avendo però superato l'1%. Nelle coalizioni al di sotto del 10% questo recupero non è invece concesso. Quanto possa essere costituzionale una simile disparità i lettori possono giudicarlo da soli.
Un altro aspetto da segnalare —qui i maneggioni che hanno elaborato la proposta si sono ispirati al Tedeschellum abortito in aula a giugno— è che non c'è voto disgiunto tra quota maggioritaria e quota proporzionale. Al contrario, sarà il voto nel collegio uninominale (maggioritario) a trainare quello proporzionale. Qui il vantaggio delle forze sistemiche (Pd e destra) è del tutto evidente. Ancor più lampante la volontà di colpire M5S, che nei collegi uninominali avrà inevitabilmente candidati meno conosciuti.

Infine, dopo tanti discorsi sulle preferenze, dopo gli stessi pronunciamenti della Corte Costituzionale, si torna alle liste interamente bloccate. Qui la giustificazione è che gli elettori potranno almeno scegliere un terzo dei parlamentari nei collegi uninominali. Il che è totalmente falso, perché se io voglio votare il partito x, sarò inevitabilmente costretto a votare il candidato y che lo rappresenta nel mio collegio, dunque niente a che vedere con le preferenze.

Una legge su-misura per i soliti noti

Belli i tempi in cui si parlava di leggi ad personam! Qui siamo ormai a leggi pensate su-misura per avvantaggiare alcuni partiti, danneggiandone altri. Di più, siamo di fronte ad una proposta di legge che mira a predeterminare con millimetrica precisione la futura maggioranza di governo. Uno schiaffo alle più basilari regole democratiche che grida davvero vendetta.

Come abbiamo già visto, il vantaggio di Pd e destra è dato dai collegi uninominali e dalla soglia del 10%. Per accettare i collegi uninominali la destra ha preteso (ottenendolo) il ripristino delle coalizioni, senza le quali sarebbe stata tagliata fuori.

Del danno ai pentastellati si è detto. Sia chiaro, con il profilo neo-democristiano scelto, con la candidatura di Di Maio l'insipido, M5S ci ha messo molto del suo per autoescludersi a priori dalla partita per il governo del Paese. Ma questo non cancella la gravità di una legge pensata innanzitutto in funzione M5S. C'è però un'altra area politica volutamente colpita da questa legge. Si tratta dell'area Mdp-Pisapia-Sinistra Italiana, un raggruppamento che non raggiungendo il 10% non avrà i privilegi delle coalizioni riconosciute.

Ai danneggiati da questa orrenda legge bisognerebbe però ricordare il detto secondo cui chi è causa del suo mal pianga se stesso. E sia M5S, che il blocco dei sinistrati di cui sopra, hanno le loro colpe. Quella di non aver mai veramente sostenuto il sistema proporzionale come l'unico democratico, quella di essersi esercitati anzi con proposte ultra-maggioritarie i bersaniani (con il loro Mattarelum peggiorato), e con disegni comunque truffaldini M5S (il modello spagnolo). Così, oggi che il duo Renzi-Berlusconi vuole colpirli entrambi, possono sì lamentarsi del danno che andrebbero a subire, ma non possono certo rivendicare una cristallina posizione democratica.

Il patto Renzi-Berlusconi (e il loro dialogo immaginario)

Se stabilire chi guadagna e chi perde col meccanismo truffaldino del Rosatellum 2 è cosa da ragazzi, vediamo ora qual è la coalizione di governo per cui è stato pensato.

Se la coalizione elettorale più avvantaggiata è certamente quella della destra, è però all'alleanza post-elettorale che hanno guardato in primo luogo i suoi ideatori. E la spiegazione di tutto sta nel patto Renzi-Berlusconi. Chi scrive —sbagliando— pensava che Renzi non avrebbe mai concesso il ritorno alle coalizioni sulla scheda elettorale, questo per il banale motivo che il Pd una vera coalizione di forze alleate non ce l'ha. Dunque, perché suicidarsi?

Ma —l'abbiamo già detto— quando si tratta di imbrogliare questi qua non mettono limiti alla fantasia. La Costituzione? Le basilari norme democratiche? La regola di condividere la legge elettorale con l'opposizione? E chissenefrega!!! Quel che conta è solo il risultato, ed ecco così servito un sistema assai bizzarro, dove è vero che avremo le coalizioni pre-elettorali, ma dove si è stati ben attenti a che nessuna delle due (destra e Pd+cespugli), pur avvantaggiandosene su M5S, possa avere da sola la maggioranza dei seggi.
Questo perché? Hanno avuto forse qualche scrupolo democratico? Scordatevelo. Semplicemente, il Bomba vuol tornare ad ogni costo a Palazzo Chigi. E non è un segreto per nessuno che possa farlo solo con un accordo con il Buffone di Arcore. Fin qui siamo alla fondamentale scoperta dell'acqua calda. C'era però un problema. Con la legge attuale —uscita dalle sentenze della Consulta— la maggioranza in parlamento Pd e Forza Italia l'avrebbero vista solo con un potente cannocchiale. D'accordo imbarcare gli alfaniani, che stanno al mondo solo per quello, ma coi voti che hanno non sarebbero mai stati sufficienti. Imbarcare allora Mdp e soci? In linea generale nessun ostacolo, se non fosse per il niet a Renzi. Un dettaglio non proprio trascurabile, specie se visto da Rignano sull'Arno.

Ecco allora il Rosatellum 2. In fondo non è difficile immaginare il dialogo che dev'essersi svolto tra i due. Armiamoci anche noi di un po' di fantasia (ne basta sempre meno che per congegnare l'obbrobrio della legge elettorale di cui ci stiamo occupando), e capiremo meglio i come e i perché dell'accordo trovato.

Renzi. Guarda Silvio che non abbiamo i numeri per farcela. Bisogna ritornare ad un sistema più maggioritario.
Berlusconi. Lo so Matteo, ma non penserai mica di fregarmi con un nuovo Italicum?

R. No, non ti voglio fregare, voglio Palazzo Chigi e tu avrai quel che ti serve, per Mediaset e non solo.

B. Allora c'è un solo modo: devi ridarmi le coalizioni.

R. Ma così sei tu che mi freghi. Io dove ce l'ho una coalizione?

B. Tranquillo, qualcosa ti inventi. Alfano, per esempio, te lo lascio. Ma poi, mica dobbiamo fare delle vere coalizioni! A me serve solo un taxi per i collegi uninominali. Poi dopo il voto scendo e vengo da te.

R. E chi mi assicura che scendi? Come glielo spieghi ai tuoi?

B. Semplice: studiamo un meccanismo dove noi due insieme avremo la maggioranza di sicuro, ma senza che nessuna coalizione possa vincere da sola.

R. E come facciamo ad essere così sicuri? Col maggioritario tutto può succedere. 

B. Non essere ingenuo. Basta scegliere la giusta dose di maggioritario. Ne ho parlato con Verdini, la formula c'è. Tu parlane coi tuoi, che quando si tratta di imbrogliare non sono secondi a nessuno.

R. Va bene, ma non voglio scherzi. Di te mi fido, ma tra i miei ce n'è più d'uno che mi infinocchierebbe volentieri. E dietro hanno forze potenti... Quelli immaginano una nuova coalizione di centrosinistra, nuove primarie, un'idiota come Pisapia tra i piedi. Non so se ti rendi conto?

B. Certo, certo. Ma li puoi fermare solo prendendo prima tu l'iniziativa.

R. Questo è giusto. Ma già che ci siamo troviamo anche il modo di dare un colpetto a D'Alema e Bersani.

B. A me va bene. 

R. Ma come farai con Salvini?

B. Salvini è un uomo di mondo. Sa che tanto al governo non ci va. Sì, adesso non parla più dell'euro, sai quanto gliene frega... Ma sa che ai piani alti non piacerebbe lo stesso. A lui basta fare il pieno nei collegi del nord. Glielo concederò, poi ognuno per la sua strada.

R. Ma non ti accuseranno di tradimento della coalizione?

B. Tradimento? E perché. Tradirei se avessimo i voti per governare. Ma quelli non li avremo. Si imporranno le "larghe intese". Salvini e la Meloni si sfileranno. Io no: viva l'alleanza tra le forze che in Italia rappresentano i due maggiori partiti europei!    

R. Bene, accordo fatto. Ma evitiamo di gridarlo ai quattro venti, che poi magari in parlamento i franchi tiratori non mancheranno. Se andrà male non dovrà essere colpa nostra.

B. Beh, questo è più difficile, ma possiamo sempre accusarci reciprocamente, che un po' di teatrino non guasta mai.

Conclusioni

Solo fantasia? Chissà. Ma a me solo immaginando un siffatto dialogo le cose riescono a quadrarmi. Diversamente non si capirebbe la concessione di Renzi, che stupido non è, sulle coalizioni. Né si capirebbe lo strano dosaggio tra proporzionale (64%) e maggioritario (36%). 

Ma c'è qualcosa di più. Ed è che la legge prevede che le singole liste, non le coalizioni, presentino formalmente un programma elettorale. Ora, se le coalizioni fossero fatte per reggere —e, nel caso, per governare— tutto ciò non avrebbe senso. Se invece le coalizioni devono essere solo un taxi elettorale, meglio una sorta di car pooling applicato alla politica, il senso c'è eccome.

Se la mia tesi è giusta —ma prima si dovranno superare gli ostacoli parlamentari, di cui non ci occupiamo in questo articolo— avremmo una situazione pre-elettorale assai pittoresca.

Un mio amico —persona simpatica se non avesse questa fissa— chiude ogni discussione sulla legge elettorale in questo modo: «Si, va bene, ho capito quello che dici, ma io la sera delle elezioni voglio sapere chi ha vinto!». Ora, se il patto Renzi-Berlusconi avrà i voti necessari per diventare legge, lui sarà non contento, ma contentissimo, dato che —almeno per questo giro— il nome del vincitore (quello di chi andrà a Palazzo Chigi) lo saprà con ogni probabilità da subito, senza neppure dover aspettare quella sera!
Certo, il governo che ne verrà fuori sarà comunque debole. Ma la sua vita dipenderà innanzitutto dalla nascita di un'opposizione degna di questo nome, altro che il Salvini ri-berlusconizzato o il Di Maio integralmente democristianizzato, per non parlare dei sinistrati senza idee e senza consensi.

In ogni caso, tornando alla legge elettorale, tra tante incertezze che rimangono una cosa è certa: dietro il Rosatellum 2 c'è il patto di ferro tra il Bomba di Rignano ed il Buffone di Arcore. Ogni altra ipotesi è destituita di fondamento.



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6.6.17

SE QUESTI SONO COSTITUZIONALISTI.... di Leonardo Mazzei

«No dunque al sistema tedesco perché antidemocratico ab origine. Antidemocratico e liberticida da sempre, non solo da quando Renzi, Di Maio e Berlusconi hanno deciso di sposarlo».

L'abbiamo sempre detto: la battaglia per la difesa della democrazia e della Costituzione è cosa troppo seria per essere lasciata in mano a certi costituzionalisti.
Ci riferiamo allo stato maggiore dell'ormai defunto Comitato per il NO, alias CDC (Comitato per la Democrazia Costituzionale), auto-affossato a gennaio (leggi qui) dal suo stesso gruppo dirigente, chiaramente spaventato dalle responsabilità che avrebbe dovuto assumere se invece avesse scelto di dare un seguito adeguato alla straordinaria vittoria del NO di dicembre.

Dopo aver abdicato a quel ruolo, dopo essere scomparsi per lunghi mesi dai radar della politica italiana, adesso questi ardimentosi combattenti della mezza misura pretenderebbero di tornare in campo dicendo la loro sull'ennesima legge elettorale truffaldina. Fin qui niente di male, anzi! Sul Redibellum abbiamo già dato un giudizio totalmente negativo, evviva dunque l'allargamento del fronte del NO alla legge in discussione in parlamento!

Il problema è che i NO non sono tutti uguali. E quello pronunciato dai Cuor di Leone di cui sopra altro non è che la solita mezza misura, che per costoro è peraltro la norma. Fino a dicembre volevano sconfiggere la controriforma renziana, mantenendo al tempo stesso il suo ideatore a Palazzo Chigi; a gennaio dicevano di volere una legge elettorale che garantisse la rappresentanza, ma senza scartare il Mattarellum che ne è la plastica negazione; adesso dicono no al "tedesco", ma solo perché non è tedesco abbastanza. Mezze misure, sempre mezze misure: che siano solo dei mezzi costituzionalisti?

Beninteso, è assolutamente vero che il "tedesco" del Redibellum è stato ulteriormente peggiorato dai nostrani intrallazzatori in carica parlamentare. Lo abbiamo scritto nell'articolo già citato e non abbiamo altro da aggiungere. Ma il problema non è solo quelle delle liste bloccate (peraltro è così anche in Germania). E non è neppure solo quello - per quanto effettivamente importante - dell'impossibilità del voto disgiunto. Ci sbagliamo o c'è qualcosa di più?
A leggere costoro non sembrerebbe. Ecco il passaggio centrale del loro ultimo compitino:
«Chiediamo con forza che anche in Italia gli elettori possano votare come in Germania in modo distinto, con due voti, uno per i collegi uninominali e uno per le liste dei partiti nel proporzionale; chiediamo che le liste dei partiti non siano bloccate e che i parlamentari siano eletti sulla base delle indicazioni degli elettori».
Ammazzate! Che forza! Vogliamo la Germania, ma quella vera, con la birra e i crauti, la Bundesbank e le leggi liberticide ed anticomuniste!

Esageriamo? Bene, allora ci si spieghi la "dimenticanza" di ogni richiesta di cancellazione dello sbarramento del 5%, che è esattamente quel che contraddistingue il sistema elettorale tedesco. E' quella soglia d'accesso l'elemento davvero decisivo, e sul punto Renzi, Di Maio e Berlusconi si sono tutti allineati alla signora Merkel ed ai suoi ben poco democratici predecessori.

Storicamente parlando quel 5% non è infatti un numero casuale, tantomeno innocente. Ecco come ce ne parla Aldo Giannuli in suo recente articolo:
«Quel numero non venne scelto dai legislatori tedeschi (siamo nel 1953, ndr) in grazia di una particolare virtù orfico-pitagorica del numero 5, ma perché si cercava una soglia abbastanza alta per far fuori il Partito Comunista (che era intorno al 4) ma più bassa del 7% che era la percentuale dei liberali, che invece, bisognava garantire. L’obiettivo non era quello di “razionalizzare” il sistema limitando il numero dei partiti ammessi in parlamento, ma farne fuori solo uno...».
E adesso, in questo 2017, a cosa serve quella soglia? Serve ad ottenere tre effetti, anch'essi per nulla innocenti, e cioè:
1) a rendere di fatto maggioritario un sistema che pure si presenta come proporzionale (Effetto ruba-seggi);
2) ad avere un parlamento sempre più controllato dal governo (Effetto caserma);
3) a rendere più difficile l'affermarsi di nuove forze politiche, specie se esterne e contrapposte all'attuale sistema di potere (Effetto proteggi-casta).
Ecco, questi "dettagli" non interessano minimamente i nostri amanti delle mezze misure, delle mezze verità, dei mezzi no. Privare di ogni rappresentanza una lista con due milioni di voti è per loro un aspetto evidentemente secondario. Che sia anche un "particolare" privo di rilevanza costituzionale? Inutile chiederlo a loro, che al massimo sapranno rispondere al 50%.

Oggi non vinceremo la battaglia per il proporzionale, ma che almeno siano chiare le ragioni di fondo dell'opposizione alla nuova legge truffa. Se non altro questa chiarezza ci servirà in futuro. Gli argomenti di questi modesti azzeccagarbugli sempre sotto-misura, di cui ci siamo qui occupati, sembrano invece fatti apposta per oscurare il cuore del nuovo furto di democrazia di cui le élite hanno bisogno per non mollare il loro posto di comando.

No dunque al sistema tedesco perché antidemocratico ab origine. Antidemocratico e liberticida da sempre, non solo da quando Renzi, Di Maio e Berlusconi hanno deciso di sposarlo.

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3.6.17

UNA PORCATA DI ACCORDO PER UNA PORCATA DI LEGGE ELETTORALE di Leonardo Mazzei

Il Redibellum (legge Renzi-Di Maio-Berlusconi). Un'analisi comparata dell'ennesima truffa antidemocratica

Scrivono i giornali di ieri mattina che Renzi non è sicuro che l'accordo con M5S sulla legge elettorale tenga davvero. E in effetti, accettate le liste bloccate e i capilista garantiti, create cioè le premesse di un altro parlamento di nominati, il subbuglio tra i pentastellati è palpabile. Ma Grillo è già intervenuto: il web ha parlato e non si osi contraddirlo.

Anche nel dorato mondo di piddinia non mancano i mugugni. Per nobili motivi, ovviamente: i deputati hanno infatti scoperto che una buona parte di loro dovrà andarsene a casa. Orrore, orrore, triplo orrore! Che ne sarà mai del Paese senza di loro! In realtà questi geni della politica avrebbero dovuto saperlo da tempo, dato che il premio di maggioranza del Porcellum che trasformò graziosamente un 29% di voti (della coalizione di centrosinistra) in un 54% di seggi non c'è più da tempo. L'ha cancellato prima la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale e poi, in maniera definitiva, affossando l'Italicum, il 60% di No al referendum del 4 dicembre. Evidentemente costoro non hanno mai smesso di sognare un'altra legge truffaldina quanto le precedenti. E con il Rosatellum ci hanno provato, ma non poteva andargli bene dato che al Senato i numeri proprio non c'erano.

Il loro capo, che un po' di realismo ce l'ha, ha invece preferito incassare i benefici (per lui e per la sua banda denominata Pd) di un accordo sul cosiddetto "sistema tedesco", che proprio "tedesco" del tutto non è. Questo accordo, benedetto oltre che da Renzi, anche da Berlusconi e Di Maio, è stato formalizzato due giorni fa alla Camera con il testo presentato dal piddino Emanuele Fiano. E' dunque a questo testo che dobbiamo attenerci per un giudizio politico su quel che si va preparando.

Il ragionamento di Renzi è stato semplice: meglio un uovo oggi che una gallina domani. Detto in termini più precisi, meglio un furto più piccolo ma sicuro oggi, che continuare a sognare la rapina del secolo domani. Il tutto con un evidente retro-pensiero: se il furto di seggi sarà sufficiente a tornare a Palazzo Chigi, ci sarà poi tutto il tempo per ritentare il colpo più grosso.

Ma entriamo nel merito della legge Renzi-Di Maio-Berlusconi (Redibellum), concentrandoci su cinque punti: 1. il meccanismo elettorale; 2. le differenze (naturalmente peggiorative) con il sistema tedesco; 3. gli effetti disproporzionali e dunque antidemocratici di questa legge; 4. la vergognosa posizione di M5S; 5. gli scenari politici che ne possono derivare.

1. Il meccanismo del Redibellum

Con il nuovo progetto di legge elettorale l'Italia è divisa in 303 collegi uninominali, contenuti in 26 circoscrizioni. Gli elettori voteranno su due schede, una per la Camera, l'altra per il Senato. Accanto ad ogni simbolo ci sarà, a sinistra, il nome del candidato del collegio uninominale e, a destra, il listino bloccato dei candidati della circoscrizione. Il voto al candidato si estende automaticamente alla lista e viceversa. Restano fuori dalle nuove regole le circoscrizioni estere nonché quelle del Trentino e della Valle d'Aosta, che continueranno a votare come nel passato.

Parteciperanno all'attribuzione dei seggi, con metodo proporzionale, solo i partiti che avranno ottenuto almeno il 5% dei voti validi su scala nazionale. Agli altri non spetterà alcun rappresentante. Se il voto sarà semplice, più complesso il sistema di ripartizione dei seggi. Per ogni lista verrà eletto per primo il capolista della circoscrizione, poi i vincenti più votati dei collegi uninominali, poi (nell'ordine) gli altri del listino bloccato, ed infine i candidati più votati ma non vincenti all'uninominale. La risultante di questo meccanismo sarà appunto quello di avere un parlamento di nominati dalle segreterie dei partiti.

2. Il tedesco "italianizzato"

Se la soglia di sbarramento del 5% è esattamente quel che caratterizza il sistema tedesco, ci sono però nella proposta Fiano due differenze piuttosto rilevanti. La prima è che in Germania il voto al candidato del collegio uninominale serve solo a stabilire la graduatoria degli eletti per ogni lista, mentre è il voto al partito - separato infatti da quello ai candidati dell'uninominale - che determina il numero dei seggi da assegnare nazionalmente. Con il Redibellum avremo invece che sarà il voto dei candidati locali a trainare il dato nazionale delle varie liste. Come è stato scritto nella risoluzione della Cln si tratta di "un enorme premio ai potentati locali, siano essi di carattere economico, clientelare o mafioso". Il partito che se ne avvantaggerà di più sarà certamente il Pd, che per una serie di motivi dispone di un ceto politico più conosciuto e più radicato (anche solo per ragioni clientelari) nei territori.

La seconda differenza sta nel meccanismo di ripartizione dei seggi, già esaminato al punto 1. In Germania i primi ad essere eletti sono infatti i candidati dei collegi uninominali. Dunque l'elettore ha un certo potere di scelta. Potere comunque limitato, assai inferiore a quello che si avrebbe con il voto di preferenza. Tuttavia il trio Renzi-Di Maio-Berlusconi ha pensato bene di sequestrare anche questo residuale diritto democratico.

3 . Gli effetti antidemocratici della nuova legge

Perché il sistema tedesco, al di là dei peggioramenti di cui sopra, è comunque antidemocratico? Per due motivi piuttosto semplici. In primo luogo perché nega la rappresentanza ad una gran massa di elettori. La soglia del 5% equivale a circa due milioni di voti. Non è una mostruosità lasciare fuori dal parlamento una lista votata da due milioni di persone?

In secondo luogo, questa legge è antidemocratica perché - proprio grazie allo sbarramento - produce un effetto disproporzionale piuttosto pesante. Nelle ultime elezioni tedesche, del settembre 2013, la CDU ottenne il 41,5% dei voti, ma ben il 49,3% dei seggi. Chi oggi parla dunque di "proporzionale", magari gridando allo scandalo come fanno i vari Prodi, Orlando e Pisapia (che rappresenterebbero niente di meno che la "sinistra"...) finge dunque di non sapere come davvero funziona quel sistema.

4. La vergognosa posizione di M5S


Non siamo mai stati teneri sulle idee grilline in materia di legge elettorale. Ma davvero al peggio non c'è limite. Non solo abbiamo il paradosso di un movimento, che si vorrebbe ultra-democratico, che fa il suo primo accordo politico rilevante con la casta, quella che a parole vorrebbe cancellare, proprio per arrivare ad una legge antidemocratica ed appunto castale. Abbiamo anche che se fosse stato per loro questa legge sarebbe stata pure peggio, o con un premio di maggioranza peggiore di quello previsto dall'Italicum (Grillo e Di Maio hanno parlato di abbassare le soglie per accedervi al 35/37%!), o con l'introduzione del sistema spagnolo che assegna i seggi solo a livello circoscrizionale, cancellando ogni recupero dei resti su base nazionale. Insomma, nell'occasione i pentastellati hanno fatto a gara con i piddini per il premio "porcata d'oro 2017". Se questa corsa è stata in parte frenata è solo perché tutto ciò contrastava con gli interessi di Berlusconi, interessi che Renzi non ha potuto ignorare vista l'offerta di una collaborazione di governo dopo il voto da parte dell'ex cavaliere.

Ma c'è un altro aspetto non meno grave nel comportamento di M5S. Ed è la cancellazione, di fatto, del vero significato antioligarchico del referendum del 4 dicembre. Quel voto spazzava via la pretesa di trasformare in maggioranza assoluta un'esigua maggioranza relativa, spazzava via la pretesa di Renzi di governare da solo col 30% dei voti. Quel voto esigeva una svolta democratica e costituzionale, non la ripetizione del mantra della "governabilità" che da trent'anni fa da cornice ad ogni passaggio autoritario. E invece M5S - ma qui il discorso andrebbe allargato a chi ha deciso di fatto di sciogliere i comitati per il No il giorno dopo il referendum - non solo non ha raccolto quella grande spinta democratica, ma ha finito per accomodarsi anch'esso al gran banchetto della "governabilità". Vedremo poi se questo gli porterà bene nelle urne. Chi scrive non lo pensa affatto. In ogni caso, una porcata antidemocratica tale rimane indipendentemente dal risultato delle prossime elezioni.

5. Quali scenari con questa legge?

Naturalmente, il fatto che la nuova legge altro non sia che l'ennesimo inganno, non garantisce di per sé la riuscita dell'imbroglio. I calcoli dei tre contraenti del Redibellum sono però chiari. Di Maio crede che M5S arriverà primo, e che comunque si avvantaggerà assai dell'effetto disproporzionale del "tedesco". Berlusconi si accontenta di restare in gioco, pronto - come abbiamo già detto - ad offrirsi a Renzi dopo le elezioni. Il segretario del Pd è però quello che ha le carte più forti. Egli sa che, pur in una cornice "proporzionale", i collegi uninominali gli daranno un enorme vantaggio. Non a caso un sistema simile era stato proposto, già l'anno scorso, dal segretario Pd della Toscana, Dario Parrini. Dopo di che Renzi sa altrettanto bene che quel vantaggio non gli basterà per governare da solo, ma il pre-accordo di questi giorni con il Berluska gli dà comunque una certa sicurezza.

Dunque i giochi sono già fatti? No, perché non è detto che i vantaggi del "tedesco", e quelli ulteriori della sua "italianizzazione", siano sufficienti a dare certezza al disegno renziano. E se la somma dei seggi di Pd e Forza Italia non supererà il 50% il gioco si farà davvero interessante. Ma di questo è prematuro parlare.

Ci sono ora altre tre questioni da segnalare. La prima, riuscirà l'accrocco tra i bersaniani e gli ex sellini di Sinistra Italiana a superare il 5% sotto la guida di una nullità assoluta come Pisapia? Gli interessati ci credono, chi scrive molto, ma molto meno. In politica due più due non fa mai quattro, alle volte fa 1,5. L'esperienza della Sinistra Arcobaleno del 2008 non insegna niente? Ma questi (stando almeno al loro super-sponsorizzato leader) non vogliono neppure presentarsi come "sinistra", bensì come nuovo centrosinistra. Insomma, una roba davvero forte ed eccitante per chi andrà a votare...

L'altro aspetto di un qualche rilievo riguarda il destino del cosiddetto "centro", con i poveri Alfano e Casini, con i montiani e gli eterni amanti della palude traditi da Renzi. Il rottamatore li vuole appunto rottamare, e almeno su questo il consenso popolare ce l'ha e davvero maggioritario. Il punto è che il segretario del Pd vuole occupare lui e soltanto lui il mitico "centro", altro che le mezze calzette di cui sopra. Costoro il 5% non lo vedranno neppure col cannocchiale, dunque molti di questi personaggi alla deriva cercheranno in tutti i modi di accasarsi altrove. Infine c'è la questione della destra, dove la Meloni dovrà decidere se correre il rischio (quasi proibitivo) del 5% o se invece allearsi in posizione necessariamente subalterna con la Lega salviniana.

Conclusioni


Se il giudizio sul Redibellum ha da essere netto - si tratta dell'ennesima legge-porcata assolutamente antidemocratica - la sua conseguenza più probabile (più probabile, non certa, lo ripetiamo) sembra l'arrivo di un governo Renzi-Berlusconi. Dicono i commentatori che una tale accoppiata sarebbe vista a Berlino come una mezza disgrazia. Solo mezza però, sottolineiamo noi, perché figuriamoci come verrebbe invece visto dall'oligarchia eurista un governo M5S-Lega...

Osservato da Berlino, Bruxelles e Francoforte il Redibellum un pregio comunque ce l'ha. E non è solo quello di consentire a lorsignori di sfangarla un'altra volta, ma è pure quello di favorire il compattamento delle forze sistemiche ed elitarie (Pd e Forza Italia questo sono) contro il meno omogeneo fronte delle forze classificate come "populiste". Insomma, se le persone fisiche di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi fanno storcere un po' il naso alla raffinata tecnocrazia che domina il continente, diverso è il discorso sulle forze sociali prima ancora che politiche che essi rappresentano. In fondo anche l'amato Macron ha dovuto populistizzarsi un po' per arrivare all'Eliseo...

Considerato da questa angolatura, il frutto peggiore della legge "tedesca" potrebbe essere dunque un ulteriore passo verso la germanizzazione della politica italiana. Ma non è detto che vada così. Non è detto sia per le considerazioni geopolitiche svolte recentemente da Moreno Pasquinelli, sia perché - fortunatamente - non tutte le ciambelle riescono col buco. E noi speriamo vivamente che l'ennesimo furto di democrazia, rappresentato dalla legge elettorale in gestazione, vada del tutto di traverso ai sui ispiratori, promotori, autori e sostenitori. Amen.

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27.5.17

Per una legge elettorale proporzionale - Risoluzione della CLN

La Confederazione per la Liberazione Nazionale, nel dire no ad ogni forma di legge maggioritaria e sì invece al ritorno ad una legge elettorale proporzionale, ha approvato la seguente risoluzione

No a nuovi imbrogli
Per una legge elettorale proporzionale


A sei mesi dal referendum che ha rottamato la truffa dell'Italicum il PD ci riprova. Stavolta con una sorta di nuovo Mattarellum, addirittura peggiorativo della pessima legge che, nel 1993, aprì la strada alla Seconda Repubblica voluta dalle oligarchie finanziarie. Il peggioramento sta sia nell'eliminazione dello scorporo (che renderebbe ancor più maggioritario il sistema), sia nella determinazione dei seggi della quota proporzionale in base ai voti dei collegi uninominali (un enorme premio ai potentati locali, siano essi di carattere economico, clientelare o mafioso).

La forzatura di Renzi, e del sistema di potere che lo sostiene, va denunciata con forza. Poiché il Pd non ha i consensi per governare, si vuol trasformare una minoranza del 30% in una maggioranza assoluta. Poiché i partiti sistemici, quelli fedeli ai poteri economici nazionali ed esteri, sono tutti in declino, ecco che ci si inventa un sistema per tenerli a galla in ogni modo.

Tutto ciò è tanto più grave alla luce di tre fatti:
Il primo è che la riproposizione di un sistema maggioritario cozza frontalmente con la volontà popolare espressasi con tanta nettezza nel voto del 4 dicembre, con il quale gli elettori si sono pronunciati per una democrazia parlamentare basata sul principio della rappresentanza.

Il secondo è che si chiama a legiferare su questa decisiva materia un parlamento delegittimato, eletto con una legge dichiarata incostituzionale, formato in larga parte da deputati pronti a vendersi al miglior offerente per mettere magari in piedi risicatissime maggioranze, unicamente finalizzate a mandare in porto l'ennesima legge truffa.

Il terzo è che, al di là della sentenza pasticciata sull'Italicum, la stessa Corte Costituzionale ha più volte affermato la necessità di tutelare i principi della rappresentanza e dell'uguaglianza del voto, esattamente quelli che ci si vuol mettere sotto i piedi ancora una volta.

Chiari sono dunque i motivi per opporsi con tutte le forze al nuovo progetto truffaldino congegnato da Renzi e dalle èlite al potere. Ma il problema non è solo il Pd. Se la Lega salviniana si è messa a far da sponda al disegno renziano, ancor peggio fanno i Cinque Stelle con la loro proposta (esplicitata sia da Di Maio che da Grillo) di ripristinare l'Italicum, abbassandone addirittura al 35% la soglia per ottenere il premio di maggioranza al primo turno.

Ora, siccome le contraddizioni presenti tra e nelle forze politiche sono comunque notevoli, è possibile che si arrivi alla fine al cosiddetto "sistema tedesco" voluto dal redivivo Berlusconi. Un'ipotesi che trova estimatori anche in luoghi apparentemente insospettabili (vedi, ad esempio, le dichiarazioni del segretario di Sinistra Italiana).

E' quello tedesco un sistema democratico? No, non lo è. Lo sbarramento al 5% non solo terrebbe fuori dal parlamento forze politiche con 2 milioni di voti, ma determinerebbe di nuovo una forte accentuazione maggioritaria nella distribuzione dei seggi. Non solo, è pressoché certo che quel sistema verrebbe in qualche modo "italianizzato", o meglio "renzizzato" e "berlusconizzato" per favorire con trucchi e trucchetti i contraenti di questa possibile intesa.

In conclusione, la nuova legge truffa può assumere forme diverse, ma tutte volte a garantire gli attuali assetti di potere, a svuotare ancor di più la funzione del parlamento, a tenere a debita distanza dai palazzi dove si prendono le decisioni le istanze ed i bisogni popolari.

Per contrastare al meglio questo disegno oligarchico bisogna dire con chiarezza che l'unico sistema elettorale democratico è quello proporzionale. Occorre dunque contrapporre il principio della rappresentanza al dogma antidemocratico della "governabilità". E bisogna anche ricordare che le classi dominanti vogliono stravolgere quel principio democratico non tanto per ottenere la certezza di avere un governo, quanto piuttosto per assicurarsi che si tratti di un loro governo.

La Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN), nel denunciare il disegno antidemocratico in corso, figlio di una degenerazione della politica italiana del tutto funzionale al dominio delle oligarchie euriste di Berlino, Bruxelles e Francoforte, dice dunque no ad ogni forma di legge maggioritaria e sì invece al ritorno ad una legge elettorale proporzionale. Quella che non a caso vide la luce in parallelo con la Costituzione Repubblicana del 1948.


26 maggio 2017

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