ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

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22.2.18

ALLARMI SON FASCISTI di Piemme

C'era da aspettarselo che il miserabile misfatto di Macerata innescasse una spirale di scontri tra neofascisti e antifascisti. Ecco dunque i pestaggi incrociati di Palermo e Perugia. Se essi occupano le prime pagine dei mass media non è un caso. 

Non c'è di mezzo solo la  compulsione ossessiva dei media per la cronaca nera (che com'è noto è uno stratagemma per aumentare vendite e ascolti). 

E' che il regime neoliberista, di cui i media mainstream rappresentano le falangi della sua egemonia ideologica, ha bisogno, tanto più alle porte delle elezioni, di inculcare nella testa dei cittadini la sensazione che fuori dal perimetro sistemico c'è il salto nel buio, nella fattispecie il timore degli estremismi, tanto più se opposti.

Lo si vide negli anni '70 quanto il mantra degli "opposti estremismi" fosse stato funzionale alla strategia della tensione e quindi di conservazione delle classi dominanti. Ma se allora si trattò di una tragedia, ora essa si ripete come farsa. Una farsa orchestrata dentro la quale, ahinoi, certa sinistra radicale ha deciso di far parte come protagonista, contribuendo così al depistaggio ideologico di massa.

E' vero che il liberismo agonizzante abbia in pancia, mutatis mutandis, il pericolo di una rinascita dei fascismi. Ed è quindi necessario che le forze democratiche e rivoluzionarie debbano stare in guardia. Ma fare qui e ora dell'antifascismo non solo un discorso ma una pratica prioritaria, come abbiamo provato a spiegare, è un enorme errore politico.

Sono forse le formazione neofasciste, oggi giorno, il nemico principale? No, non lo sono. Sono nemici secondari che dobbiamo contrastare sfidandoli sul terreno dell'egemonia politica, sociale e culturale; diventando noi i campioni della lotta contro il nemico principale, il sistema neoliberista, i suoi meccanismi ed i suo fantocci politici.

Invece, partecipando alla commedia dell'antifascismo, oggi come oggi, in assenza di una vera minaccia fascista, si rischia diventare funzionali al sistema neoliberista e globalista, di apparire come un'ala radicale delle élite liberali.

Il diritto all'autodifesa, in caso di aggressioni fasciste o di regime, è sacrosanto in ogni circostanza, ma non in ogni circostanza è legittimo —come invece postula un certo "antifascismo militante"— usare l'aggressione e l'attacco preventivo come pratica politica.

Non si deve abbracciare il pacifismo per capire che la violenza politica occorre maneggiarla con cura, che se usata nei modi sbagliati e nelle situazioni sbagliate è un fatale boomerang. La ragione mi pare  semplice: il passaggio dallo scontro verbale a quello fisico, in una situazione di pace sociale e di letargia delle masse, è un salto enorme, oserei dire qualitativo. Quindi una pratica politicamente suicida.

Mao Zedong, cito a memoria, mi pare disse: «La politica è guerra senza spargimento di sangue mentre la guerra è politica con spargimento di sangue». 

Chi oggi ritiene sia giusto, passare alla "politica con spargimento di sangue" è un imbecille o, peggio, un provocatore.




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15.8.17

ITALIA-EURO-GERMANIA: UN TRIANGOLO IMPOSSIBILE di Piemme

«Sarà facile persuadere la Germania?
certo che no. (...) La Germania intende rafforzare la normativa fiscale e assoggettare i Paesi che non si adeguano a qualcosa che assomiglia, in pratica, a un governo coloniale, esattamente quello che è successo alla Grecia, ma su scala più vasta».
Wolfgang Münchau


Dopo le elezioni tedesche, se diamo per scontata la vittoria della Merkel, il governo tedesco, forte dell'appoggio di Macron, darà un'accelerazione alle manovre di "riforma, rafforzamento e integrazione dell'Unione europea".

Ma cosa deve intendersi per "riforma, rafforzamento e integrazione"?
La Commissione di Junker ha posto di recente sul tavolo le sue proposte. Formalmente rappresentando l'Unione, essa tenta di dare una botta al cerchio e una alla botte, proponendo soluzioni farraginose che sulla carta dovrebbero tuttavia rappresentare un compromesso tra i diversi e in certi casi opposti interessi nazionali.

Che questo non sarà possibile non lo diciamo soltanto noi, ce lo dice l'autorevole economista Wolfgang Münchau con un editoriale sul Financial Times, tradotto e pubblicato sull'ultimo numero di L'ECONOMIA del Corriere della Sera.*

Münchau da infatti per scontato che quelle della Commissione sono proposte, oltre che pasticciate, destinate a restare sulla carta, poiché alle fine la spunterà la Germania, e se la spunta la Germania saranno guai seri per l'Italia.
Münchau è anzi più netto: la Germania tenterà di innestare "il pilota automatico ordoliberale controllato da Berlino". Se questo accadrà l'Italia sarebbe massacrata,
verrebbe costretta ad uscire dalla zona euro. "Roma deve quindi sviluppare un suo Piano B", invertendo la linea di subalternità alla Germania sin qui seguita, consapevole che la sua uscita sarebbe letale per la moneta unica, e anzitutto per la Germania.
Il nostro, che non è certo un anti-euro, scrive poi senza peli sulla lingua:

«Sarà facile persuadere la Germania?

certo che no. (...) La Germania intende rafforzare la normativa fiscale e assoggettare i Paesi che non si adeguano a qualcosa che assomiglia, in pratica, a un governo coloniale, esattamente quello che è successo alla Grecia, ma su scala più vasta».

Münchau va quindi al punto, indicando in quattro punti quale dovrebbe essere il "piano B" dell'Italia.

(1) Un'unione bancaria con sistema collettivo di garanzia dei depositi e l'istituzione di una Bad Bank estesa a tutta la zona euro;
(2) Decretare la fine del Fiscal Compact;
(3) Attuare un'unione fiscale con forte capacità d'investimento e con capacità di emissione di debito;
(4) l'impegno della Bce a difendere i debiti sovrani dalla minaccia dello spread. 


Conclude quindi Münchau che se tutte queste politiche venissero attuate, "non ci sarebbe motivo di preoccuparsi del futuro dell'Italia in seno alla zona euro". In caso contrario lascia intendere che l'Italia sarebbe costretta ad abbandonare l'eurozona.

Quindi il Nostro lancia l'ultimo avvertimento a chiunque si trovi al governo a Roma:

«Non pensate per un solo momento che Macron vorrà difendere gli interessi dell'Italia nel prossimo dibattito sulla riforma dell'eurozona». Morale della favola: nei prossimi mesi si decide l'assetto futuro dell'Unione europea, che tipo di "riforma, rafforzamento e integrazione" si farà strada. Ma visto che la Germania non abbandonerà la sua pretesa di dominio coloniale, la decisione finale starà alle altre nazioni e fra queste, prima su tutte l'Italia. Avremo la capitolazione? Avremo un Monti-bis? La spunterà il "partito tedesco" ordoliberista?

Siamo alle porte dell'epilogo dello psicodramma nazionale ed europeo. Anche per questo decisive saranno le prossime elezioni. Comunque vada vale la massima cinese: "C'è disordine sotto il cielo, la situazione è eccellente...

*Ricordiamo che Münchau partecipò al recente convegno di 5 Stelle, ricordando loro: «È sbagliata l’idea del referendum. Se vuoi uscire dall’euro devi fare come in guerra: non devi annunciarlo prima, altrimenti il sistema collassa e con lui le banche».

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29.6.17

MACRON (ANCHE LUI) ANDRÀ A SBATTERE CONTRO IL SOVRANISMO TEDESCO di Piemme

Com'è noto il mandato di Mario Draghi come Presidente della Bce scade nell'ottobre 2019. E' noto che i banchieri tedeschi non hanno mai davvero digerito la sua politica monetaria "espansiva" (Quantitative easing), politica che senza dubbio ha evitato il crack del sistema bancario dell'Unione (checché se ne dica a Berlino quello tedesco incluso), quindi la stessa moneta unica. Critiche a Draghi che sono state reiterate anche di recente Il presidente della DeutscheBundesbank Jens Weidmann [nella foto] ha ad esempio affermato a Berlino il 29 maggio scorso:
«Solo per pochi la Coca Cola può fare parte di un regime alimentare sano e la caffeina, al posto di uno stile di vita salutare, alla fine non fa che aumentare i rischi. Per lo stimolo monetario vale lo stesso: può essere usato, come la caffeina, per ‘risvegliare’ l’economia ma un consumo eccessivo porta a rischi e a effetti collaterali nel tempo...Anche la Coca-Cola, come le politiche di sostegno monetario, vengono usate come rimedi per tutti i mali: oltre al suo vero compito, che è quello di mantenere stabili i prezzi, la politica monetaria dovrebbe rafforzare la crescita, abbassare il tasso di disoccupazione, garantire la stabilita’ del sistema finanziario e, assieme, anche rendimenti adeguati ai cittadini».
Al netto delle analogie gastronomiche, un distillato chimico della dogmatica monetarista teutonica (stabilità dei prezzi come stella polare), un esempio del rapporto patologico che in Germania si ha col denaro.E non è un segreto che i tedeschi esigeranno che dopo Draghi, la Bce sia guidata da un loro alfiere. Non c'è da fare chissà quali divinazioni per sapere chi potrebbe essere questo alfiere: si tratta appunto dell'attuale presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann.  Un avvicendamento, quello di Weidmann alla Bce, che esprime bene quello che non può essere altrimenti chiamato che come sovranismo tedesco, della volontà di potenza di quella grande borghesia.
Una volontà di potenza che potrebbe addirittura azzoppare l'asse carolingio con la Francia del super-europeista Macron. Alcuni segnali non vanno infatti sottovalutati. Appena eletto Macron si è recato a Berlino, indicando quanto stia a cuore alla cupola bancocratica francese il sodalizio con quello tedesco. Riguardo alle traballanti sorti della Ue Macron ha ribadito alla Merkel quel che aveva detto in campagna elettorale, riassumibile in tre punti: una politica di bilancio europea, un ministro europeo della finanze, la mutualizzazione del debito. La Merkel gli ha sibillinamente risposto: "Ho fiducia in Macron. Egli sa quel che deve fare". Ma poi, chi ha orecchie per intendere intenda, ha aggiunto: "Il sostegno tedesco non può rimpiazzare le riforme che si debbono fare in Francia". Tradotto significa: "la Francia rientri presto nei parametri deficit su Pil, e compia quei tagli radicali alla sua ingente spesa pubblica. Il resto alle calende greche".
Ci è andato ancor più duro proprio il falco Weidmann. Il 25 giugno scorso il numero uno della BundesBank ha rilasciato una dichiarazione al giornale tedesco Welt am Sonntag in cui senza peli sulla lingua dice a Macron che di mutualizzare i debiti dei paesi dell'eurozona non se ne parla nemmeno, ed insiste anzi nel chiedere la fine del Quantitative easing e, come detto dalla Merkel, che Parigi metta a posto il suo bilancio pubblico in forte disavanzo. Ce ne da conto anche LA STAMPA del 26 giugno che titola "Lo schiaffo di Weidmann: nessun regalo a Macron".  Weidmann ha in particolare affermato:
«Una garanzia comune sui debiti pubblici sarebbe la strategia sbagliata, di fronte a sovranità nazionali: questo ingrandirebbe il problema dell'Europa, non lo risolverebbe. Una mutualizzazione comune può avvenire alla fine di un processo che porti a un'unione fiscale, se i diritti nazionali sulle decisioni sostanziali fossero passati a livello europeo. Io però non vedo la disponibilità a fare questo. I Paesi che vogliono la garanzia comune insistono altrettanto sulla sovranità nazionale, come tutti gli altri».
Messaggio chiarissimo: La Germania è disposta a correre in soccorso ai "paesi periferici, solo a patto che cedano (alla Germania, s'intende) gli ultimi scampoli di sovranità statuale e nazionale. 
Chissà se se lo metteranno in testa i tanti sinistrati che invocano "più Europa". Quelli che senza magari volerlo fanno da truppe cammellate al "partito tedesco" della grande borghesia italiana.

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