ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

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21.4.18

La CLN sospende temporaneamente le attività

La CLN nacque all’indomani del referendum del 4 dicembre 2016. Sulla base di un’innovativa fisionomia confederativa essa si strutturava come contenitore pluralista di forze sovraniste costituzionali e patriottiche con l’obiettivo di mettere in campo un’azione politica sistematica contro la visione europeista, neoliberista e globalista dominante. La CLN riusciva in effetti a integrare e coinvolgere diverse realtà già presenti nel panorama italiano svolgendo diverse iniziative politiche e culturali.

Che il Paese fosse alle porte di una svolta, che vi fosse una maggioranza di cittadini non più prigioneri della narrazione dei dominanti è stato ampiamante dimostrato dalle elezioni del 4 marzo. Fu sulla base di questa consapevolezza che nel giugno 2017 nella CLN maturò la convinzione che fosse necessario costruire, in vista delle elezioni regionali siciliane del novembre e di quelle nazionali del marzo 2018, un polo elettorale indipendente e unitario del patriottismo costituzionale. Una minoranza contestò questa proposta e abbandonò la CLN.

Lanciato in settembre l’Appello “per un’Italia ribelle e sovrana” la CLN tentò in ogni modo, in vista del 4 marzo, di raggruppare forze per dare vita ad una lista che ponesse al centro la conquista della sovranità nazionale e l’applicazione della Costituzione. L’insuccesso di questi sforzi (che si aggiungeva al fallito tentativo di presentare una lista in Sicilia) spinse una parte ad abbandonare la CLN per aderire alla “Lista del Popolo”.

Ad un anno di distanza dalla sua fondazione dobbiamo prendere atto di non essere riusciti a mettere insieme un nucleo solido di forze che potessero convergere su un programma comune, superando le differenze e i personalismi politici in vista di un obiettivo che, a tutt’oggi, mantiene un grande potenziale.

Il terremoto elettorale del 4 marzo, proprio perché ha dimostrato che non esiste, ne' a sinistra ne' a destra, una forza popolare davvero alternativa che avesse chiari i punti fondamentali di uscita dall’euro e dall’Unione Europea e di attuazione di politiche pubbliche sovrane di intervento statale, è stata una occasione perduta per le minoranze del patriottismo costituzionale.

Alla luce di quanto sopra, poiché non sussistono al momento le condizioni di una sua azione efficace (sono nel frattempo scomparsi molti dei soggetti politici che si puntava a confederare), la CLN sospende temporaneamente le sue attività. Chi ne fa ancora parte, visto il momento particolarissimo in cui si trova il nostro Paese, continuerà a collaborare, dando priorità all’elaborazione di un pensiero e di modalità d’azione politica che siano al contempo costruttivamente alternativi all'attuale disegno socio economico dei dominanti e capaci di attivare e mobilitare nuove energie, guardando quindi al di là del perimetro del “sovranismo”.


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15.12.17

NOI E LA LISTA DEL POPOLO

Chi ci segue sa che sin dalla primavera scorsa indicammo l’urgenza di utilizzare le previste elezioni del 2018 affinché i cittadini trovassero sulla scheda una lista unitaria del sovranismo costituzionale. 
A questo scopo lanciammo in estate l’Appello “Per un’Italia ribelle e sovrana”. 
Il tentativo non andò in porto, anche a causa dell’indifferenza del campo sovranista. 
A metà novembre Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa annunciarono la decisione di presentare la Lista del Popolo. 
Come Confederazione, malgrado l’enorme ritardo sui tempi, considerato un accordo di massima sui contenuti ed il profilo della lista, segnalammo subito ai promotori la nostra disponibilità all’avventura. 
Disponibilità che confermiamo, a patto : (1) di essere più chiari e netti sul profilo sovranista e antiglobalista della piattaforma elettorale; (2) che la discesa in campo elettorale sia funzionale al dopo-elezioni, quindi alla costruzione di un polo d’opposizione; (3) che la lista riesca ad essere presente in almeno due terzi dell’elettorato.

Partecipiamo dunque con spirito costruttivo e unitario all’assemblea del 16 dicembre, nella speranza che questa possa, oltre a rendere più incisiva la piattaforma, dare la spinta di cui c’è bisogno per svolgere a stretto giro il più vasto numero di assemblee territoriali, da cui dipende il successo dell’impresa.

* * *

LETTERA APERTA AD ANTONIO INGROIA E GIULIETTO CHIESA 
ed ai sostenitori della Lista del Popolo

Cari amici, 

come sapete, la Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) ha apprezzato la proposta di "Lista del Popolo", decidendo di partecipare al percorso che dovrà definire il programma, costruire un minimo di organizzazione, decidere le candidature e la gestione comune della campagna elettorale.

Lo abbiamo fatto perché convinti dell'esigenza di portare sulla scheda elettorale le ragioni del sovranismo costituzionale, passaggio a nostro avviso utile per cominciare ad unire tutti i soggetti che possono confluire in una forza popolare e patriottica, in grado di muovere i primi passi verso un percorso di liberazione nazionale.

Lo abbiamo fatto anche perché abbiamo trovato nella prima versione del programma ampi motivi di condivisione, pur ravvisando la necessità di alcune modifiche e precisazioni.

Purtroppo, nella seconda versione del programma, quella ora pubblicata sul sito della lista, ci sono cambiamenti che ne diluiscono il profilo sovranista, ciò che pregiudica l’auspicabile successo elettorale. Più il cittadino ci percepisce simili ai nostri concorrenti meno consensi otterremo. Ciò vale oggi a maggior ragione visto l’abbandono da parte di M5S e la Lega salviniana del discorso no-euro.

Ci riferiamo anzitutto alla posizione sull'Unione Europea che tende a confondersi con l’ "altreuropeismo" (quello a la Tsipras et similia, per intenderci). E’ scomparsa poi, inopinatamente, la questione delle nazionalizzazioni delle banche (a partire da Bankitalia) e dei settori strategici dell'economia.

Sappiamo che per unire forze diverse un compromesso è inevitabile. Ma, se le cose hanno un senso, il profilo programmatico ha da essere conseguente al grido d'allarme che lanciamo. Se parliamo di sovranità dobbiamo dire chi la minaccia e che cosa fare per riconquistarla. Se, giustamente, siamo per uscire dalla NATO perché lesiva della sovranità nazionale e popolare, non si capisce il perché non si debba indicare la necessità della rottura con la gabbia europea ed il suo principale strumento coercitivo: l'euro. Così come non si capisce, se davvero siamo contro il marasma neoliberista, la rinuncia al programma di nazionalizzazioni, senza il quale l'obiettivo di riassegnare allo Stato un ruolo centrale nell'economia del Paese non si regge in piedi.

E' sulla base di queste nostre convinzioni che vi proponiamo, tornando in buona sostanza al programma originario, le seguenti modifiche alla seconda versione pubblicata sul sito:

1. Modifica della prima parte del punto 6 come segue: «Noi ci batteremo in tutte le sedi per ripristinare la sovranità nazionale. Con due immediate conseguenze: a) La fuoriuscita dall'attuale gabbia europea, per sua natura irriformabile — come dimostrato dalle vicende di questi anni (Grecia in primis) — a partire dall’immediata rinegoziazione e, se impraticabile, dal recesso unilaterale da tutti gli accordi europei».

2. Cancellazione integrale dell'attuale punto 7 o, in alternativa, sua profonda riscrittura che eviti ogni malinteso.

3. Sostituzione del punto 11, tornando alla versione iniziale, in particolare per quanto concerne le nazionalizzazioni.

4. Al punto 18, sulla salute, aggiungere l’abrogazione della Legge Lorenzin.

5. Un deciso rafforzamento del punto 20 sull’ambiente segnalando la minaccia che quest’economia rappresenta per l’ecosistema quindi l’urgenza di cambiare a fondo modelli produttivi, distributivi e di consumo.

Cari amici, 

quello che vi chiediamo è un chiaro e forte patto politico in vista del dopo-elezioni. Non possiamo dare l’impressione che la nostra impresa si esaurisca nelle urne. Se vi saranno le condizioni, ed in primo luogo le forze, per un'adeguata presentazione - noi riteniamo che essa abbia senso solo se saremo in grado di coprire almeno i due terzi dell'elettorato, con comitati regionali adeguati allo sforzo richiesto dalla campagna elettorale — dobbiamo impegnarci, dato che la battaglia decisiva è davanti a noi — a, a dare continuità alla «Lista del Popolo» anche dopo il voto, nella prospettiva, da voi stessi evocata, e che noi pienamente condividiamo, di dare vita ad un Comitato di Liberazione e di salvezza Nazionale.

Confidiamo in una vostra positiva risposta sulle questioni poste, che è per noi condizione imprescindibile per il proseguimento del lavoro in comune.

ROMA, 14 dicembre 2017

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19.10.17

HO FATTO UN SOGNO di Emiliano Gioia

Raramente sogno, l’ansia, e la preoccupazione di non sentire la sveglia e fare tardi a lavoro, mi ruba anche quel poco di libertà, il mio tempo è imbrigliato in decine di meccanismi sociali che ormai hanno preso forza anche nella fase onirica della mia esistenza.

Ma questa notte no, questa notte ho sognato ed il sorriso, con cui mi sono alzato dal letto, ancora mi accompagna.

Inizialmente era tutto come nella vita reale, ero nella mia stanza e aprendo un giornale, il titolo a caratteri cubitali coglieva la mia attenzione:

“L’Europa continua a perdere pezzi”, e mi spinse a leggere subito sotto: “Dopo l’Italia, anche la Spagna torna alla sua moneta”, la cosa divertente è che non ero stupito nel leggere dell’Italia quello era normale per me, ma nel leggere della Spagna, che aveva anch’essa deciso di tornare alla sua indipendenza monetaria.

In quell’Italia, lo stato era molto più snello ed autoritario, infatti dopo quello che molti avevano chiamato l’anno zero di una nuova era, la maggioranza di governo aveva cambiato la società a cominciare dal mondo del lavoro. 

Un'analisi profonda della nostra economia e dei consumi, dopo l’uscita dalla gabbia della moneta unica, aveva spinto i nostri rappresentanti politici a voltare completamente pagina sulle tasse in ambito lavorativo e questo aveva dato una spinta incredibile alla nostra economia. 
La prima cosa che fecero fu quella di accorpare molti ministeri da cui derivò il ministero del territorio nazionale e dell’equità sociale, la cui priorità, dopo avere fatto una profonda analisi e messo in comune centinaia di migliaia di dati, fu quella di creare un regolamento fiscale completamente nuovo. 
Il regolamento diceva in sostanza che: sul territorio nazionale il lavoro fisico non era più tassato, e che: gli stipendi dei salariati dovevano essere consegnati nelle loro mani senza togliere un centesimo, che appunto non esisteva più sul loro lavoro alcuna tassa.

Gli economisti, infatti, si erano resi conto che togliere loro potere d’acquisto, in un'economia basata sui consumi, era controproducente. 

Lo stesso ministero, si era occupato di creare delle fasce in cui inserire i prodotti ed ogni fascia aveva una sua aliquota di tassazione, oggetti anche con identica funzione venivano classificati in base alle variabili di eco-sostenibilità, primaria necessità, utilità e lusso.

Ogni merce era indistintamente da passare al vaglio del ministero, che lavorava alacremente per inserire i prodotti in questa o quella fascia ed i produttori si impegnavano, come non avevano mai fatto, per creare o adattare oggetti più ecologici, strettamente necessari, con l’intento di farli inserire nella fascia con l’aliquota più bassa, per renderli più appetibili agli acquirenti, che comunque in base alle loro esigenze o alla loro sensibilità, potevano scegliere quali comperare.

Lo stesso Ministero aveva diviso il territorio in zone e le professioni, i negozi, i bar, i supermercati, tutti quelli che avevano bisogno di luogo in cui accogliere la propria clientela, pagavano una tassa fissa annua. Quelli che pensavano che la tassa annua fosse troppo alta, per le entrate della loro attività, avevano tranquillamente potuto cambiare zona e aprire in una zona in cui la tassazione era inferiore.

Questo determinò un nuovo slancio dell’economia e le casse dello stato si erano tanto rimpinguate con questo nuovo sistema fiscale, in cui per ovvie ragioni, non poteva più esistere evasione fiscale, che addirittura erano cominciati lavori di ristrutturazione su molti altri settori.

La spesa pubblica venne messa completamente sotto controllo, quello che era il lavoro della corte dei conti venne, per legge, trasformato da un lavoro di mera rendicontazione ad un vero e proprio compito di economato, in cui lo stato stabiliva i prezzi dei prodotti necessari per l’amministrazione del paese e tutto quello che veniva usato per i lavori pubblici.

Lo stato aveva rimesso in discussione, ed in alcuni casi stralciato, tutte le concessioni governative sottoscritte fino all’anno zero, una nuova legge infatti imponeva, per esempio, a tutti quelli che volevano avere una concessione come fornitore di servizi telefonici, di mantenere il proprio servizio clienti sul territorio nazionale. 

A quelli che gestivano autostrade, linee ferroviarie o metropolitane, linee aeree, era consentita una percentuale precisa di automazione, diversamente avrebbero pagato delle aliquote fiscali altissime che lo stato si impegnava ad utilizzare per lo sviluppo di nuove attività lavorative socialmente utili. 
Le ore lavorative a parità di stipendio, inoltre, per tutti i settori, erano state portate a sei ore, più due ore di frequenza a corsi di aggiornamento o culturali, liberamente scelti dal lavoratore stesso; quelli che non volevano frequentare i corsi, potevano scegliere di non farlo, con la pena di vedere una parte dello stipendio decurtato a favore della promozione dello sviluppo di ulteriori corsi di miglioramento delle peculiarità individuali e della società stessa. 
Le scelte politiche erano divenute sempre e solo a favore della cittadinanza, la legge elettorale era nuovamente diretta a dare rappresentanza a tutto il tessuto sociale, nessuno poteva arrivare in parlamento senza essere passato per le elezioni cittadine, provinciali, regionali ed infine statali, per questo i politici tenevano a rappresentare il popolo che rappresentavano.

Tutto quello che avveniva nel paese aveva del miracoloso, venivamo fuori da uno dei periodi più buio per il nostro paese e la nazione stava vivendo un nuovo risorgimento.

E’ stato un bel sogno il mio. Un sogno utopico? Irrealizzabile? Era solo un sogno, forse anche un po’ infantile e cervellotico, chissà se sarebbe realizzabile tutto questo in un'Italia Ribelle e Sovrana.





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8.10.17

PERCHE' ITALIA RIBELLE E SOVRANA di Emiliano Gioia

Perché non Italia Libera e Sovrana?
Perché il termine “Libera” esige pudicizia, bisogna essere puliti e soprattutto liberi, per usare questo aggettivo accanto al nome del nostro paese.
Come potremmo parlare di un'Italia Libera senza averla prima liberata?

Potrebbe essere un aspirazione, certo, chi non vorrebbe essere libero?
Ma chi può dirsi tale?

Nessuno al mondo può dirsi libero se nel mondo esiste anche solo una persona o un ente che può sindacare sulla sua esistenza.

Ci vuole pudicizia, bisogna saper arrossire parlando di libertà, avere un consapevole imbarazzo, nel pensare alle tante persone che oggi vengono sfruttate nel nostro paese. Bisogna arrossire pensando ai tanti nostri connazionali costretti ad espatriare per avere diritto al lavoro. Dobbiamo provare vergogna per i tanti nostri giovani che si arruolano e vanno a rischiare la vita in missioni di “pace”, alla ricerca di un riscatto sociale, indotto dal sistema consumistico.

Sui figli della nostra Italia tutto possiamo dire tranne che sono liberi.

Non siamo quelli che si dicono “puri”, in quella categoria ci si sono già infilati in tanti ed i posti sono esauriti, peccato penserà qualcuno di voi, meno male diciamo noi.

Meno male, perché noi con i “puri sgrillettatori della democrazia”, i cinque stelle, non abbiamo nulla a che spartire; meno male, perché con i “puri italici”, i “salviniani”, i “meloniani” non ci spartiremmo nemmeno l’aria di un parco; meno male perché tra i “puri” c’è tutta una masnada di sinistri figuri, ci sono quelli di Forza Italia i “forzisti”, troppa gente che parla di libertà con la stessa rapidità e leggerezza, con cui firma decreti criminali, salva lobby o salva banche, distruttori di generazioni di lavoratori e di diritti sociali, dai più elementari a quelli fondamentali.

Noi non siamo i bugiardi televisivi, né vogliamo esserlo, non siamo quelli che parlano alla nazione come dei venditori di pentole, non vi diremo mai quello che vorrete sentirvi dire, ma senza dubbio avrete da noi sempre e solo la verità, anche la peggiore delle verità.

Non useremo le statistiche, tanto care al sistema dei partiti, perché il capitale umano non è composto da numeri, è composto da donne e uomini.

Statisticamente ci farebbe comodo avere un nome più “vendibile”. Sarebbe più facile usare un termine accattivante come “Libera”, ma noi non vogliamo usare i metodi da mercanti della politica degli ultimi trent’anni, perché è anche a questa che ci ribelliamo.

Ribelle, questo deve essere il nostro paese!
Ribelli perché abbiamo dichiarato guerra al sistema economico mondiale; ribelli perché vogliamo che il nostro paese sia guidato dal nostro popolo, non dai soliti loschi figuri; ribelli perché vogliamo tornare alla bellezza, di una società giusta ed equa che riconosca i diritti degli uomini e delle donne che la compongono; ribelli perché non vogliamo più imposizioni da società sovranazionali che imperversano, facendo il buono ed il cattivo tempo, nella vita delle persone.

Ribelle al sistema che ha partecipato alla vita politica nel nostro paese fino ad oggi, con i metodi e gli strumenti promozionali succitati.

Non esistono partiti che non abbiano interessi in ambito economico.
Non esistono partiti che si mettano a disposizione del popolo e ne curino gli interessi.

Ed è evidente ormai il perché non esistano questi partiti, perché sono tutti teleguidati come droni, da oltre oceano o da Bruxelles.
Hanno lentamente stretto il cappio attorno al collo della nostra nazione, hanno fatto firmare trattati economici capestro dai fantocci che hanno messo alla guida dei nostri dicasteri, serrando mese per mese sempre più il nodo scorsoio e ogni anno tirano un po’.

Il nostro paese deve tornare ad avere la sovranità nazionale, senza se e senza ma, in funzione delle esigenze del nostro popolo e di tutti i popoli che abbiamo l’obbligo morale di aiutare.

Per questo insistiamo per la nostra Italia Ribelle e Sovrana.

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5.10.17

VEDI ANCHE TU QUELLO CHE VEDIAMO NOI?

«Bisogna attivarsi, organizzarsi, unirsi, dare l’esempio, costruendo una comunità politica che sia l’embrione dell’Italia futura. Ci rivolgiamo a quelli che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ed ha una fede, ha il diritto di sperare. Il futuro appartiene a chi lo fa, non a chi lo subisce». 

COSÌ SI CONCLUDE L' APPELLO DIFFUSO LA CONFEDERAZIONE PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE (C.N.L.) AFFINCHÉ L'ITALIA RIBELLE E SOVRANA SIA PRESENTE ALLE ELEZIONI DEL 2018. 
Creato da Emiliano Gioia,* di seguito, il primo video del risveglio popolare...





 


* Emiliano Gioia fa parte del Coordinamento nazionale della C.L.N.

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3.10.17

ELEZIONI 2018: LA NOSTRA PROPOSTA - ITALIA RIBELLE E SOVRANA


Importanti elezioni sono alle porte. Sinistre, destre e M5S continueranno a perpetuare l’attuale disegno europeo se non li fermiamo prima. Non basta cambiare l’orchestra, occorre cambiare musica. Facciamo in modo che i cittadini trovino nelle urne un’alternativa reale! Un progetto di società libero dallo strapotere delle multinazionali, dal giogo dell’Europa e dal collasso ecologico globale. Ci rivolgiamo a coloro che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ha il diritto di sperare. 
  1. ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.
  1. IL MALE. La globalizzazione ha accentuato il marasma mondiale. L’economia è ostaggio di un manipolo di multinazionali e di predatori senza scrupoli, mentre l’ossessione della crescita senza fine ha condotto alla fine della crescita. Il mercato lasciato a sé stesso produce caos, diseguaglianze, conflitti. Occorre una nuova economia in cui si produca il necessario e si consumi il giusto, in cui prioritario sia l’interesse collettivo, di cui lo Stato, come indica la nostra Costituzione, sia garante in quanto espressione della volontà generale e non di un’esigua minoranza di plutocrati.
  1. ELYSIUM. La società è malata, depressa. Sta nascendo una nuova specie di uomini-bestie, individualisti, privi di ogni ideale sociale, pieni di disprezzo verso il prossimo. Ostili a tutto ciò che è umano, le élite dominanti perseguono il turpe disegno di una società neo-schiavistica. Da una parte una moltitudine di paria privi di diritti, chiusi in un mega-reclusorio gestito da algoritmi atti a sorvegliare ogni attimo della nostra vita ed a plasmare e distorcere bisogni e sogni. Al lato opposto una confraternita di milionari arroccata nei suoi fortilizi inespugnabili sorvegliati da robot armati fino ai denti.
  1. SAPERE E POTERE. Libertà, diritti e democrazia saranno gettate in un buco nero senza fondo. Le tecno-scienze, da strumenti per il progresso universale sono diventate mezzi di regresso civile. Già oggi un pugno di multinazionali finanziano e indirizzano la ricerca scientifica per modellare la vita e il mondo in funzione dei loro scopi. Risorge il disegno nazista della manipolazione genetica, mentre tecnologie sofisticate vengono utilizzate per drogare e addomesticare i cittadini. Più la rivolta è necessaria, più il potere la scongiura come un delitto sociale.
  1. INCUBO. Questa Unione europea è moribonda. Spacciata come sogno, si è rivelata un incubo. La rimozione delle paratie statuali, la sua moneta unica, i suoi micidiali trattati, hanno aumentato gli squilibri economici, rinfocolato le rivalità, succhiando sangue all’Italia dopo avergli causato una mortale anemia. Non più padroni a casa nostra abbiamo governi che eseguono i comandi del “pilota automatico” neoliberista. Questo grazie alle élite italiane economiche e istituzionali, le quali, spalleggiate dai politicanti di destra e di sinistra, pur di soggiogare il nostro popolo, hanno stretto un patto sedizioso con i poteri forti degli altri paesi.
  1. DISCORDIA. La Germania, diventata la principale potenza europea, tende a sottomettere i paesi più deboli come satelliti. Questa supremazia, oggi come ieri, è foriera di nuovi e devastanti conflitti europei. Per evitare un cataclisma l’Unione dev’essere smantellata. Solo sulle sue ceneri i popoli potranno domani decidere di unirsi in una confederazione europea (non solo occidentale) di nazioni sovrane.
  1. SOVRANITÀ. Se l’Italia non esce dalla Ue, se non riconquista la sua indipendenza, finirà per sparire come nazione storica, col Nord che diventerà una provincia del nuovo impero tedesco, ed il resto del Paese condannato alla rovina. Non ci sono vie di mezzo: o gli italiani si alzeranno in piedi o saranno condannati a vivere in ginocchio. Non si tratta di restaurare vecchi regimi, ma di far nascere una nuova Italia, forte delle sue radici umanistiche, universalistiche e democratiche.
  1. REDENZIONE. Va debellato il virus della rassegnazione fatalistica. Quella che l’italiano sarebbe un popolo bue destinato ad obbedire a chi comanda, per cui vale il vecchio motto “Francia o Spagna basta che se magna”, è una frottola velenosa messa in giro dalle élite dominanti che rovesciano su chi sta sotto la sindrome disfattista di chi sta sopra. Nei momenti decisivi gli italiani delle più diverse classi sociali, si sono gettati nella mischia per difendere la patria e la giustizia sociale, segnando così il corso della storia, anche europea e mondiale.
  1. SOTTOSOPRA. Il giorno del giudizio è vicino. Chi sta in alto ci ha dichiarato una guerra di civiltà e si sta preparando al finale di partita. Se non possiamo affidare il nostro futuro e quello dei nostri figli in mano a chi ha distrutto il nostro Paese, non possiamo consegnarlo in quelle di movimenti e partiti che strillano per le crepe nell’intonaco ma non vedono che la casa sta crollando, non hanno alcun progetto di Paese e chiedono i voti a chi sta sotto per servire chi sta sopra.
  1. CONTRATTACCO. Quello che leggi è un invito all’impegno politico. Bisogna attivarsi, organizzarsi, unirsi, dare l’esempio, costruendo una comunità politica che sia l’embrione dell’Italia futura. Ci rivolgiamo a quelli che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ed ha una fede, ha il diritto si sperare. Il futuro appartiene a chi lo fa, non a chi lo subisce.
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